Brexit: verso la proroga a fine anno ma l'UE pone condizioni su Europee

Brexit: verso la proroga a fine anno ma l'UE pone condizioni su Europee
Di Simona ZecchiGioia Salvatori
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La Premier Theresa May impegnata nel suo ultimo tour diplomatico per cercare di convincere Francia e Germania che l'accordo coi Labour si può fare. Il consiglio europeo sarebbe orientato a concedere la proroga fino al 31 dicembre 2019

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L'Unione europea concederà ancora un po' di tempo, almeno fino al 31 dicembre 2019, a Theresa May ma Londra dovrà votare alle europee. Sono le condizioni poste per la Brexit che dovranno essere discusse tra poche ore in occasione del vertice dell'Ue mercoledì 10 aprile. Dal canto suo, la May ha chiesto un'ulteriore estensione, fino al 30 giugno, nel tentativo di scongiurare un'altra crisi politica interna.

E' stato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk a sollecitare le nuove condizioni fissandole in una lettera indirizzata ai 27 membri dell'unione. E l'ha chiamata estensione flessibile ribatezzata anche "flextension" che però non dovrà superare l'anno in corso.

"La nostra esperienza fino a ora ci fa ritenere che il processo potrà essere concluso per la fine di giugno. Ecco perché credo sia necessario discutere di un'ulteriore estensione alternativa. Si può pensare a una estensione flessibile che durerebbe finché sarà necessario ma  che non andrebbe oltre l'anno".

Per la premier Tory la vigilia del vertice di Bruxelles è stata una giornata di intenso impegno diplomatico, con tappe a Berlino e a Parigi per sondare gli umori di Angela Merkel ed Emmanuel Macron sui paletti della nuova estensione dell'articolo 50 per l'uscita di Londra dal club europeo a quasi tre anni dal referendum.

La premier Theresa May prova infatti a convincere i maggiori partner europei che i colloqui con i laburisti di Jeremy Corbin - in verità già in salita per via della spinosa questione del backstop, rappresentino una convincente via d'uscita dall'impasse sulla Brexit prima che Bruxelles, mercoledì, voti sulla richiesta di posticipare al 30 giugno il divorzio dall'Unione. Una data che Bruxelles potrebbe non digerire, a spegnere ogni speranza basterebbe il voto contrario di un solo stato membro.

"E' la Premier May che deve dettare la tabella di marcia - afferma il capo negoziatore dell'Unione Michel Barnier - e noi speriamo che nuovi elementi portino a qualche progresso nella definizione di una maggioranza alla camera dei Comuni, una nuova maggioranza che potrebbe scaturire dal dialogo con il partito laburista. Ma la lunghezza dell'estensione è legata all'oggetto: per fare cosa?".

Bruxelles, che non è contraria a un'estensione della Brexit, pensa a una proroga non inferiore ai 9 o 12 mesi. Un niet sulla data del 30 giugno lascerebbe sul tavolo solo il No deal.

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