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I ministri delle finanze Ue contro il finanziamento del terrorismo

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Di Margherita Sforza  Agenzie:  Gregoire Lory
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I ministri delle finanze Ue contro il finanziamento del terrorismo

Gli attentati di Parigi hanno evidenziato l’urgenza di combattere con efficacia le risorse finanziarie del terrorismo. Lo hanno sottolineato i ministri delle finanze europei a Bruxelles secondo cui oltre al controllo dei conti bancari bisogna procedere al congelamento dei beni dei sospetti terroristi.

Una delle fonti maggiori di macro-finanza del terrorismo sono le transazioni con un territorio noto, che si puo' delimitare geograficamente: lo stato islamico tra la Siria e l'Iraq e i suoi vicini. E' petrolio che si vende alla Giordania e alla Turchia, quindi gli aquirenti si conoscono.

Spiega il ministro delle finanze francese Michel Sapin:
“Penso in particolare a dei beni immobiliari, come degli appartamenti o a alle macchine, o a eventuali sussidi, perché ci possono essere dei sussidi di carattere pubblico, versati da questo o quel paese Europeo che finanziano direttamente le attività terroristiche di questi individui”

Ci sono due aspetti nel finanziamento del terrorismo, da una parte i grandi flussi finanziari che sostengono lo sviluppo dello Stato Islamico, dall’altra le piccole operazioni che finanziano i singoli attentati, ma che sono piu’ difficili da seguire,come sottolinea l’ex agente francese Claude Moniquet: “temo che si perda molto tempo, molte energie, molti soldi nel combattere qualcosa che non si puo’ combattere e questo non vale solo per il terrorismo, ma anche per il business della droga e della prostituzione. Ho l’impressione che ci stiamo focalizzando troppo su un dibattito importante ma su cui non avremo risultati eclatanti” .

Risultati maggiori invece si possono avere nella macro-finanza. Secondo Claude Moniquet, esperto di terrorismo, lo stato islamico guadagna tra i 600 e gli 800 milioni di dollari all’anno con il petrolio:

“Una delle fonti maggiori di macro-finanza sono le transazioni con un territorio noto, che si puo’ delimitare geograficamente: lo stato islamico tra la Siria e l’Iraq e i suoi vicini. E’ petrolio che si vende alla Giordania e alla Turchia, quindi gli aquirenti si conoscono. C‘è modo di sapere chi compra il petrolio. C‘è modo di colpire i consumatori e gli acquirenti che comprano petrolio ben sapendo che è venduto dallo stato islamico”

Dopo Parigi, tutti i paesi del G20, incluse Turchia e Arabia saudita, si sono impegnati a combattere il finanziamento del terrorismo. Bisogna vedere se la dichiarazione di intenti sarà tradotta in impegni concreti.