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Il film della settimana: "Primetime", Robert Pattinson a caccia di predatori (e di ascolti)

Film della settimana: Primetime
Film della settimana: Primetime -  Diritti d'autore  A24
Diritti d'autore A24
Di David Mouriquand
Pubblicato il •Ultimo aggiornamento
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Esordio narrativo di Lance Oppenheim, con un Robert Pattinson magistrale in una satira dei media sui confini tra giornalismo e sfruttamento: "Primetime" affascina ma a tratti frustra, restando un film più d'atmosfera che di sostanza.

Robert Pattinson sta vivendo un anno straordinario sullo schermo, con interpretazioni acclamate dalla critica nell'eccellente The Drama e nel colosso al botteghino firmato Christopher Nolan The Odyssey. Prima di approdare ad Arrakis nel capitolo conclusivo del Dune: Part Three di Denis Villeneuve, è protagonista di quello che potrebbe essere il suo ruolo più provocatorio del 2026.

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Interpreta il giornalista televisivo statunitense Chris Hansen, ex conduttore del programma To Catch a Predator, in Primetime di Lance Oppenheim. E anche se il film potrà lasciare perplesso il pubblico, è innegabile che Pattinson dovrebbe, a pieno diritto, essere sulla strada per una candidatura all'Oscar.

Ispirato alla storia vera di Hansen e del programma, trasmesso all'interno di Dateline NBC dal 2004 al 2007, Primetime mostra come To Catch a Predator ingaggiasse esche per attirare uomini adulti in villette di periferia dove si aspettavano di avere rapporti sessuali con minorenni. Invece trovavano Hansen, presente con una troupe al completo per affrontarli con la lettura dei loro sordidi scambi di chat online. In sostanza, una serie di operazioni-trappola messe in scena, che si concludevano con l'arresto da parte della polizia dei presunti pedofili.

Gli ascolti del programma sono enormi e questo porta Hansen a essere convocato negli uffici della NBC, dove un presidente del network scettico (Jeff Zucker, nel ruolo di se stesso) sposta la fascia oraria del programma per metterlo in diretta concorrenza con la serie di successo Lost. Ma la promozione comporta aspettative: il network pretende che Hansen offra qualcosa di davvero clamoroso.

Primetime
Primetime A24

Per il suo primo lungometraggio di finzione, Oppenheim – finora regista di documentari – firma una cupa e surreale satira sui media che mette a nudo la linea, inquietantemente fragile, tra giornalismo e intrattenimento. Questa tensione passa attraverso Hansen, che si vede come un giusto crociato. Ma non è un santo: è un fedifrago seriale e fatica a non far cadere la maschera. Una maschera che nasconde un'insicurezza profonda (è chiaramente intimidito da Stone Phillips, co-conduttore di Dateline NBC) ma che rivela anche come Hansen abbia un complesso da messia, si illude cioè di "ripulire il mondo da un antico male".

Pattinson qui è in stato di grazia, al tempo stesso elegante e viscidamente compiaciuto. Un uomo convinto di essere un giornalista, ma che in realtà è una star televisiva egocentrica ossessionata dagli ascolti. L'attore non scivola mai nella caricatura del cattivo da operetta, ma entra ed esce con naturalezza da una psiche che, all'esterno, è persuasa che il suo programma persegua la giustizia e, all'interno, è divorata da una dipendenza patologica dalla fama.

La sua performance, con gestualità e inflessioni vocali azzeccatissime, è sostenuta da interpretazioni brillanti, in particolare quella di Merritt Wever nei panni della spietata produttrice Andie Bender e di Skyler Gisondo, che interpreta Dan Plum, un attore dal viso da ragazzino e in difficoltà, la cui nicchia viene descritta come "ragazzo-uomo glabro, acerbo". L'aspirante attore appassionato di Rent viene assunto dal programma come esca, insieme a Del (la cantante Phoebe Bridgers), che vede il suo ruolo di esca come "una forma di attivismo". Il compito di Dan è attirare i predatori nella casa, e lui accetta quel ruolo di esca come la sua grande occasione, un modo disperato per ottenere il tesserino della Screen Actors Guild.

"È più che recitare: stai salvando dei bambini", gli dice Chris, e Dan finisce per avere un ruolo di primo piano nel tentativo di adescare "una balena", un bersaglio di alto profilo che si rivela essere un procuratore distrettuale del Texas. Quello che segue – e che non verrà svelato qui – è una libera ricostruzione di eventi reali avvenuti durante le riprese dell'ultimo episodio del programma, che portarono alla cancellazione di To Catch a Predator.

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Primetime A24

Come parabola ammonitrice sull'ambizione e ritratto impietoso dell'avidità americana che si nasconde dietro strati di santità tossica e di giustizia corrotta, Primetime è un film che fa pensare. Inoltre riesce a mantenere un'atmosfera tesa, quasi ipnotica. Merito del direttore della fotografia David Bolen, che costruisce un'estetica minacciosa, combinando luci iperstilizzate e una fotografia digitale granulosa che accentua sia l'epoca sia il tono allucinato. Tuttavia Primetime non riesce del tutto a superare la dimensione di film d'atmosfera che lascia un certo disagio: la sceneggiatura di Ajon Singh non sfrutta pienamente il potenziale del materiale e alla fine risulta un po' vuota, soprattutto nel terzo atto, troppo affrettato.

Va riconosciuto al film che non prende mai per mano lo spettatore con spiegazioni didascaliche sulle linee etiche oltrepassate e sulle conseguenze morali. Per questo e per una storia più dettagliata di To Catch a Predator, vale la pena recuperare il documentario del 2025 di David Osit, Predators. Quanto a Primetime, non sempre scava quanto potrebbe nei suoi personaggi né risulta immediatamente avvincente quanto alcuni suoi vicini di genere, in particolare Nightcrawler con Jake Gyllenhaal, che seguiva le azioni di un affascinante opportunista pronto a esporre il proprio narcisismo mentre confonde i confini tra giornalismo e sfruttamento.

Per fortuna Primetime si regge sulle sue interpretazioni affascinanti, soprattutto quella di Pattinson. Il suo Hansen mette in luce come To Catch a Predator non sia mai stato davvero incentrato sulla salvezza dei bambini, ma sugli ascolti e su una giustizia esibita. Per quanto alcune parti del film possano essere frustranti, resta un promemoria utile a diffidare dei moralmente corrotti che dichiarano di voler fare il bene del popolo ma in realtà recitano per denaro, rating e per nutrire il proprio narcisismo. Vi ricorda forse qualche affarista diventato intrattenitore televisivo che oggi si traveste da crociato morale in difesa del buon vecchio stile di vita americano?

Primetime è ora nelle sale cinematografiche.

Video editor • Amber Louise Bryce

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