La polizia keniota ha sparato e ucciso due manifestanti che protestavano contro un piano sostenuto dagli USA per creare un centro di quarantena per l’Ebola nel Kenya centrale
Due manifestanti sono stati uccisi dalla polizia in Kenya durante le proteste contro un progetto sostenuto dagli Stati Uniti per la costruzione di un centro di quarantena per l’Ebola nel Kenya centrale.
Le violenze sono avvenute nei pressi della base aerea di Laikipia, a Nanyuki, dove centinaia di persone si erano radunate per contestare la realizzazione della struttura sanitaria. Il progetto prevede la costruzione di un centro da 50 posti letto destinato all’isolamento e al monitoraggio di persone potenzialmente esposte al virus.
Secondo le autorità, il piano nasce da un accordo bilaterale tra il governo del presidente keniota William Ruto e l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.
Scontri e uso della forza
Durante la manifestazione, la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni e munizioni vere per disperdere la folla, mentre alcuni gruppi di manifestanti bloccavano le strade e incendiavano pneumatici nei pressi della base militare.
Le due vittime sono state colpite da arma da fuoco durante gli scontri. Una delle persone uccise sarebbe un commerciante locale che stava cercando di rientrare a casa dopo aver chiuso la propria attività a causa dei disordini.
La struttura dovrebbe ospitare cittadini statunitensi asintomatici, personale medico missionario e altri individui potenzialmente esposti al ceppo Bundibugyo dell’Ebola. Il Kenya, al momento, non registra casi confermati, mentre il vicino Uganda ha segnalato nuovi contagi e decessi.
Il progetto ha però incontrato una forte opposizione da parte dei residenti e degli operatori sanitari locali, che accusano le autorità di voler trasferire sul territorio keniota rischi sanitari esterni.
La battaglia legale e le tensioni politiche
Il piano è attualmente oggetto di un ricorso giudiziario. La giudice dell’Alta Corte keniota Patricia Nyaundi ha prorogato una sospensione temporanea che impedisce la costruzione della struttura almeno fino al 23 giugno, ordinando anche la pubblicazione degli accordi tra Kenya e Stati Uniti.
Nonostante ciò, alcune fonti locali riportano che voli militari continuano a trasportare personale e materiali verso la base di Laikipia.
Il presidente Ruto ha difeso pubblicamente il progetto, sostenendo che si tratta di una misura di preparazione sanitaria e non di un’iniziativa eccezionale, ribadendo che rafforza la cooperazione tra Kenya e Stati Uniti.