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Turchia, i rifugiati puntano ancora alla Grecia: "partenze triplicate"

Turchia, i rifugiati puntano ancora alla Grecia: "partenze triplicate"
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Confezioni di giubbotti di salvataggio, scarpe e pantaloni abbandonati: gli indizi delle partenze verso l'Europa sono ancora disseminati sulla costa orientale della Turchia. Le traversate su imbarcazioni di fortuna, che nel 2015 lasciarono decine di morti nell'Egeo, stanno tornando ad essere sempre più popolari tra i rifugiati che non riescono più a sostenersi in Turchia.

È, ad esempio, il caso dei Barazi, madre e tre bambini arrivati dalla Siria: sostengono di aver presentato domanda di reinsediamento all'estero all'alto commissariato Onu, ma senza ricevere risposta. Così hanno già cercato per tre volte di raggiungere la Grecia via mare.

"È difficile vivere da sola qui" racconta alla nostra inviata la madre Kawthat. "Sono stanca, stanca delle responsabilità. Non posso più affrontare questo da sola, ecco perché ho scelto questa strada".

I Barazi ora vivono nella città costiera di Smirne, vicino alle isole greche: è da qui che, molto spesso, passa il viaggio verso l'Unione europea. Secondo le autorità turche, negli ultimi mesi il numero delle persone intercettate in mare verso la Grecia è triplicato.

Mohammed Salih gestisce un'ong che aiuta i siriani a Smirne. Da luglio, anche il numero di quanti si sono rivolti a lui è raddoppiato. In molti arrivano da Istanbul dopo che in estate il governo ha annunciato che coloro che non erano registrati in città avrebbero dovuto andar via.

"Ora devono trovare un nuovo posto dove vivere, un nuovo lavoro" spiega Salih. "Sono davvero in una situazione difficile".

Il presidente turco Erdogan ha insistito per ottenere sostegno internazionale riguardo al suo progetto relativo a una zona di sicurezza in Siria. In questo modo, intende agevolare il ritorno a casa di un milione di siriani. Ma in caso contrario ha minacciato di aprire la strada ai migranti verso l'Unione europea.

Münir Ensari,vice leader del partito di Erdogan a Smirne ha detto che le autorità turche stanno ancora aspettando il denaro promesso dall'Unione europea nell'ambito dell'accordo per arginare i flussi. "Aspettiamo questo sollievo da molto tempo - spiega - il nostro presidente ha detto che abbiamo fatto la nostra parte in questo accordo, ma non abbiamo ottenuto nulla".

Nel frattempo, però, rifugiati come i Barazi sono lasciati alla deriva. Tra la ricerca di un futuro in Europa e una vita sempre più difficile in Turchia.

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