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"Long Tv": le serie televisive viste da vicino

"Long Tv": le serie televisive viste da vicino
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REUTERS/Mario Anzuoni
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Tutti pazzi per le serie tv?

Pare proprio di si. Ma non serie tv qualunque, ma quelle della "Grande Serialità".
Una definizione molto interessante che troviamo nel libro "Long Tv - Le serie televisive viste da vicino" (Edizioni Unicopli), scritto da Daniela Cardini, docente di teorie e tecniche del linguaggio televisivo e di format e di serie tv all'Università IULM di Milano.

Rispetto ai vecchi sceneggiati della televisione, è passata un'era geologica", spiega Daniela Cardini, rintuzzando i nostalgici tentativi del cronista, legato sentimentalmente a sceneggiati come "Sandokan" o a telefilm come "Happy Days" e polizieschi tedeschi come "L'ispettore Derrick".

Tutto iniziò con "Lost"

""Il punto di svolta arriva con 'Lost’, nel 2004, probabilmente il primo esempio di Grande Serialità della tv americana, poi sbarcato con successo anche in Italia”, spiega Daniela Cardini. "Da allora, la serialità ha raggiunto altissimi livelli di qualità, avvicinandosi molto all'estetica cinematografica e coinvolgendo sempre di più attori e registi famosi".

Un "club esclusivo"? Non più

Molte delle serie tv di cui Daniela Cardini scrive nel suo libro sono destinate ad un pubblico frequentatore di canali a pagamento o piattaforme in streaming, a cominciare da Netflix. Ma quello che, fino a qualche anno fa, poteva essere considerato un "club esclusivo", sta diventando sempre di più alla portata di tutti.

"Credo che ormai siamo di meno quelli che non guardano queste serie rispetto a quelli che le guardano", continua Daniela Cardini. "Anche grazie ad una sempre maggiore facilità di utilizzo delle nuove tecnologie. Certo, al momento, è impossibile battere i dati di ascolti di 'Grey's Anatomy' in onda da 17 anni sulle reti generaliste americane, ma i numeri sono comunque eccellenti".

La "Long Tv"

E questa "Long Tv" sta spopolando non solo negli Stati Uniti, ma ormai in tutto il mondo, anche in Italia, paese anche televisivamente molto legato a certe tradizioni, a certe abitudini e ai primi tasti del telecomando di casa. "Ci sono co-produzioni come 'Gomorra' e 'Young Pope' che sono partite dall'Italia e che stanno ottenendo ottimi risultati ovunque. La Rai si sta muovendo, stiamo aspettando la serie sul 'Il Nome della Rosa' con protagonista John Turturro, Sky è un importante partner internazionale, in Francia Canal Plus è una potenza. Il vento che arriva dall'America ha contagiato tutta l'Europa".

Una scena di "Gomorra"

Daniela Cardini, tra una lezione e l'altra, trova il tempo, il piacere e il dovere di vedersi tante serie tv. "Non sono tutte bellissime, intendiamoci", continua, "ma molte sono interessanti. Le mie preferite? 'Madman', 'The Orange is the new Black' e 'The Crown'. Sono serie che creano dipendenza", aggiunge Daniela Cardini, sorridendo.

Una piacevole dipendenza

Piacevole dipendenza, s'intende.
cco, probabilmente, il vero segreto del successo della "Long Tv": tutti vogliono sapere non solo come andrà a finire l'episodio, ma proprio come terminerà la stagione, quando inizierà quella nuova, quante stagioni ci saranno ancora...
E nelle pubblicità che lanciano le serie tv, arriva imperioso l'invito: "Guarda tutte le stagioni, da non perdere!". E immagino già le maratone notturne...

Il fenomeno-Netflix

Anche se il Festival del Cinema di Cannes è ancora vietato alle produzioni di Netflix ("Un vecchio modo di vedere il cinema, che invece è stato molto rivilitalizzato dal boom delle serie tv", interviene Daniela Cardini), è inutile sottolineare che il fenomeno-Netflix - arrivato in Italia appena nel 2015 - ha raggiunto dimensioni planetarie. Un'azienda con un notevole budget e che investe in produzioni di qualità dovrebbe essere portata ad esempio: e pazienza se, invece di andare al cinema, ci si collega alla tv con il computer. In fin dei conti non serve nemmeno uscire di casa: basta una buona connessione in streaming e un minimo di conoscenza dell'inglese (anzi: queste versioni originali aiutano a migliorare il nostro inglese, il che non guasta)...

La serie perfetta: "House of Cards"

Dal libro di Daniela Cardini, testuale: "Non è mainstream, non è nicchia, non è cinema, non è televisione, ma tutto questo insieme. "House of Cards" si potrebbe definire la serie perfetta. I tele-cinefili trovano pane per i loro denti nel cast stellare, nella regia d'autore, nella densità narrativa e tematica; lo spettatore comune viene catturato dalla perfidia dei personaggi e dal ritratto spietato dei retroscena della politica americana. Come capita ai grandi i classici, sa mettere d'accordo tutti".
Se poi Netflix, produttore di "House of Cards", chiude la porta in faccia alla star Kevin Spacey, accusato di molestie sessuali, fa pure tendenza "morale".

La madre di tutte le serie: "Twin Peaks"

Ma la madre di tutte le serie tv è "Twin Peaks", capolavoro del regista David Lynch, andato in onda per la prima volta sulla televisione americana ABC l'8 aprile 1990, iniziando la storia della serialità televisiva.
"Perchè 'Twin Peaks è una religione, una serie anomala", scrive Daniela Cardini, "uno spartiacque che divide l'ingenua preistoria dei telefilm dalla complessità della Grande Serialità contemporanea".
E come dimenticare la sigla di Angelo Badalamenti? Impossibile. Da brividi.

"La televisione è più viva che mai"

"Il futuro delle serie tv? In continua evoluzione, ci saranno nuovi contenuti, nuove piattaforme, nuovi modi di consumo", dice Daniela Cardini.
"La televisione non è affatto morta, è pi`ù viva che mai. È il mezzo di comunicazione che meglio ha retto il passo dei tempi, ha una resilienza straordinaria, ha assorbito le novità della tecnologia, ha saputo reinventarsi e ammodernarsi. Con le sue appendici tecnologiche, la tv continuerà ad avere ancora molta importanza nella nostra vita", conclude la professoressa Cardini, "soltanto in maniera diversa rispetto al passato".