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Iran minaccia gli Usa dopo i raid. Tajani: "Una tregua dovrebbe essere rispettata"

ARCHIVIO – Un caccia F-16 della Lockheed Martin esegue un volo dimostrativo il 22 giugno 2011 al 49º Salone aeronautico di Parigi, all'aeroporto di Le Bourget.
Foto d’archivio: un caccia F-16 Lockheed Martin in volo dimostrativo il 22 giugno 2011 al 49° Salone aeronautico di Parigi, all’aeroporto di Le Bourget. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Jeremiah Fisayo-Bambi & Greta Ruffino Agenzie: AP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Teheran torna a minacciare Washington dopo i raid americani contro siti missilistici e imbarcazioni iraniane nel sud del Paese. Antonio Tajani invita al dialogo per evitare un’escalation e riaprire Hormuz. A Gaza, cinque persone sono morte in un raid israeliano ad Al-Maghazi

Teheran torna a minacciare Washington dopo i nuovi raid americani contro siti missilistici e imbarcazioni iraniane nel sud del Paese. I Pasdaran affermano di aver abbattuto un drone statunitense MQ-9 entrato nello spazio aereo iraniano e di aver costretto alla fuga un altro drone e un caccia Usa. Un portavoce di alto livello delle Forze Armate iraniane ha avvertito che qualsiasi nuovo attacco contro l'Iran riceverà una risposta "molto più severa" che si estenderà "oltre i confini della regione".

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Il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato che le posizioni di Stati Uniti e Iran restano “molto dure”, complicando il percorso diplomatico. "La posizione americana, ma anche quella iraniana" è "molto dura e questo non agevola. Serve, comunque, che si proceda nel dialogo per concludere questa guerra e riaprire Hormuz. Una tregua dovrebbe essere rispettata, anche in Libano credo serva più prudenza".

Secondo la protezione civile di Gaza, martedi cinque persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite in un raid aereo israeliano nella zona orientale di Al-Maghazi. Le vittime sarebbero civili colpiti durante l’attacco. L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa e una fonte della sicurezza palestinese hanno confermato il bilancio dei morti e dei feriti.

Intanto la Guida Suprema Mojtaba Khamenei nel suo messaggio per l'Hajj riportato da Tasnim ha dichiarato che il Medio Oriente "non non farà più da scudo alle basi Usa". "L'America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l'installazione di basi militari nella regione".

La Cina invita Stati Uniti e Iran a rispettare il cessate il fuoco e a risolvere le dispute “con mezzi pacifici”, secondo quanto dichiarato dal portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning, chiamata a intervenire sugli ultimi sviluppi in Iran secondo dichiarazioni riportate dal Global Times.

Le forze armate statunitensi hanno dichiarato lunedì di aver condotto attacchi "di autodifesa" nel sud dell'Iran, colpendo siti di lancio missilistico e imbarcazioni che stavano posizionando mine, mentre il presidente Donald Trump affermava sui social media che i negoziati "stanno procedendo bene".

In un comunicato del Comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), si precisa che gli attacchi sono stati condotti "per proteggere le nostre truppe dalle minacce poste dalle forze iraniane".

"Gli obiettivi includevano siti di lancio di missili e imbarcazioni iraniane che tentavano di posare mine. Il Comando centrale degli Stati Uniti continua a difendere le nostre forze, pur esercitando moderazione durante l'attuale cessate il fuoco", ha dichiarato il portavoce del CENTCOM, Timothy Hawkins.

Non sono stati resi subito noti ulteriori dettagli, in particolare sulla natura delle minacce provenienti dall'Iran e su che cosa questo significhi per i negoziati in corso.

Accordi e disaccordi sugli step del processo di pace

Gli attacchi arrivano mentre si discute un possibile accordo tra le due parti per porre fine alla guerra, che permetterebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Le autorità iraniane hanno affermato lunedì che i negoziatori di Teheran e Washington hanno chiuso accordi su molti dossier, ma che un'intesa complessiva non è ancora imminente.

Secondo il portavoce della politica estera iraniana, Esmail Baquei, non esiste "alcun calendario o scadenza" per finalizzare un accordo con gli Stati Uniti.

Queste dichiarazioni contrastano con quelle di Donald Trump, che sabato aveva sostenuto che un accordo con Teheran è stato "in larga misura negoziato" dopo le sue telefonate con Israele e altri alleati della regione.

"Gli aspetti finali e i dettagli dell'accordo sono attualmente in discussione e saranno annunciati a breve", aveva scritto Trump sui social, senza fornire ulteriori informazioni.

Domenica, però, il presidente statunitense ha però affermato di aver chiesto ai suoi rappresentanti di prendersi più tempo e di non accelerare il possibile accordo.

Gli Accordi di Abramo, nuova condizione per la fine della guerra?

Nel frattempo, Trump ha dichiarato lunedì che qualsiasi intesa per porre fine alla guerra con l'Iran dovrebbe prevedere l'obbligo per diversi altri Paesi, tra cui Arabia Saudita e Pakistan, di aderire agli Accordi di Abramo, gli accordi mediati dagli Stati Uniti durante il suo primo mandato e volti a normalizzare le relazioni con Israele.

La proposta arriva mentre il nascente accordo con l'Iran è oggetto di critiche da parte di altri esponenti repubblicani, favorevoli a una linea più dura nei confronti di Teheran, e potrebbe introdurre nuove complicazioni diplomatiche nei negoziati.

Trump ha indicato Arabia Saudita e Qatar come Paesi che dovrebbero aderire "immediatamente", insieme a Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania. Bahrein ed Emirati Arabi Uniti erano stati i primi a unirsi agli accordi nel 2020.

Secondo Trump, "dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per cercare di mettere insieme questo puzzle così complesso, dovrebbe essere obbligatorio che tutti questi Paesi, almeno, sottoscrivano contemporaneamente gli Accordi di Abramo".

Da tempo Trump spera che l'Arabia Saudita aderisca agli accordi, ma il regno sostiene che qualsiasi normalizzazione richiede innanzitutto la definizione di un chiaro percorso verso la creazione di uno Stato palestinese. Questa è una condizione importante anche per il Pakistan, che è tra i Paesi che non intrattengono relazioni diplomatiche con Israele.

Nati inizialmente tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein, seguiti poi da Sudan, Marocco e, più recentemente, Kazakhstan, gli Accordi di Abramo sono una serie di intese diplomatiche, economiche e di sicurezza promosse con il sostegno degli Stati Uniti durante il primo mandato di Trump.

Sono stati presentati come uno sforzo per promuovere la cooperazione tra i Paesi del Medio Oriente e del Nordafrica, e l'amministrazione li considerava in parte come un passo verso relazioni piene con Israele.

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