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Wild Horse Nine, nuova commedia nera di McDonagh con John Malkovich da Oscar

Film della settimana: Wild Horse Nine
Film della settimana: Wild Horse Nine -  Diritti d'autore  Searchlight Pictures
Diritti d'autore Searchlight Pictures
Di David Mouriquand
Pubblicato il
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In sostanza è il pendant dell'esordio di McDonagh, 'In Bruges': 'Wild Horse Nine' può sembrare terreno noto. Ma John Malkovich rende ogni battuta caustica, divertente e a tratti toccante un piacere da vedere, ed è favoritissimo per l'Oscar come miglior attore.

A questo punto, non sarebbe un film di Martin McDonagh senza due anime solitarie e disfunzionali in cerca di un legame deformato in un mondo che sembra deciso a mettere in pericolo ogni possibilità di redenzione.

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Per la sua ultima commedia nera, Wild Horse Nine, lo sceneggiatore e regista britannico-irlandese torna al suo esordio nel lungometraggio In Bruges, solo che qui al posto di due sicari litigiosi in Belgio troviamo una coppia di operativi della CIA che bisticciano sull'Isola di Pasqua, alla vigilia del colpo di stato cileno del 1973.

Mettendo momentaneamente in pausa il loro lavoro di destabilizzazione della democrazia, l'agente navigato e sempre più smemorato Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), che non si fa problemi a uccidere un uomo mentre mangia un hamburger, sono in vacanza. Più o meno. La strana coppia programma di visitare i luoghi di Rapa Nui, vedere le gigantesche teste di pietra, pardon, i Moai, e far infuriare a parole due studenti pro-Salvador Allende (Mariana di Girolamo, Ailín Salas) che continuano a incrociare.

Ma non tutto è come sembra. Nonostante i suoi appunti in stile Memento, il declino cognitivo di Chris lo ha portato a dimenticare che questo viaggio è anche il suo ultimo giro di giostra. Non solo ha una seria tendenza a condividere fin troppi dettagli e lotta con un malessere esistenziale riguardo ai regimi che ha rovesciato, con un contorno di senso di colpa cattolico, ma è anche minato dal cancro. Con poco tempo davanti, Chris in passato ha chiesto a Lee di fare con lui, durante il viaggio, ciò che accade in Of Mice And Men.

Ha dimenticato quel dettaglio, ma non il desiderio di lavorare al suo memoriale, che detta in un registratore a nastro. Queste cassette sono fonte di grande preoccupazione per il capo dei due, il super agente MJ (Steve Buscemi), che teme le indiscrezioni e le confessioni di Chris, soprattutto "le parti di Dallas", che potrebbero rivelare il ruolo di Chris nell'assassinio di JFK e mettere a rischio l'agenzia...

Wild Horse Nine
Wild Horse Nine Searchlight Pictures

Pur non discostandosi dal suo collaudato canovaccio, Wild Horse Nine sembra una soddisfacente compilation Best Of di McDonagh, mentre fonde l'impianto narrativo di In Bruges con la venerazione di Three Billboards Outside Ebbing, Missouri per la parolaccia con la F, un birichino cameo di Tom Waits (alla Seven Psychopaths) e le qualità più sommessamente toccanti al cuore di The Banshees of Inisherin. Se tutto questo è nelle vostre corde, c'è di che divertirsi.

Quando l'equilibrismo funziona, la caratteristica arguzia pungente del regista e i suoi amati temi sulla salvezza e l'inevitabilità della morte si fondono in un insieme agrodolce. Quando invece vacilla, la sua sceneggiatura può sembrare una successione compiaciuta di monologhi esibizionisti e di digressioni piene di non sequitur, un fastidio che in passato ha portato ad accuse di frammentarietà narrativa e di tono troppo autocompiaciuto.

Perlopiù però McDonagh ci riesce e punta sui suoi punti di forza, caricando le tirate al vetriolo di una certa profondità. Per esempio, un discorso a colazione che spiega perché i "gay countries" producono formaggi migliori degli Stati Uniti strappa risate ma alimenta anche direttamente un commento inizialmente promettente sui mali storici dell'interventismo americano e sugli orrori ancora in corso della politica estera statunitense.

Frustrante è il fatto che qui si sarebbe potuto fare di più, visto lo sfondo carico di implicazioni politiche, e che i personaggi femminili spiccano per quanto sono sottoutilizzati. È un peccato, perché Mariana di Girolamo brilla come Monica nel poco tempo sullo schermo che le viene concesso. È sostanzialmente relegata a essere l'incarnazione dagli occhi sgranati dell'ottimismo da tempo perduto di Chris, e se le fosse stato dato più spazio le dinamiche tra i personaggi avrebbero potuto essere amplificate e McDonagh avrebbe potuto rafforzare le sue linee critiche solo accennate. Sebbene l'ultimo atto faccia intravedere una trasformazione prima di una dura battaglia all'orizzonte, un'occasione è andata persa.

Wild Horse Nine
Wild Horse Nine Searchlight Pictures

In definitiva, il divertimento poggia sulla chimica di coppia tra i due protagonisti, che non manca e si appoggia in gran parte sulle solide spalle di Malkovich. Dopo anni di ruoli secondari dimenticabili, il veterano è tornato a pieno regime e offre la sua migliore interpretazione dai tempi di Being John Malkovich. O forse dalla sua svolta da villain come Pascal Sauvage in Johnny English, una performance da antologia, e su questo non accettiamo repliche.

Che stia ammettendo di tenere più alle falene cilene che alle persone del Cile, che stia sfogando in modo irascibile la sua rabbia su chiunque gli capiti a tiro o che stia riflettendo sul perché non ci siano più canzoni su uccelli suicidi, Malkovich assapora ogni battuta di dialogo. La sua inconfondibile dizione si adatta alla perfezione alla prosa di McDonagh, soprattutto quando pronuncia più e più volte la parola "cahoots".

Che parola meravigliosa... Sapevate che deriva originariamente dal francese 'cahute', che significa piccola baracca e richiama l'immagine di cospiratori stipati insieme? Chi può dire se sia Vangelo, ma come ha detto una volta Tom Waits, "La maggior parte delle persone non si preoccupa se stai dicendo loro la verità o se stai dicendo loro una bugia, finché sono intrattenute".

Oh dio, siamo finiti in pieno stile McDonagh con una digressione verbosa. Torniamo a John...

Il modo in cui Malkovich riesce a immergersi allo stesso tempo in terreni eccentrici, amorali, malinconici e pieni di anima crea una poesia pessimista a cui è difficile resistere. L'attore ha già conquistato la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile a Venezia, dove il film è stato presentato in anteprima quest'anno, e grazie a questa prova è quasi un candidato certo per la gloria agli Oscar il prossimo anno.

A rafforzare queste probabilità c'è il fatto che la sua ultima candidatura agli Oscar risale al 1993 per In The Line Of Fire, in cui interpretava il killer senza nome che tenta di assassinare il presidente degli Stati Uniti. L'Academy ama le storie di ritorni, e chi non ama una bella simmetria che riecheggia il cinema e si traveste da coincidenza?

Dunque, per quanto Wild Horse Nine possa muoversi su un terreno familiare, è molto probabile che si sentirà parlare parecchio di questo racconto sarcastico e a tratti commovente durante la stagione dei premi.

Wild Horse Nine è ora nelle sale.

Video editor • Amber Louise Bryce

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