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Brexit: il Parlamento ci riprova, ai voti quattro opzioni alternative

Brexit: il Parlamento ci riprova, ai voti quattro opzioni alternative
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Reuters
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Ci riprovano, ma l'esito resta incerto. Oggi il Parlamento britannico sarà chiamato ad esprimersi su un altro blocco di mozioni con proposte alternative al piano per la Brexit presentato dal primo ministro Theresa May, già bocciato tre volte dal Parlamento. A metterle sul tavolo deputati sia della maggioranza che dell'opposizione.

Su cosa si vota?

Lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha scelto quattro delle otto mozioni che erano state presentate.

Unione doganale (C): proposta dal conservatore Ken Clarke. Chiede al governo di negoziare "un'unione doganale permanente e globale tra Regno Unito e UE".

La richiesta di una stretta relazione commerciale tra l'UE e il Regno Unito permetterebbe di aggirare la questione della frontiera irlandese, ma impedirebbe al Regno Unito di perseguire una politica commerciale indipendente.

La scorsa settimana ha perso per solo otto voti: 264 a favore e 272 contro.

Mercato comune 2.0 (D): mozione conosciuta anche come "Norway-plus", proposta dal conservatore Nick Boles. Vedrebbe il Regno Unito negoziare un accordo doganale, rimanendo parte del mercato unico, per aderire all'Associazione europea di libero scambio (EFTA) e allo Spazio economico europeo (SEE) .

Mercoledì scorso questa mozione è stata sconfitta 283 voti a 188.

Referendum (E): presentato dagli studiosi laburisti Peter Kyle e Phil Wilson, impedisce l'attuazione e la ratifica di un accordo sulla Brexit a meno che non sia stato approvato dal popolo del Regno Unito in un referendum.

La scorsa settimana questa opzione ha perso 295 voti a 268.

Supremazia parlamentare (G): una nuova mozione proposta dai parlamentari anti-Brexit che stabilisce una serie di misure volte a impedire al Regno Unito di lasciare l'UE senza un accordo. In ultima istanza è prevista la revoca dell'articolo 50 e, quindi, la cancellazione della Brexit.

La scorsa settimana una proposta simile, presenta da Joanna Cherry dello Scottish National Party (SNP), ha perso per 293 voti a 184.

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Cos'era successo la scorsa settimana?

Martedì 25 giugno l'approvazione dell'emendamento presentato dal deputato conservatore Oliver Letwin ha permesso al Parlamento di prendere temporaneamente il controllo della Brexit, dando ai deputati di entrambi gli schieramenti la possibilità di proporre delle mozioni con piani alternativi.

Il giorno successivo lo speaker della Camera John Bercow ha scelto 8 delle 16 mozioni presentate e il Parlamento ha votato. Nessuna delle 8 mozioni è riuscita però ad ottenere la maggioranza. La palla è tornata quindi nella metà campo della premier, che venerdì ha provato per la terza volta a presentare il proprio piano alla Camera dei Comuni.

Tecnicamente non si trattava di un 'meaningful vote', perché si è votato solo sull'accordo di divorzio e non sulla dichiarazione politica sulle future relazioni tra Ue e Regno Unito. May si era detta pronta a dimettersi in caso di approvazione dell'accordo, ma la premier ha dovuto subire un nuovo schiaffo: il testo è stato bocciato con 344 voti contrari e 286 a favore.

In attesa della nuova tornata di voti indicativi sulle mozioni di oggi - indicativi perché, anche in caso di approvazione, il governo non sarebbe comunque vincolato a tenerne conto - Downing Street ha smentito che martedì la premier sarebbe intenzionata a portare il suo accordo in Parlamento per la quarta volta.

Cresce la fazione favorevole a un 'no deal'

Secondo i media britannici, che citano fonti governative, sarebbe salito a 170 il numero di deputati conservatori britannici - nettamente più della metà del gruppo Tory - firmatari della lettera a Theresa May in cui si chiede che il Regno Unito esca a questo punto dall'Ue il 12 aprile "con o senza accordo".

La premier ha in programma d'incontrarli nell'ambito di una riunione dell'intero gruppo parlamentare convocato in serata dal comitato 1922, l'organismo di rappresentanza della base dei deputati.

Domani, inoltre, la May ha convocato una riunione fiume del Consiglio dei Ministri, per un totale di 5 ore fra la mattina e il pomeriggio - e una pausa a metà giornata - per cercare di venire a capo delle divisioni e stabilire definitivamente la strategia dell'esecutivo di fronte ai tentativi del Parlamento di compattarsi su un piano B alternativo sulla Brexit.