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Gli Emirati Arabi Uniti decidono di lasciare l'Opec dal 1° maggio per "interesse nazionale"

FILE: Il logo dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) all'esterno della sede dell'OPEC a Vienna, 3 marzo 2022.
FILE: Il logo dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) all'esterno della sede dell'OPEC a Vienna, 3 marzo 2022. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Toby Gregory and Euronews Doha team
Pubblicato il
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Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di lasciare l'OPEC, infliggendo un duro colpo all'alleanza dei produttori di petrolio, mentre si aggrava la crisi energetica globale a causa del blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato martedì che lasceranno l'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Opec) a partire dal 1° maggio.

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"È giunto il momento di concentrare i nostri sforzi su ciò che il nostro interesse nazionale impone e sul nostro impegno nei confronti dei nostri investitori, clienti, partner e mercati energetici globali", hanno dichiarato gli Emirati Arabi Uniti (Eau) in una nota diffusa dall'agenzia di stampa statale WAM.

La decisione colpisce pesantemente i Paesi esportatori di petrolio e segnala un riassetto fondamentale delle dinamiche energetiche globali, proprio mentre il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran aumenta ogni giorno di più la pressione sull'economia mondiale.

Nella dichiarazione, gli Eau hanno spiegato che "questa decisione si allinea con la visione strategica ed economica a lungo termine e con lo sviluppo del loro settore energetico" nonché "rafforza l'impegno degli Eau nel suo ruolo di produttore responsabile e affidabile che anticipa il futuro dei mercati energetici globali", si legge nel comunicato.

La mossa a sorpresa "non modifica l'impegno per la stabilità del mercato globale o il suo approccio basato sulla cooperazione con produttori e consumatori. Piuttosto, rafforza la capacità degli Eau di rispondere alle esigenze del mercato in evoluzione".

Nella nota le autorità emiratine hanno aggiunto che la decisione è "guidata anche da interessi nazionali e dall'impegno del Paese a contribuire attivamente a soddisfare le esigenze urgenti del mercato, soprattutto in considerazione della volatilità geopolitica in corso nel breve termine, derivante dalle perturbazioni nel Golfo Arabico e nello Stretto di Hormuz, che hanno un impatto sulle dinamiche di approvvigionamento".

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