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Usa, maxi scandalo abusi sessuali nella chiesa della Pennsylvania

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Usa, maxi scandalo abusi sessuali nella chiesa della Pennsylvania

Usa, maxi scandalo abusi sessuali nella chiesa della Pennsylvania
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In Pennsylvania, negli Stati Uniti, la Chiesa cattolica ha insabbiato abusi sessuali commessi da più di trecento preti nel corso di 70 anni, convincendo le vittime a non denunciare le molestie subite e le forze dell’ordine a non svolgere le opportune indagini.

Il rapporto del Grand Jury è stato diffuso al termine di 18 mesi di indagini, guidate dal procuratore generale Josh Shapiro, su sei delle otto diocesi dello Stato americano.

Una delle vittime di abusi, la cui esperienza risale appunto alla sua tenera età, ha denunciato il doppiopesismo della Chiesa: "L'unica cosa che colpisce la Chiesa in questi casi sono le punizioni di tipo economico. Le finanze insomma. Non gli interessano i bambini ma soltanto il denaro. Quando scoprono un prete che sottrae del denaro dalla loro diocesi, chiamano subito voi giornalisti: "Ragazzi, abbiamo appena preso tale prete o talaltro che ha rubato 300 mila dollari o giù di li, ha affermato Shaun Dougherty -

"ll Gran giurì ha scoperto prove concrete sui 301 preti che hanno abusato sessualmente le proprie vittime. Ma a parte questi dati, di per sé scioccanti, molti i nomi sono coperti dagli omissis che i giurati non hanno citato e che pure sono indicati nei documenti e negli archivi segreti da loro ricevuti", ha riferito alla stampa il procuratore generale Josh Shapiro.

Alcuni di quei documenti, ha sostenuto poi Shapiro, sono andati inoltre perduti, quindi il numero dei bambini abusati potrebbe essere addirittura di diverse migliaia.

ll sito della Santa Sede "Vatican News", intanto, riporta le reazioni di sdegno su quanto emerso, cercando di lasciare segnali di chiarezza sulla posizione della chiesa in Pennsylvania:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2018-08/reazioni-chiesa-rapporto-abusi-pennsylvania.html

Tra i preti sotto indagine anche l'attuale arcivescovo di Washington Donald William Wuerl.