I guerrieri contro la malaria

I guerrieri contro la malaria
Di Alberto De Filippis
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Una pandemia che uccide quaasi mezzo milione di persone all'anno

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Circa 20 anni fa, era un mercoledì quando la figlia di Elhadj Diop si ammalò di malaria. La bambina, di appena dodici anni, morì il venerdì successivo. In appena 48 ore la vita di questa famiglia senegalese era cambiata per sempre. Elhadj era un fotografo. Abbandonò la professione per diventare attivista contro la malaria. Perché nessun padre dovesse più soffrire quello che aveva sofferto lui.

Elhadj Diop: "Ho trasformato il mio dolore nella mia ragione di vita, nella mia lotta. È stato difficile all'inizio, la gente non capiva cose basiche come l'uso delle reti anti zanzare anche perché erano molto care all'epoca. Siamo riusciti a cambiare le abitudini delle persone, di intere comunità. Questo ha significato un cambiamento nel veicolare le informazioni e nella maniera di comunicare".

Perché viene definita pandemia? Perché nel solo 2017 sono stati registrati 219 millioni di casi in 887 paesi e i morti sono stati 435 000 nello stesso anno.

Ma c'è di che essere fiduciosi. Dal 2000 il tasso di mortallità è sceso del 60%, mentre la copertura vaccinale della popolazione è aumentata dal 33% al 57%

Ma i problemi si sono come spostati dall'Africa al sudest asiatico dove alcune terapie non sono state implementate e dove alcune zanzare hanno sviluppato resistenza agli insetticidi.

Dottor Abdourahmane Diallo: "Per questo abbiamo bisogno di fondi. Per sviluppare nuovi medicinali, perché muoiono centinaia di migliaia di persone ogni anno. Due terzi sono bambini sotto i 5 anni".

Una piaga che colpisce i più piccoli dunque e che, malgrado il trend positivo, è ancora lontana dall'essere debellata. 

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