ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Edi Rama e Aleksandar Vučić: la lunga strada di Albania e Serbia verso l'Ue

Lettura in corso:

Edi Rama e Aleksandar Vučić: la lunga strada di Albania e Serbia verso l'Ue

Edi Rama e Aleksandar Vučić: la lunga strada di Albania e Serbia verso l'Ue
Dimensioni di testo Aa Aa

Edi Rama: "Aprire i negoziati per noi è questione di vita o di morte"

L'Albania è uno dei due paesi, con l'Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia, ad aver ricevuto il nulla osta della Commissione europea per l'avvio dei negoziati d'adesione.

Giovedì le due candidature subiranno un primo test nel vertice dei Balcani occidentali a Sofia.

Abbiamo incontrato a Tirana il primo ministro albanese Edi Rama.

"Non abbiamo bisogno di una data, abbiamo bisogno di aprire i negoziati"

Efi Koutsokosta, Euronews: Serbia e Montenegro, considerati i favoriti nella corsa all'integrazione europea, potrebbero aderire all'Unione entro il 2025. Quando si aspetta che accada per l'Albania?

Edi Rama, primo ministro albanese: "Oggi Serbia e Montenegro stanno negoziando ed è per questo che sono davanti a noi nel processo. Ma il 2025 è un orizzonte in cui possiamo tutti essere pronti se ci diamo da fare e facciamo il nostro lavoro".

Euronews: C'è bisogno di una data per incoraggiare la popolazione a seguire tutte le riforme necessarie?

Edi Rama: "No, non abbiamo bisogno di una data per incoraggiare la nostra popolazione. Abbiamo bisogno di aprire i negoziati a giugno. Tutto qui. E non vogliamo nient'altro. Solo aprire i negoziati, che all'Europa non costa niente, non pagheranno un centesimo. Per noi è questione di vita o di morte, nel senso che aprire i negoziati per noi significherebbe entrare nel futuro e lasciarci finalmente alle spalle il passato".

Euronews: Ci sono altre sfide che arrivano dall'Unione europea. Juncker recentemente ha parlato del crimine organizzato, dicendo che non intende importare una situazione di questo tipo in Europa.

Edi Rama: "Innanzi tutto non abbiamo aspettato il presidente Juncker o chiunque altro dall'estero che venisse a dirci che c'è ancora una lunga lotta da fare contro il crimine organizzato, la corruzione e molti altri problemi. Il punto è semplice. Abbiamo fatto quel che ci era stato richiesto per arrivare all'apertura dei negoziati. E la macchina della Commissione, che è una macchina molto pesante, fatta di esperti che si occupano di fatti concreti e non di fake news, ha dato una raccomandazione positiva senza condizioni. Dopo di che, dividere i paesi in paesi con criminalità e paesi senza criminalità è un po' azzardato. Se il crimine organizzato europeo esiste, è un crimine organizzato interconnesso, e dobbiamo combatterlo insieme.

Le accuse di Reporter senza frontiere

Euronews: A proposito delle vostre sfide interne, vorrei parlare di una questione molto sensibile per l'Unione europea, che è la libertà di stampa. Un rapporto recente di Reporter senza frontiere denuncia che l'80 per cento dei giornalisti albanesi si sentono incerti del loro futuro e anche "esposti a insulti - dicono - da parte di Edi Rama, che ha chiamato i giornalisti spazzatura, veleno e nemici pubblici". È questa la sua opinione dei giornalisti nel suo paese?

Edi Rama: "Io non cerco mai di giudicare quello che possono dire le fonti giornalistiche. Ma quando dico 'spazzatura' è il modo albanese di tradurre 'fake news', perché la traduzione letterale non suona bene in albanese. Per cui non ho mai insultato un giornalista personalmente, direttamente. Naturalmente esprimo la mia opinione sui media spazzatura, e oggi in tutto il mondo ci sono un sacco di media spazzatura. Se loro hanno il diritto di esprimere le loro opinoni, questo non significa che io non abbia il diritto di esprimere le mie".

"Un affare di famiglia - Il mito del pluralismo dei media in Albania"

Euronews: Ma lo stesso rapporto dice anche che "gli standard normativi sono manipolati nell'interesse del governo".

Edi Rama: "Anche questo è senza senso. Ma non voglio parlarne... È sempre sospetto sentire un primo ministro, un presidente o un politico dire che i media mentono. Ma i media mentono parecchio al giorno d'oggi. Questo è un problema. E io rispetto moltissimo la solidarietà fra i media e Reporter senza frontiere o chiunque altro. Loro fanno il loro lavoro, io faccio il mio".

"Un sogno più grande della Grande Albania: una Grande Europa, con dentro l'Albania"

Euronews: In altri stati dei Balcani vivono molte minoranze albanesi. Lei si vede come il leader degli albanesi, del popolo albanese, o no?

Edi Rama: "La nostra costituzione sancisce l'obbigo di proteggere gli albanesi ovunque si trovino all'estero, ma al tempo stesso penso che gli albanesi non siano mai stati meglio di oggi là dove vivono. In Kosovo ora hanno il loro stato, in Macedonia partecipano a una vera rivoluzione nel senso di un cambiamento di approccio verso la lingua albanese e verso il popolo albanese. Nella Serbia meridionale spero che le loro condizioni miglioreranno, anche in base al fatto che i serbi in Kosovo sono trattati davvero bene, molto molto meglio".

Euronews: Ma lei di recente ha suggerito che un giorno potreste avere un leader in comune con il Kosovo. Una dichiarazione che ha provocato polemiche.

Edi Rama: "Mi spiace per le polemiche, ma non voleva essere una dichiarazione sconvolgente. Voleva essere una proiezione immaginaria espressa in una circostanza molto speciale, il decimo anniversario dell'indipendenza del Kosovo, nel rivolgermi al parlamento kosovaro nella veste di testimone. E ho detto che vent'anni fa questo sarebbe stato inimmaginabile. Se qualcuno avesse parlato dell'indipendenza del Kosovo, avrebbe fatto tremare il mondo. Oggi siamo qui, che cosa succederà fra vent'anni? E prima di dire 'perché non un presidente unico per i due paesi' ho immaginato la conclusione felice del dialogo con la Serbia, e che albanesi e serbi saranno membri dell'Unione europea. Insomma, c'erano una quantità di condizioni preliminari prima di arrivare al punto di un presidente per i due paesi".

Euronews: Ora si pente di averlo detto?

Edi Rama: "No".

Euronews: **Ma esclude la possibilità dell'unificazione degli albanesi per il futuro?**

Edi Rama: "No. Ho sempre detto che il mio sogno è l'unificazione sotto il cielo dell'Unione europea e che non ho mai sognato una Grande Albania, perché ho un sogno più grande, una Grande Europa con gli albanesi al suo interno".

"L'Ue deve occupare nei Balcani lo spazio che altrimenti occuperanno altri"

Euronews: C'è chi pensa che il progetto di allargamento dell'Unione europea sia stato resuscitato per contrastare la presenza invasiva di Russia, Turchia e Cina nella regione. Pensa che questi paesi potrebbero usare la regione per destabilizzare l'Unione europea?

Edi Rama: "Sì, è uno spazio che qualcuno dovrà riempire. Ed è uno spazio che appartiene all'Europa e che appartiene all'Unione europea. Quindi l'Unione europea deve assumersi la responsabilità di questo spazio in modo strategico. Perché se lo spazio resta vuoto, naturalmente ci saranno altri che cercheranno di riempirlo".

Aleksandar Vučić: "Se dire che il Kosovo è Serbia è una provocazione lo è anche riconoscere il Kosovo in quanto stato"

Da Tirana a Belgrado. La Serbia ha avviato ufficialmente i negoziati d'adesione nel 2014, ma le divisioni del passato pesano ancora sul presente mettendo a rischio il futuro. Il paese è pronto per un grande compromesso? L'abbiamo chiesto al presidente serbo Aleksandar Vučić.

"Dopo 18 anni di negoziati, i serbi sono stanchi"

Sandor Zsiros, Euronews: **Due anni fa a euronews lei disse che il suo paese era stanco di aspettare l'adesione all'Unione europea. Come si sente ora prima del vertice di Sofia?**

Aleksandar Vučić, presidente serbo: "Negli ultimi due anni la popolarità dell'Unione europea è scesa ulteriormente in Serbia. Ma abbiamo ancora la maggioranza della popolazione dalla nostra parte. La gente non ne è più entusiasta come prima, ma razionalmente parlando è ancora a favore della via europea".

Euronews: **Nella proposta di bilancio della Commissione europea non c'è nessuna indicazione di nuove adesioni fino al 2027. Ma allora quand'è che la Serbia potrebbe entrare nell'Unione europea in realtà secondo lei?**

Aleksandar Vučić: "Innanzi tutto, mi sembra che nessuno abbia mai garantito che faremo parte dell'Unione europea nel 2025. Ci hanno detto che se rispettiamo le consegne - consegne che riguardano principalmente gli accordi con il Kosovo, il fatto di risolvere tutti i nostri problemi con Pristina, lo stato di diritto e tutto ciò che ci è stato chiesto di fare - potremmo diventare Stato membro dell'Unione europea nel 2025. E siamo sulla buona strada dal 2000. Sono già passati 18 anni. È per questo che i serbi a tratti si sentono esausti. Ma in ogni caso non ci sono soluzioni migliori, noi faremo il nostro lavoro e ci impegneremo molto nel cercare di trovare una soluzione alla crisi del Kosovo".

"Pronto a ogni compromesso sul Kosovo, ma non a umiliare il popolo serbo"

Euronews: **Che aspetto avrà nella realtà questa normalizzazione fra Pristina e Belgrado? Soprattutto se considera che la settimana scorsa alla squadra di karate del Kosovo è stato vietato l'ingresso in Serbia...**

Aleksandar Vučić: "Ci siamo comportati in un modo molto corretto, avevamo permesso loro di entrare, ma senza bandiere dello stato del Kosovo, perché per noi non è uno stato. Abbiamo concordato non ci sarebbero state nemmeno bandiere della Serbia e di tutti gli altri paesi. È possibile farlo, senza inni nazionali e tutto il resto. Non hanno accettato. Perché volevano essere cacciati".

Euronews: **Vista dall'esterno è una provocazione analoga a quanto accaduto l'anno scorso, quando la Serbia ha inviato in Kosovo un treno con un'enorme bandiera serba e uno striscione che recitava "Il Kosovo è Serbia". Non è lo stesso? Sono provocazioni reciproche.**

Aleksandar Vučić: "Non ci sono provocazioni reciproche. Quando voi ci dite che il Kosovo è uno stato indipendente, questa è un'enorme provocazione contro la Serbia? E pensi anche al suo paese, il fatto che il paese da cui viene abbia riconosciuto l'indipendenza del Kosovo è un'enorme provocazione? Dovrei considerare me stesso un grande provocatore perché voi avete un'opinione diversa dalla nostra sullo status giuridico del Kosovo? Noi rispettiamo il fatto che voi la pensiate diversamente da noi sullo status giuridico del Kosovo, ed è questa la differenza. E lei pensa ancora che fosse una provocazione il fatto che qualcuno abbia scritto che il Kosovo è Serbia. _Io_ penso che il Kosovo è Serbia. La sto provocando? Intende arrestarmi? Uccidermi? Visto che è una grossa provocazione... Io sono prontissimo a parlare di compromesso, e a fare tutte le concessioni possibili. Ma non a umiliare il popolo serbo, né a compromettere gli interessi della Serbia".

"L'autocrate preferito dell'Europa"

Euronews: **Passiamo ad altro. Perché la Serbia non sta applicando le sanzioni economiche contro la Russia? In quanto paese candidato, dovreste sostanzialmente seguire le decisioni del Consiglio europeo.**

Aleksandar Vučić: "Se l'immagina se imponessimo sanzioni contro la Russia, mentre la Russia è l'unico paese, insieme alla Cina, che ci sostiene nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite quando parliamo dell'integrità territoriale della Serbia? Che cosa vi aspettate da noi? Che ci tagliamo entrambe le gambe? E che poi magari diciamo: ok, ora va tutto bene. E che concediamo che dire che il Kosovo è Serbia sia una grossa provocazione. Questo mostra che nemmeno lei è venuto da me pensando di dover essere neutrale sullo status del Kosovo. E questo nonostante ci siano cinque paesi dell'Unione europea che non riconoscono l'indipendenza del Kosovo. Perché non dice a loro che stanno provocando l'Europa ogni giorno?"

Euronews: **Ora, il New York Times ha detto di recente che la Serbia si avvicina a una forma di autocrazia. E il periodico d'attualità Foreign Affairs ha scritto che lei è l'autocrate preferito dell'Europa.**

Aleksandar Vučić: "Non l'hanno detto i giornali. L'hanno detto dei serbi, miei oppositori politici che hanno scritto quegli articoli".

Euronews: **Allora la Serbia è in grado di soddisfare i criteri di Copenaghen?**

Aleksandar Vučić: "Siamo pronti a discutere di tutti i problemi sollevati dai cittadini. Ma ho sentito gente prevedere che in Serbia ci sarebbero stati terribili attacchi e omicidi di stato e tutto il resto, e invece è successo in Slovacchia, a Malta, in Montenegro di recente. Ma non è successo finora in Serbia. E non succederà. Ma sono anche assolutamente certo che dobbiamo fare qualcosa perché una parte della nostra società dei media e della società civile è insoddisfatta per qualche ragione. E io sono prontissimo ad ascoltare queste persone e vedere che cosa possiamo fare per superare la differenza di opinioni, sederci insieme a un tavolo e trovare la migliore soluzione possibile per tutti. Ma per favore compri i giornali di domani e mi dica: c'è qualcun altro che è più sotto attacco di me?"