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Rifugiati siriani, Ue: "E' un dovere morale aiutarli"

Rifugiati siriani, Ue: "E' un dovere morale aiutarli"
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Reuters
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La maggior parte dei rifugiati siriani ha paura di rientrare nel Paese, anche se il controesodo è iniziato. Siamo ad Azraq,nel secondo campo più grande della Giordania, dove 40mila rifugiati vivono dal 2014. La maggior parte arriva da Aleppo e Homs e non hanno nessuna intenzione di rientrare.

"Non voglio tornare in Siria. Il mio villaggio è al confine con il Libano - dice un rifugiato che vive nel campo - Starò qui finché quel Paese non ci ospita".

43mila rifugiati sono rientrati in Siria da luglio, secondo il centro russo di ricezione dei rifugiati, ma l'Onu è cauta sui numeri.

"Stiamo ancora controllando quanti rifugiati stanno rientrando perché è un rientro spontaneo e volontario, non organizzato", dice Francesco Bert dell'Alto commissariato per le Nazioni Unite in Giordania.

Nonostante la Giordania consenta ai rifugiati di lavorare, la maggior parte dipende dagli aiuti umanitari. L'intera regione si confronta con oltre 5 milioni di rifugiati che hanno bisogno di case, soldi, scuole e ospedali. Il Commissario europeo per gli aiuti umanitari, in visita al campo di Azraq l'8 dicembre, conferma che l'Europa è in prima linea per l'aiuto ai rifugiati.

"L'Unione europea e i nostri Stati membri hanno già dato 11 miliardi di aiuti dall'inizio della guerra e continueremo a dare il nostro supporto finché c'è bisogno perché è un nostro dovere morale", dice Christos Stylianides, commissario agli aiuti umanitari dell'Ue.

Mentre la comunità internazionale si sta impegnando ad assistere i milioni di rifugiati siriani, le condizioni umanitarie in Siria sono disperate. Si stima che 9 milioni di persone abbiano bisogno di aiuto di cui 3 milioni che ancora sono in cerca di un rifugio.