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Il video in cui Verhofstadt dà del burattino a Conte e la replica del premier

Il video in cui Verhofstadt dà del burattino a Conte e la replica del premier
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Conte alla plenaria di Strasburgo il 12 febbraio 2019. REUTERS/Vincent Kessler
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In un'Aula semivuota, quella del Parlamento europeo di Strasburgo, bersaglio di attacchi incrociati, il Presidente del Consiglio italiano è stato definito ieri un "burattino mosso da Salvini e Di Maio" dal capogruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per L'Europa, Guy Verhofstadt. Ed è lì che Conte si è spogliato dell'aplomb che ha caratterizzato il suo intervento per l'intera sessione. "Non sono un burattino, forse lo è chi risponde a lobby e comitati d'affari", la sua secca replica che vedete nel video qui sopra.

In Aula gli interventi si sono susseguiti via via più decisi e nonostante i richiami a un linguaggio consono del presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani. Tav, Venezuela, migranti sono il terreno privilegiato degli attacchi degli eurodeputati. Qualcuno definisce "vergognoso" il fuorionda di Conte con la cancelliera Merkel.

Tra gli interventi diversi sono quelli di esponenti italiani, del Pse, del Ppe o del Gue. "Non è questa l'Italia che conosciamo, l'Italia che conosciamo è quella di Spinelli", sottolinea il leader dei socialisti Udo Bullmann citando la sua recente visita sulla Sea Watch. "La mancanza della crescita è una vostra responsabilità", incalza il presidente del gruppo Ppe Manfred Weber, che pure poco prima aveva definito "buono" il bilaterale con Conte.

Parole rispetto alle quali sembrano quasi morbide le affermazioni di un "falco" come il vicepresidente della commissione Ue Jyrki Katainen, che sottolinea la necessità di "un'Italia forte al suo centro" per avere un'Europa forte. Il premier ascolta. Nella sua prima replica non perde il suo aplomb. Poi, nella seconda, decide di passare alla controffensiva. "Il dibattito politico è il sale della democrazia, ben venga. Ma alcuni interventi non andrebbero commentati, perché hanno pensato non solo di offendere il sottoscritto ma il popolo che rappresento", è la risposta a Verhofstadt, rappresentante del Parlamento UE per i negoziati Brexit. Conte rivendica anche la linea rigorista dei giallo-verdi sui migranti, "unica strada nella lotta ai trafficanti".

In Aula si scatena il vociare dei presenti, con Alessandra Mussolini che, dai banchi dell'emiciclo, prova a farsi sentire benché sprovvista di microfono. E le parole del premier sono quasi anticipate dall'Italia, da Matteo Salvini. "Che alcuni burocrati europei, complici del disastro di questi anni, si permettano di insultare premier, governo e italiani è vergognoso. L'elite prepari gli scatoloni", è la zampata "elettorale" del vicepremier leghista.

"Guy Verhofstadt "si deve vergognare, è stato un maleducato. Certi soggetti devono imparare ad abbassare un po' le penne", ha rincarato la dose Alessandro Di Battista, ospite di diMartedì.