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Albania, gli studenti in piazza a fiumi contro l'innalzamento delle tasse

Albania, gli studenti in piazza a fiumi contro l'innalzamento delle tasse
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"Quando l'ingiustizia si fa legge, resistere è un dovere" è lo slogan intonato dagli studenti delle università pubbliche albanesi che ormai da più di una settimana protestano a Tirana e in altre città del paese contro il governo per chiedere che vengano abbassate le tasse. "La scintilla che ha acceso le proteste è stata la decisione governativa di obbligare gli studenti al pagamento di una sovrattassa" per ogni esame che varia dai 30 ai 45 euro a seconda dei crediti, come riporta Gentiola Madhi "Osservatorio balcani e Caucaso".

Ph.: REUTERS/Florion Goga

Le proteste hanno avuto inizio il 4 dicembre scorso e da allora non si sono più fermate. In particolare, lo scorso 8 dicembre le manifestazioni studentesche hanno assunto un valore simbolico, in quanto in quella data nel 1990, la protesta studentesca fece cadere il regime comunista.

Le università pubbliche albanesi versano in cattive acque da tempo, ma è la riforma del 2015 che ha acuito lo stallo ed esacerbato gli animi, adottando il sistema anglosassone che mira a una competizione tra università pubbliche e private per accaparrarsi fondi statali. In Albania vi sono 40 università di cui 16 pubbliche e 24 private come riporta sempre il sito del Think tank OBC Transeuropa.

Le richieste non riguardano però soltanto le tasse insostenibili secondo gli studenti, ma anche le condizioni nei dormitori e la qualita' dell'insegnamento negli atenei pubblici, così come una maggiore partecipazione ai consigli di amministrazione delle facoltà.

Il premier socialista Edi Rama ha comunicato la sua disponibilità in merito alle richieste degli studenti "ma attraverso un processo di dialogo.", lo ha sottolineato Rama in un lungo post su Facebook, facendo intendere di essere disposto anche ad andare oltre i punti (in tutto 8 quelli proposti dagli studenti) richiesti. Ma gli studenti sembrano restare fermi sulle loro posizioni e non accettano negoziazioni o passi indietro rispetto a quanto da loro richiesto.

Fino adesso non si sono registrati incidenti, mentre la polizia ha mantenuto una distanza di sicurezza, senza intervenire.