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La Svezia al voto con la destra che avanza

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La Svezia al voto con la destra che avanza

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Il non più brillante mito della tolleranza, dell'efficienza e della democrazia svedese è in crisi da tempo ma in relazione alla consultazione elettorale di domenica si profila un dato maggiore: quello della possibile affermazione della destra xenofoba al potere.

Oggi il più illustre dei paesi scandinavi si presenta in effetti con una buona dose di contraddizioni. Se da una parte questa "superpotenza umanitaria" ha accolto grandi quantità di migranti adesso non ne vuole più alla faccia della sua brillante risalita dalla crisi finanziaria globale, dei livelli di disoccupazione risibili e dell'apparire come uno dei paese più innovativi d’Europa e del mondo.

In effetti la Svezia è il paese dove uno straniero sconta molte possibilità di rimanere disoccupato e dove la criminalità non è più così lieve.

La vittoria di Jimmie Åkesson (Sverigedemokraterna, il suo partito, che per il momento è al secondo posto nei sondaggi, ma nessuno esclude il clamoroso sorpasso ai danni dei socialdemocratici) cioè di quella destra populista che si sente invasa da immigrati teoricamente trattati come gli stessi svedesi, preoccupa Bruxelles che potrebbe incassare l'ennesimo scossone contro l'attuale assetto dell' Unione Europea a conferma di quel trend positivo per le forze sovraniste ed identitarie ferocemente contrarie alle politiche filo migranti della sinistra e della più generale dirigenza di Bruxelles.

In mezzo al guado la Svezia suscita globalmente pareri discordanti fra un Macron ammirativo e un Trump ben più che diffidente davanti a un paese a lungo rimasto in prima fila nelle dinamiche dell'accoglienza.