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Il conflitto dimenticato per il Sahara Occidentale

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Il conflitto dimenticato per il Sahara Occidentale

Il conflitto dimenticato per il Sahara Occidentale
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Reuters
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I colloqui di giovedì sul Sahara Occidentale promossi dalle Nazioni Unite, i primi dopo sei anni, si sono conclusi con un nulla di fatto. Un nuovo buca nell'acqua per l'Onu, che da decenni tenta senza successo di arrivare ad un accordo sui territori contesi da Marocco e Fronte Polisario, l'organizzazione militante sostenuta dall'Algeria. Le parti hanno stabilito di incontrarsi di nuovo nel 2019.

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Ma qual è l'origine di questa lunga contesa? Abbiamo riepilogato le tappe principali.

La lunga egemonia spagnola

Il 12 gennaio 1976 gli ultimi soldati spagnoli lasciarono al loro destino la provincia spagnola del Sahara Occidentale. All'epoca il generale Federico Gómez de Salazar, l'ultimo comandante della provincia nel deserto, commentò il ritiro sottolineando che "non è stata una capitolazione" e che la decisione "ha evitato spargimento di sangue e lutti alle famiglie spagnole".

Il 13 gennaio il giornale ABC scrisse che "quasi un secolo di storia coloniale spagnola in questo territorio africano è finito. E la fine di una delle pagine più prestigiose dell'esercito spagnolo".

Oggi il Sahara Occidentale è l'unico territorio africano che non ha ancora completato la decolonizzazione.

Alla Conferenza di Berlino del 1884-1885 in cui le grandi potenze si spartirono l'Africa, la Spagna, che ormai aveva perso la sua antica influenza, riuscì a rivendicare alcune enclavi in Marocco, Sahara Occidentale e Guinea Equatoriale.

L'interesse della Spagna per la regione desertica è evidente se consideriamo la sua vicinanza alle Isole Canarie e la ricchezza delle sue acque per la pesca. I primi segni di questo interesse risalgono al XV secolo. La regione faceva parte dell'Impero Almoravide che occupò metà della penisola iberica nell'XI e XII secolo.

Tra il 1884 e il 1934 i governi spagnoli si limitarono a inviare governatori generali e a negoziare con la Francia i confini della nuova colonia. In seguito è cominciata un'occupazione militare non violenta, grazie ad accordi con i capi tribù.

Nel 1949 uno scienziato spagnolo scoprì un importante giacimento di fosfati di alta qualità e a Bou Craa fu aperta una miniera che permise alla Spagna di contendere a Marocco e Stati Uniti la posizione di leader sul mercato.

Il 1973 è l'anno che segna la fine della pace con i leader tribali e la nascita del Fronte Polisario, organizzazione che lotta per la decolonizzazione e l'autodeterminazione. La miniera di fosfati e le infrastrutture per il loro trasporto furono tra gli obiettivi principali dei loro attacchi.

Il simbolo del Fronte Polisario

L'Onu e le promesse non mantenute

La Spagna di Franco entrò nell'Onu nel 1956 come parte della sua strategia per uscire dal relativo isolamento causato dalla dittatura. L'Onu chiese alla Spagna di conformarsi a suoi principi sulla decolonizzazione. La risposta del governo fu quella di dichiarare il Sahara una provincia spagnola, per evitare che la regione fosse sottoposta alle norme delle Nazioni Unite.

Nel 1967 la Spagna accettò di organizzare un referendum di autodeterminazione su richiesta dell'Onu ma non diede seguito alla sua promessa.

Da parte sua il Marocco indipendente sognava la creazione del "Grande Marocco", che comprendeva la regione.

Nel 1975 il Tribunale dell'Aia, su richiesta dell'Assemblea Generale dell'Onu, stabilì che Marocco e Mauritania non avevano diritti territoriali sul Sahara occidentale, confermando allo stesso tempo il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi.

Il Marocco organizzò la cosiddetta Marcia verde, con 350mila marocchini che attraversarono il confine con l'intenzione di costringere la Spagna ad abbandonare il Sahara Occidentale.

In Spagna il regime ormai indebolito non oppose resistenza, anche perché il Marocco poteva contare sull'appoggio degli Stati Uniti.

Il ritiro della Spagna - o l'abbandono, a seconda dei punti di vista - cominciò dopo l'accordo tripartito di Madrid tra Spagna, Marocco e Marituania, firmato il 14 novembre 1975 dal re Juan Carlos I.

La Spagna rinunciò a tutto e, su pressione del Marocco, rifiutò di organizzare il referendum per l'autodeterminazione.

Guerra ed esilio per due generazioni

L'accordo tripartito stabilì la creazione di un'amministrazione temporanea tra lo Yemáa (un'assemblea di leader locali), il Marocco e la Mauritania.

Marocco e Mauritania si spartirono la regione ma il Fronte Polisario dichiarò guerra a questa nuova autorità e nello stesso anno del ritiro spagnolo cominciò il flusso di rifugiati saharawi verso Tindouf, in Algeria.

La Mauritania lasciò il Sahara Occidentale nel 1979. Il Marocco, su pressione delle Nazioni Unite, promise un referendum di autodeterminazione che non si è mai tenuto.

L'Onu propose un piano di pace accettato dalle parti nel 1988 e diede vita alla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), che rimane in vigore ancora oggi e che mise fine a 16 anni di guerra.

Da allora ci sono altre rivolte e nuovi tentativi di andare avanti, ma poco o nulla si è mosso.

Il Marocco ha continuato ad allungare il suo complesso di barriere, un muro di confine di 2.700 chilometri che separa il territorio "libero" dal territorio occupato. Per motivi difensivi, secondo Rabat.

In Algeria si stima che 165.000 rifugiati vivano da oltre 40 anni in un'area desertica arida nella regione di Tindouf. La maggior parte di loro parlano ancora spagnolo, oltre all'arabo e al dialetto Hassanya. Le condizioni di vita sono difficili e i giovani, la maggior parte della popolazione, non hanno molte prospettive per il futuro.

Alcune ong cercano di fare in modo che il conflitto non venga dimenticato e ogni anno ci sono scambi tra attivisti spagnoli e bambini saharawi.

Il Marocco riconosce il diritto all'autonomia dei saharawi solo all'interno del suo territorio. Il Fronte Polisario vuole tenere il referendum che aspetta da decenni.

I colloqui iniziati martedì a Ginevra, i primi in sei anni, sono un raggio di speranza, anche se il Fronte Polisario non esclude che il Marocco stia cercando di guadagnare tempo di fronte alla crescente pressione internazionale per risolvere uno dei conflitti territoriali più longevi al mondo.