È scoppiata una crisi diplomatica tra Ucraina e Israele in seguito all'arrivo ad Haifa di una nave della flotta ombra russa che trasportava grano ucraino rubato. Bruxelles si dice pronta a sanzionare le persone coinvolte. Anche altre Paesi nel mirino dopo arrivo di navi della flotta "ombra" russa
L’Ucraina ha dichiarato che risponderà a tutti i casi di esportazione illegale di prodotti agricoli dai territori occupati da parte della Russia, segnalando in particolare navi dirette verso Egitto e Algeria.
"Ci sono stati casi in passato, abbiamo persino segnalato pubblicamente carichi simili quando si avvicinavano a Turchia, Egitto, Algeria e altri paesi", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Georgij Tikhij, "ora in realtà ci sono diverse navi. Per quanto ne so, una si sta avvicinando all'Egitto e l'altra all'Algeria".
L'Unione europea si dichiara pronta a colpire con sanzioni chiunque sia coinvolto nel commercio di grano ucraino sottratto dalla Russia in quanto proveniente da aree ucraine occupate.
Il caso scattato con la nave approdata in Israele
A far scattare l’ultimatum è il caso della nave Panormitis, arrivata nel porto di Haifa con un carico sospetto che rischia di trasformarsi in un nuovo fronte di crisi diplomatica.
“L’Ue ha preso atto delle notizie secondo cui una nave della cosiddetta 'flotta ombra' russa, carica di grano ucraino sottratto, è stata autorizzata a operare nel porto di Haifa, nonostante i precedenti contatti dell’Ucraina con le autorità israeliane”, ha dichiarato a Euronews un portavoce della Commissione europea.
Bruxelles ha ribadito la propria linea: "Condanniamo tutte le azioni che contribuiscono a finanziare lo sforzo bellico illegale della Russia e ad aggirare le sanzioni europee. Siamo pronti a inserire nella lista nera individui ed entità coinvolti, anche al di fuori dell’Ue". La Commissione ha inoltre confermato di aver già avviato contatti diretti con il ministero degli Esteri israeliano.
L’episodio ha innescato una rapida escalation diplomatica tra Ucraina e Israele. Kiev ha convocato l’ambasciatore israeliano, mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha accusato apertamente Israele di contribuire a un commercio “illegittimo” di grano sottratto.
La nave Panormitis, battente bandiera panamense, trasporterebbe oltre 6.200 tonnellate di grano e circa 19.000 tonnellate di orzo. Secondo fonti ucraine, parte del carico proverrebbe da porti occupati come Berdyansk. L’imbarcazione è arrivata ad Haifa ed è in attesa di operazioni, mentre casi analoghi si sarebbero già verificati nei mesi precedenti del 2026.
Zelensky ha annunciato che il governo ucraino sta preparando un pacchetto di “sanzioni mirate”, in coordinamento con i partner europei, contro chi “trasporta, facilita o trae profitto da questo schema criminale”.
In precedenza, Kiev aveva chiesto a Bruxelles di utilizzare “tutti gli strumenti disponibili” per ostacolare le vendite globali di grano sottratto, inclusa la possibile mobilitazione di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere.
Dal canto suo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha dichiarato che il caso sarà esaminato, sottolineando che le autorità agiranno “in conformità con la legge”. Israele contesta tuttavia che vi siano prove definitive sull’origine illegale del grano e accusa Kiev di portare avanti la disputa attraverso i media.
Le sanzioni a livello europeo richiedono l’unanimità dei 27 Stati membri, un obiettivo non sempre facile da raggiungere. Diversi cittadini russi sono già stati inseriti nelle liste nere per il sequestro di grano ucraino e, nel 2024, l’Ue ha introdotto dazi sui prodotti cerealicoli provenienti da Russia e Bielorussia per contrastare il commercio di merci sottratte.
La questione si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra Ue e Israele, già messe alla prova dalla guerra in Medio Oriente. L’offensiva israeliana in Libano, attualmente sospesa da un fragile cessate il fuoco, ha riacceso il dibattito sulla possibile sospensione dell’Accordo di associazione tra le due parti.
Spagna, Irlanda e Slovenia spingono per misure punitive in risposta agli attacchi contro città libanesi. Più caute invece Germania e Italia, il cui sostegno resta decisivo per raggiungere la maggioranza qualificata necessaria a sospendere l’accordo.
A complicare ulteriormente il quadro, la recente introduzione in Israele di una legge che prevede la pena di morte per i palestinesi ha sollevato interrogativi sul rispetto dell’articolo 2 dell’accordo, che impone obblighi vincolanti in materia di diritti umani.
Già nel 2025, una revisione interna del Servizio europeo per l’azione esterna aveva concluso che Israele aveva violato tale articolo, evidenziando violazioni sistematiche del diritto internazionale nella Striscia di Gaza.