La proposta è significativa perché potrebbe cambiare la partecipazione al voto in vista delle prossime elezioni legislative del 2027 in questo Paese di 5,4 milioni di abitanti. I manifestanti si sono radunati davanti al parlamento della capitale, mentre proteste analoghe si sono svolte a Košice, a Banská Bystrica e all'estero, tra cui a Bruxelles e a Praga. I critici ritengono che il provvedimento prenda di mira l'elettorato filo-occidentale, mentre il primo ministro Robert Fico sostiene che l'obiettivo sia prevenire i brogli.
Il leader dell'opposizione Michal Šimečka ha detto alla folla riunita a Bratislava che in gioco c'è la democrazia, tracciando un parallelo con i recenti cambiamenti politici in Ungheria. Alle legislative del 2023 quasi 59.000 slovacchi residenti all'estero hanno votato per corrispondenza: oltre l'80% ha sostenuto i partiti di opposizione e solo il 6,1% ha scelto il partito Smer-SD di Fico.
In base alla riforma proposta, gli elettori all'estero non potrebbero più votare per posta ma dovrebbero recarsi di persona alle ambasciate, un cambiamento che, secondo l'opposizione, renderebbe il voto molto più difficile per molti cittadini che vivono lontano dalle sedi diplomatiche. Il piano ha alimentato le tensioni attorno a Fico, tornato al potere nel 2023 e già nel mirino di proteste per i suoi tentativi di limitare i contrappesi istituzionali, restringere la libertà dei media e ridisegnare il sistema giudiziario.
Il dibattito sulla riforma del voto all'estero evidenzia come le elezioni del 2027 rischino di trasformarsi in un referendum di fatto sulla visione di Fico di una Slovacchia a trazione illiberale, mentre i suoi sostenitori insistono che le modifiche servono a garantire sicurezza e trasparenza.