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La Brexit secondo Jeremy Corbin

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Sono passati due anni e mezzo da quando la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l'Unione europea, ma il paese, il parlamento e il popolo britannico sono divisi sul dopo Brexit, e addirittura sul fatto di andare fino in fondo. C'è chi dice che se va avanti così sul paese potrebbe abbattersi una crisi istituzionale come non se ne sono viste da decenni.

Il leader del partito laburista e dell'opposizione nel Regno Unito, Jeremy Corbyn, pensa però di avere la soluzione in pugno.

Darren McCaffrey, Euronews: "Onorevole Corbyn, due anni e mezzo fa, in occasione del referendum, lei disse che dava un sette-sette e mezzo all'Unione europea. Oggi, alla fine del duemiladiciotto, che voto le darebbe?"

Jeremy Corbyn, UK Labour Party: "Questa è un'ottima domanda. Le ho dato sette e mezzo perché naturalmente critico lo sviluppo dell'economia di libero mercato da parte dell'Unione europea, il ruolo della Banca centrale europea nella crisi dell'austerity, anche se la Gran Bretagna non fa parte dell'euro, e anche la politica di concorrenza che, a mio parere, ha portato a un'inutile concorrenza in alcuni servizi pubblici. Queste erano le mie critiche. Tuttavia, l'idea di un'Europa sociale, l'idea di uguaglianza in tutto il continente, l'idea della carta dei diritti fondamentali, l'idea di salari molto più alti, io sono a favore di tutto questo. Sostengo i diritti dei lavoratori, sono a favore di una direttiva sull'orario di lavoro. Ora ci troviamo nella posizione in cui la Gran Bretagna sta negoziando con l'Unione europea. E martedì il parlamento dovrà votare sui risultati di questi negoziati tenuti dalla premier".

Euronews: "Sarebbe a favore di un esercito europeo?"

JC: "Non penso che sarebbe un'idea particolarmente buona, perché io vorrei vederci come una forza di pace nel mondo, e, se fossi in un governo, vorrei lavorare con tutti i paesi in Europa, sia quelli che fanno parte dell'Unione europea, sia quelli che non ne fanno parte, per promuovere la pace, la comprensione e il dialogo. Ma anche occuparmi delle violazioni dei diritti umani esistono ai margini dell'Europa. E anche avere un approccio molto migliore alla crisi dei profughi. C'è un'orrenda crisi in Libia, i profughi nei campi vengono sfruttati e trattati in modo terribile. E un'enorme quantità di persone, in centinaia, muoio quasi ogni mese nel Mediterraneo nel tentativo di allontanarsi dalla crisi in cui si trovano. Abbiamo la responsabilità - una responsabilità morale - di fare qualcosa".

Euronews: "Le diamo un 6 allora?"

JC: "No, le darei lo stesso voto. Io ho delle critiche, sì. Ma riconosco anche che ci sono molte persone nella Commissione che lavorano duramente, da molto tempo, per cercare di migliorare la giustizia sociale, per investire nelle zone dell'Europa più abbandonate, e anche per cercare di trovare soluzioni non militari ai conflitti. Pensi alla guerra in Iraq. L'Europa non era in prima linea nel volere la guerra in Iraq. Anzi, con l'eccezione della Gran Bretagna, la maggior parte dei paesi europei era contraria".

Euronews: "E sulla Brexit abbiamo sentito da una serie di leader europei che l'accordo di Theresa May non è solo il migliore, dal loro punto di vista, ma anche l'unico possibile. A lei qualcuno ha detto qualcos'altro in privato che le fa pensare di poter negoziare un suo accordo?"

JC: "Non dirò che cosa mi è stato detto in privato, perché non sono io a condurre i negoziati. Ho detto invece chiaramente sia in pubblico sia in tutti gli incontri che abbiamo avuto che quest'accordo non è accettabile, perché..."

Euronews: "Ma lo è per l'Europa".

JC: "Be', è l'accordo che l'Europa ha concluso con la premier britannica. La premier britannica lo porterà in parlamento e tutto lascia credere che sarà sconfitta. Sarà sconfitta perché non è un accordo accettabile. C'è stato un referendum in cui la stessa premier dice che la gente ha votato per riprendere il controllo, ma poi abbiamo un processo che ci potrebbe portare verso un backstop che non possiamo abbandonare senza il permesso dell'altra parte. Non c'è modo di abbandonarlo. E questo non significa riprendere il controllo".

Euronews: "Lei ha suggerito che se l'accordo viene respinto, il paese dovrà andare alle urne e sarà lei a rinegoziare un accordo migliore... Questo significa estendere l'Articolo cinquanta, perché non c'è tempo. Di quanto tempo avrebbe bisogno per questi negoziati?"

JC: "Naturalmente bisognerebbe lanciare subito i negoziati e definire i parametri".

Euronews: "Ma non succederà prima di fine marzo"

JC: "Come dicevo, i parametri sono importanti. Pensi a quando è stato attivato l'Articolo cinquanta nel marzo duemiladiciassette. Il governo si è messo a rilasciare dichiarazioni sugli accordi commerciali che avrebbe potuto fare in tutto il mondo. Liam Fox ha detto che avrebbe siglato quaranta accordi commerciali nel giro di cinque minuti. E Boris Johnson e altri hanno grandiosamente previsto accordi commerciali speciali con gli Stati Uniti. Tutto questo avrebbe comportato un indebolimento delle condizioni esistenti, un abbassamento degli standard nei prodotti alimentari, nell'agricoltura e in tutto il resto. E così l'Unione europea si sarebbe detta: un attimo, non stanno realmente negoziando con noi, stanno negoziando fra loro su qualcos'altro. Noi non faremmo così".

Euronews: "Ma le ci vorrebbero da diciotto mesi a due anni per negoziare un accordo. Questo significa che potremmo restare nella fase dell'Articolo cinquanta per anni".

JC: "È meglio riuscire a ottenere un accordo che funzioni, che abbiamo accesso al commercio, che proteggiamo quei posti di lavoro, e garantiamo che i cittadini dell'Unione europea che hanno fatto della Gran Bretagna la loro casa possano rimanere, e le loro famiglie possano rimanere con loro, e che sia riconosciuto loro il fantastico contributo che hanno dato alla nostra società.

Si tratta anche di capire perché la gente ha votato così nel referendum. Hanno votato "Leave" in aree che sono state lasciate indietro, dove c'é mancanza d'investimenti, lavori scarsamente qualificati, livelli elevati di flessibilità - chiamiamola così, che in realtà spesso significa salari molto bassi e precariato. E avevano la sensazione che nessuno si interessasse davvero alle loro comunità. Sono problemi non diversi da quelli che ci sono nel resto d'Europa".

Euronews: "Conferma che il suo accordo non includerà la libera circolazione delle persone?"

JC: "Ci deve essere circolazione delle persone".

Euronews: "Libera? Come ora?"

JC: "Quello cambierà sicuramente. Ma faccio presente che la Gran Bretagna fa molto affidamento sul lavoro dei migranti nei settori della sanità, dell'istruzione, dei trasporti, dell'agricoltura. E dell'industria. Pensi a tutti i grandi produttori, che contano sulla possibilità di trasferire lavoratori altamente qualificati molto rapidamente da un posto all'altro. Guardi le grandi compagnie: Airbus, Rolls Royce, Bmw, Ford...".

Euronews: "Può garantire che il suo accordo non prevederà un backstop?"

JC: "Sicuramente non un backstop cui sia impossibile sfuggire".

Euronews: "Ma allora, per definizione, non sarebbe un backstop..."

JC: "Esatto. Dovremo raggiungere un accordo su un'unione doganale specifica con l'Unione europea, che ci dia l'opportunità di avere voce in capitolo, ma che garantisca anche il commercio a questi livelli".

Euronews "Secondo alcune previsioni, con l'accordo di Theresa May, la Gran Bretagna sarebbe un paese più povero che se rimanesse nell'Unione europea. Può promettere qui e ora che l'accordo che troverà lei non renderà la Gran Bretagna un paese più povero?"

JC: "Ovviamente, non mi interesserebbe un accordo che rendesse il paese più povero".

Euronews: "Ma andrà meglio che se rimanesse in Europa?"

JC: "Guardi, stiamo seguendo un processo. Spero che le proposte del governo siano respinte. A quel punto avremo un problema: avremo un governo in carica ma non al potere. Perché non ha la maggioranza alla Camera dei Comuni. O viene negoziato qualcos'altro molto in fretta con l'Unione europea, nel giro di pochi giorni, e si torna in parlamento, o il governo dice: 'non possiamo governare' e a quel punto si dovrà fare un governo diverso o indire elezioni".

Euronews: "Ma in pratica il problema è che sarà molto difficile per lei trovare un accordo che renda la Gran Bretagna più ricca di quanto lo sia attualmente nell'Unione europea."

JC: "Ho parlato del commercio. Ho detto che non accetterò di finire in condizioni peggiori dell'Unione europea. Anzi, vorrei che fossero migliori. Ci sono molti aspetti dei diritti dei lavoratori che vorrei diventassero migliori che nella media dell'Unione europea".

Euronews: "Sulla questione del secondo referendum, che lei dice è ora un'opzione possibile, come farebbe campagna ora? Se la scelta fosse, come tutti sembrano suggerire, fra niente Brexit, l'accordo di May o rimanere in Europa".

JC: "Non sarà un referendum sull'accordo di May perché non passerà in parlamento".

Euronews: "Ma chi proporrà il secondo referendum? Dev'essere il governo, no?"

JC: "Per indire un referendum ci vuole comunque una legislazione speciale. Non c'è una legge che dice che il governo può indire un referendum. Si può fare solo attraverso una legislazione speciale che richiederebbe diversi mesi".

Euronews: "Lei farebbe campagna per rimanere nell'Unione?"

JC: "Dipende da quale sarebbe l'accordo raggiunto in quel momento. Se lo stessimo negoziando, questi sarebbero i parametri che imporrei per i negoziati: voglio uno stretto rapporto di lavoro con l'Unione europea, voglio essere sicuro che ci sia un'unione doganale con l'Unione europea, e voglio essere sicuro di avere voce in capitolo su quel che accade".

Euronews: "Per finire, pensa che la Brexit sia un errore, onorevole Corbyn?"

JC: "Io ho fatto campagna per rimanere e riformare. Penso che l'Unione europea abbia fatto molte cose positive. Ma penso anche che ci siano problemi con l'austerità, con l'approccio rispetto all'economia e sul fronte del libero mercato. E per questo dico che l'Unione europea ha bisogno di riformarsi e di rafforzare il lato sociale dell'Europa. Perché ci sono enormi differenze negli standard di vita fra Europa dell'Est e dell'Ovest. Ci sono enormi differenze nei diritti e nelle condizioni in tutta Europa. Perciò io sosterrei naturalmente cose come la carta dei diritti fondamentali, che ritengo essere un documento molto importante. Vorrei vedere un'Europa più forte, più sociale e più giusta".