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Bangladesh, a Dacca in piazza per dire no al terrore

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Bangladesh, a Dacca in piazza per dire no al terrore
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La reazione della popolazione. Cartelli in tutte le lingue delle vittime dell'attentato di venerdì.

“Sanguiniamo dalle stesse vene. Piangiamo. Il Bangladesh è in piedi per la prossima battaglia”. Così recitava lo striscione sotto il quale si sono riuniti tanti abitanti di Dacca.

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Tra le mani cartelli scritti in bengali, inglese, italiano e giapponese, le lingue delle vittime dell’attentato a un ristorante spagnolo avvenuto venerdì.

Kushi Kabir, assistente sociale, dice che “questo tipo di attacchi in luoghi pubblici, con civili innocenti, molti dei quali sono ospiti nel nostro Paese, sono qualcosa di inaccettabile per tutta la nostra gente”.

Kazuku Bhiiyan, donna giapponese da anni trasferitesi a Dacca, ha parlato da un palco, sostenendo che “perché ciò non avvenga mai più, noi abitanti del Bangladesh dobbiamo impedirlo tutti insieme. Non vogliamo che succedano più cose del genere”.

In un Paese affetto da condizioni di grande povertà, la gente teme che un’escalation di violenza possa causare gravi danni al turismo e agli investimenti esteri.

Ai 20 morti nel blitz compiuto da un commando formato da giovani di buona famiglia, affascinati dall’estremismo islamico, è stato reso omaggio anche dalla premier Sheikh Hasina.

Le nove vittime italiane sono state prese in consegna dall’ambasciata italiana e dovrebbero fare ritorno in patria martedì sera.

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