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Indonesia: è stato un massacro

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Indonesia: è stato un massacro

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La regione indonesiana di Sulawesi è in ginocchio dopo il terremoto di magnitudo 7,5 che venerdì ha colpito l’area asiatica causando un bilancio di vittime altissimo e probabilmente destinato a salire ancora. Fino a questo momento i dati forniti parlano di almeno 200 morti.

I corpi sono già stati recuperati, ma ancora si scava fra le macerie e sotto quel che rimane dopo l’ondata dello tsunami che ha travolto la città di Palu, capitale della provincia. Proprio qui decine di persone sono rimaste sepolte sotto un hotel crollato. Molte di loro erano ancora in vita quando la macchina dei soccorsi si è messa in moto.

Altre zone dello Sulawesi sono tuttora irraggiungibili e questo rende difficile prevedere la dimensione complessiva del disastro. Nessuno sa davvero a quanto ammontino le vittime. I saccheggi dei negozi proseguono. Mancano alimenti e acqua potabile. La polizia non interviene e il governo non ha potuto fare altro che promettere un rimborso ai proprietari.

Circa 1.200 detenuti indonesiani sono fuggiti da due prigioni nella regione di Sulawesi. Dice un giornalista testimone oculare della tragedia: "È la frustrazione il sentimento che si sta sviluppando. Il presidente Widodo ha fatt un giro nellla zona promettendo che la polizia lavorerà senza sosta 24 ore al giorno. Le gente ha l'impressione che non sia abbastanza soprattutto perché il tempo passa e loro non hanno quello di cui sentono di aver bisogno".

Al momento del terremoto e dello tsunami, a Palu c’erano anche 61 stranieri, di cui tre francesi e un sudcoreano di cui non c’è più traccia. È possibile che fossero ospiti del Roa-Roa. Pare non siano stati coinvolti italiani