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Congo: il dramma del Kasai, fosse comuni e massacri

Congo: il dramma del Kasai, fosse comuni e massacri
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L'ONU denuncia: oltre 250 persone uccise tra cui 60 bambini, in 3 mesi. Il conflitto, nato per ragioni locali, è diventato contro il presidente Kabila che non vuole andare al voto

Uccisioni, torture, mutilazioni. Un massacro si consuma nella Repubblica democratica del Congo nella regione del Kasai. Più di 250 persone, di cui 60 bambini, sono le vittime finora conosciute di violenze di stampo etnico. L’allarme arriva dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani che ha denunciato i gravi crimini commessi da tutte le parti in conflitto nella regione. A perpetrare gli attacchi le forze armate e la milizia filo-governativa Bana Mura, insieme agli insorti Kamuina Nsapu, tra marzo e giugno.
Il conflitto, nato per ragioni locali, è di fatto diventato una rivolta contro il presidente Joseph Kabila che non vuole lasciare il potere. Scott Campbell, responsabile diritti umani per l’Africa centro- ovest: “Quello che abbiamo verificano sono attacchi su un ampio raggio, molti di questi assalti contro alcuni villaggi sono ben pianificati. Le uccisioni di massa, potrebbero essere considerate un crimine contro l’umanità. Naturalmente solo un tribunale competente può stabilirlo”. Il mandato di Kabila è scaduto a dicembre. Il presidente non ha intenzione di andare al voto. Al conflitto si aggiungono ragioni economiche, la regione del Kasai, infatti, è ricca di diamanti.
Per il conflitto in Kasai 1,3 milioni di persone hanno lasciato le loro case per dislocarli in altre regioni del Congo; in 300.000 si sono invece rifugiati all’estero di cui 30.000 in Angola.

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