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Il colosso BP si prepara a vendere le attività nel Mare del Nord

Il logo di BP in una stazione di servizio a Londra, il 1º novembre 2022
Il logo BP in una stazione di servizio a Londra, il 1º novembre 2022 Diritti d'autore  AP Photo/Kin Cheung, File
Diritti d'autore AP Photo/Kin Cheung, File
Di Indrabati Lahiri
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Con tasse straordinarie più alte e mercati energetici globali instabili, la vendita proposta da BP potrebbe chiudere 60 anni di produzione nel Mare del Nord sotto il controllo del colosso britannico.

Il colosso britannico del petrolio e del gas British Betroleum (BP) ha annunciato venerdì di avere avviato il processo di messa in vendita delle sue attività nel Mare del Nord, con l'obiettivo di concentrarsi sulle "opportunità di maggior valore".

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Il suo portafoglio nel Mare del Nord al largo delle coste del Regno Unito comprende cinque hub produttivi e dà lavoro a circa 1.100 persone, ha aggiunto BP in un comunicato.

Il suo portafoglio nel Mare del Nord al largo delle coste del Regno Unito comprende cinque hub produttivi e dà lavoro a circa 1.100 persone, ha aggiunto BP in un comunicato.

"Il Regno Unito è la nostra casa da oltre 100 anni e continuerà a svolgere un ruolo importante nel nostro futuro. Siamo orgogliosi dei posti di lavoro che creiamo, del contributo che diamo all'economia britannica e del lavoro che facciamo ogni giorno per garantire l'approvvigionamento energetico", ha dichiarato nel comunicato l'amministratrice delegata di BP, Meg O'Neill.

"Il Mare del Nord resta una componente essenziale del sistema energetico britannico. Tuttavia, mentre concentriamo il nostro portafoglio e destiniamo il capitale alle opportunità di maggior valore, riteniamo che le nostre attività nel Mare del Nord possano essere meglio valorizzate all'interno di un'altra società. Hanno personale di livello mondiale, asset resilienti e una storia di cui andare fieri, ed è proprio questa combinazione che può attirare un proprietario pronto a sostenerne il prossimo capitolo" ha aggiunto O'Neill secondo cui BP cercherà un accordo che riconosca il valore delle sue "persone, dei suoi asset e del suo patrimonio".

L'annuncio è arrivato un giorno dopo che il nuovo primo ministro britannico, Andy Burnham, ha lasciato intendere di poter adottare un approccio più flessibile alla produzione di petrolio e gas nel Mare del Nord, sullo sfondo dei timori per la sicurezza energetica del Regno Unito e per la volatilità dei mercati energetici globali.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha più volte sollecitato il Regno Unito ad aumentare la produzione di petrolio e gas nel Mare del Nord. Giovedì Burnham ha dichiarato di voler adottare "un approccio pragmatico" allo sviluppo e all'utilizzo delle risorse della regione.

BP ha affermato che continuerà a gestire le attività in modo sicuro e affidabile per tutta la durata del processo di vendita.

Perché la produzione nel Mare del Nord sta perdendo attrattiva

La divisione di BP nel Mare del Nord impiega attualmente circa 1.100 lavoratori e la società opera nella regione da oltre 60 anni. Nel 2025 queste attività hanno prodotto circa 117.000 barili equivalenti di petrolio al giorno, pari a circa il 5% della produzione globale di petrolio e gas di BP.

Tuttavia, questo bacino maturo ha progressivamente perso attrattiva negli ultimi anni, complice il calo della produzione e il regime fiscale britannico, spesso soggetto a modifiche, che ha aumentato gli oneri per i produttori.

Negli ultimi anni il bacino ha comunque perso parte del suo richiamo anche a causa del calo produttivo, dell'aumento delle tasse sugli extraprofitti e della decisione del precedente governo laburista di non rilasciare nuove licenze per l'esplorazione di giacimenti di petrolio e gas.

Le compagnie petrolifere e del gas hanno inoltre criticato la tassa sugli extraprofitti e, più in generale, l'incertezza normativa, sostenendo che questi fattori hanno frenato gli investimenti.

L'azienda ha ora scelto di concentrarsi maggiormente sulle attività core nel petrolio e nel gas, dopo avere ridotto gli investimenti nelle energie rinnovabili. Questo cambio di strategia è arrivato in seguito alle pressioni degli investitori per migliorare i rendimenti e ridurre il debito.

Nell'ultimo anno BP ha concordato o completato diverse dismissioni. Tra queste figura l'accordo per la vendita di una quota di controllo del 65% di Castrol, la sua divisione di lubrificanti, alla società di investimenti in infrastrutture Stonepeak. L'operazione dovrebbe chiudersi entro la fine del 2026, subordinatamente al via libera delle autorità di regolamentazione.

L'obiettivo è semplificare ulteriormente il portafoglio, concentrare gli investimenti sulle attività principali di esplorazione e produzione, raffinazione e trading e rafforzare il bilancio.

La decisione di BP segue mosse analoghe di altre grandi compagnie energetiche internazionali. ExxonMobil, Chevron e ConocoPhillips hanno venduto asset nel Mare del Nord, mentre Shell ed Equinor hanno unito le loro attività offshore nel Regno Unito in una joint venture. Anche TotalEnergies ha ridotto e riorganizzato parte del proprio portafoglio nella regione, mentre le aziende reagiscono al calo della produzione e cercano progetti più redditizi altrove.

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