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Francia, via libera al bilancio 2026: Lecornu resiste alla censura

L'interno dell'Assemblea nazionale, 9 dicembre 2025.
L'interno dell'Assemblea nazionale, 9 dicembre 2025. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Sophia Khatsenkova
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il bilancio dello Stato francese per il 2026 sarà adottato dopo il fallimento delle mozioni di censura della sinistra e del Rassemblement National. Critiche e fratture anche tra i sostenitori del governo

Dopo mesi di stallo e tensioni, il bilancio della Francia per il 2026 è sulla buona strada per essere definitivamente adottato.

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La svolta arriva dopo la bocciatura della prima mozione di censura presentata dalla sinistra, escluso il partito Socialista, contro il governo, a seguito del ricorso all’articolo 49.3 da parte del primo ministro Sébastien Lecornu venerdì scorso. La mozione ha ricevuto 260 voti, sotto i 288 necessari per far cadere l’esecutivo.

La seconda mozione, presentata dal Rassemblement national, viene esaminata subito dopo la prima, ma ha poche possibilità di successo, dato che i partiti di sinistra hanno escluso qualsiasi alleanza con l’estrema destra. Il fallimento di entrambe le mozioni porta automaticamente all’adozione della legge finanziaria, già in ritardo di oltre un mese.

L’episodio segna il culmine di un processo caotico, sintomatico di un’Assemblea nazionale profondamente frammentata dalle elezioni legislative anticipate del 2024. Di fronte all’assenza di un sostegno sufficiente, Lecornu ha scelto di utilizzare l’articolo 49.3 per far approvare il bilancio senza votazione, una decisione fortemente criticata dagli oppositori.

In Aula i toni si sono alzati. Il primo ministro ha denunciato il "disordine permanente", deplorando che alcuni abbiano scelto il momento peggiore per bloccare il dibattito sul bilancio. La RN, tramite Gaëtan Dussausaye, ha definito il testo un "bilancio di punizioni e privazioni", chiedendo la censura.

Fratture anche tra i sostenitori del governo

La legge finanziaria non ottiene nemmeno il consenso unanime all’interno della maggioranza. Alcuni rappresentanti del centro e della destra mettono in dubbio la credibilità dell’obiettivo di ridurre il deficit pubblico al 5 per cento del Pil entro il 2026, rispetto al 5,4 per cento del 2025.

La deputata Agnès Pannier-Runacher (Ensemble pour la République) ha dichiarato che il bilancio "non prepara al futuro", criticando l’aumento della pressione fiscale sulle imprese, che in alcuni casi hanno già congelato le assunzioni. Tra le misure previste c’è una sovrattassa sui profitti delle grandi aziende, destinata a raccogliere oltre 7 miliardi di euro.

Il deficit pubblico è stimato a quasi 132 miliardi di euro, sostanzialmente invariato rispetto al 2025. La spesa pubblica dovrebbe scendere leggermente al 56,6 per cento del Pil.

Una sinistra divisa con i socialisti come arbitro

France Insoumise e gli ecologisti hanno tentato fino all’ultimo di convincere il PS a votare per la censura. Manuel Bompard (LFI) ha criticato il bilancio come "svuotato di ogni sostanza di sinistra", mentre Sandrine Rousseau ha ricordato al PS il suo ruolo di arbitro. I socialisti hanno però confermato che non avrebbero sostenuto le mozioni, garantendo di fatto la sopravvivenza del governo.

Sotto la pressione dell’Unione europea e delle agenzie di rating, la Francia deve riprendere il controllo delle proprie finanze pubbliche. Un compito reso più delicato dall’instabilità politica senza precedenti del Paese.

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