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La giusta distanza: il modello Norvegese per una Brexit

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La giusta distanza: il modello Norvegese per una Brexit

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Strette di mano in splendide sale riunioni, pacche sulla spalla e chiacchiere informali. Ecco come si presenta un tipico summit europeo con i 28 capi di Stato e di governo. Nel frattempo, a Bruxelles, presso la sede EFTA, gli ambasciatori di Norvegia, Islanda e Liechtenstein si riuniscono per firmare decine di atti giuridici europei.

Paal Frisvold, autore del libro "Towards Europe: The Story of a Reluctant Norway", spiega in cosa consiste il modello norvegese, che per molti potrebbe fornire un'ispirazione per la Brexit.

"Il modello norvegese significa che siamo pienamente parte del mercato interno, oltre alla pesca e all'agricoltura, ma non siamo rappresentati nelle decisioni che prendono le istituzioni. Ci limitaiamo a trasmettere alla Commissione europea i nostri pareri sugli atti che verranno negoziati e poi proviamo a fare pressione sugli stati membri".

La Norvegia non è rappresentata al Consiglio europeo, ma i rappresentati delle due parti si incontrano spesso, proprio a pochi passi dalla Commissione europea.

"Si tratta di avvicinarsi all'Europa un po' alla volta, ma senza alcuna adesione. A volte ci sentiamo cittadini secondari dell'Europa. Questo è vero", continua Frisvold.

Nella rappresentanza permanente, l'ambasciatrice Oda Helen Sletnes incontra imprenditori e ufficiali regionali norvegesi per tenerli aggiornati sulle norme europee in fase di discussione.

"Non siamo seduti al tavolo e prendiamo decisioni, è vero ... ma lavoriamo a stretto contatto con il parlamento europeo e con la Commissione europea. Abbiamo esperti norvegesi in Commissione e cerchiamo di capire gli aspetti più interessanti per noi nella fase iniziale delle proposte dell'esecutivo europeo".

"Dovranno trovare un accordo politico su un nuovo modello. La mia scommessa - afferma Frisvolf - è che non sarà lo spazio economico europeo, ma qualcosa di molto simile".