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Strumenti della Via della Seta: preservare suono e tradizione

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Strumenti della Via della Seta: preservare suono e tradizione
Diritti d'autore  Euronews
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Di Rushanabonu Aliakbarova
Pubblicato il
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Dai laboratori alle tradizioni orali, la musica continua a unire le generazioni attraverso gli strumenti, l’esecuzione e il patrimonio culturale.

Da secoli la musica fa parte della vita lungo la Via della Seta. Gli strumenti non venivano usati solo per esibirsi, ma per esprimere emozioni, segnare momenti importanti e riunire le comunità. Hanno accompagnato feste, narrazioni e rituali, contribuendo a creare uno spazio culturale condiviso tra diverse regioni.

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Oggi queste tradizioni sopravvivono in forme diverse, attraverso l’artigianato, la performance orale e pratiche musicali in continua evoluzione. Nelle varie regioni gli strumenti restano strettamente legati all’identità, collegando passato e presente attraverso il suono.

Andijan e la rinascita della costruzione di strumenti musicali

Ad Andijan il patrimonio musicale viene preservato e sviluppato grazie al lavoro dei costruttori di strumenti. Dai tempi di Amir Temur a oggi, gli strumenti sono rimasti al centro della vita culturale, creando un ponte tra generazioni di musicisti e di pubblico.

In una delle botteghe specializzate più grandi del Paese, il maestro artigiano Abdumalik Madraimov da oltre 55 anni realizza strumenti come il dutar, il tambur, il ghijjak e il doira. Il suo lavoro unisce ricerca storica e produzione pratica, con l’obiettivo sia di conservare sia di ricostruire gli strumenti tradizionali.

«Molti strumenti del passato erano stati dimenticati», spiega. «Li abbiamo ricreati in forme moderne e riportati alla vita culturale.»

Il suo team studia strumenti dei periodi timuride e post-timuride, usando fonti storiche per ricostruire modelli andati perduti. Tra questi vi sono diversi strumenti descritti nei testi antichi, adattati oggi all’uso contemporaneo. Alcuni di questi strumenti ricostruiti vengono suonati nelle scuole e presentati su palcoscenici professionali.

La bottega funziona al tempo stesso come laboratorio di produzione e centro di ricerca. Qui si realizzano strumenti per tutti i livelli, dai bambini delle scuole ai musicisti professionisti, garantendo l’accesso all’educazione musicale in tutto il Paese. Allo stesso tempo si affiancano attrezzature moderne alle tecniche tradizionali, per ottenere un suono più preciso senza perdere autenticità.

Oltre a essere un luogo di lavoro, il laboratorio è anche una scuola. Gli apprendisti imparano il mestiere direttamente dai maestri esperti, proseguendo un sistema di trasmissione del sapere che dura da generazioni. Gli strumenti prodotti qui vengono esportati all’estero e conservati in collezioni internazionali, a testimonianza di un interesse globale in crescita.

Surkhandarya e l’arte vivente della performance orale

Più a sud, nel Surkhandarya, la musica assume una forma diversa: non è scritta o fissata, ma viene eseguita, ricordata e trasformata in tempo reale.

Qui i bakhshi mantengono vive le tradizioni dell’epica narrativa attraverso l’improvvisazione. Accompagnati dalla dombra eseguono lunghi brani raccontati, in cui si fondono musica, poesia ed espressione personale. Ogni esibizione è unica, modellata dalla voce, dall’esperienza e dal dialogo con il pubblico.

«Un bakhshi non impara a memoria, improvvisa», spiega l’esecutore Shodmon Khujamberdiyev. «La dombra guida il racconto e l’emozione.»

Questa tradizione si tramanda attraverso l’ascolto, non con la notazione scritta. I giovani imparano osservando i loro maestri e, poco a poco, sviluppano uno stile personale. Lo strumento diventa un’estensione dell’interprete, influenzandone ritmo, timbro e intensità emotiva.

Per molti la dombra è più di uno strumento: è una fonte di ispirazione. Il suo suono plasma il racconto, permettendo agli artisti di esprimere stati d’animo interiori e di rispondere all’ambiente che li circonda. Ancora oggi le esibizioni dei bakhshi sono parte integrante degli incontri culturali, mantenendo un legame tra le antiche pratiche di narrazione e la vita contemporanea.

Karakalpakstan e l’arte di plasmare il suono

In Karakalpakstan l’attenzione si sposta sulla costruzione degli strumenti. L’artigianato ha un ruolo centrale e strumenti come il qobyz sono realizzati interamente a mano.

Il processo è preciso e richiede molto tempo. Materiali naturali – legno di gelso o di jida, pelle di cammello e crini di cavallo – vengono scelti e preparati con cura. La tempistica di ogni fase è cruciale, dal taglio del legno all’assemblaggio e all’accordatura. Ogni dettaglio incide direttamente sulla qualità e sulla profondità del suono.

«Il qobyz è fatto di materiali naturali e ogni dettaglio conta», racconta il musicista e artigiano Marat Zhakysmuratov, che ha imparato il mestiere dal padre. «Se il processo viene seguito correttamente, lo strumento può durare per decenni.»

Queste conoscenze si trasmettono spesso in ambito familiare e fanno parte di una più ampia tradizione di maestria. Allo stesso tempo cresce la domanda di strumenti, sostenuta dal maggiore interesse dei giovani e dall’espansione dell’educazione musicale.

Accanto al qobyz, anche il dutar karakalpako esprime un’identità regionale propria. Differenze strutturali, come il numero dei tasti e le dimensioni della cassa armonica, influenzano sia il suono sia lo stile esecutivo. Alcuni strumenti accompagnano il canto, altri sono concepiti esclusivamente per l’esecuzione strumentale.

Qui l’artigianato è strettamente legato alla continuità culturale. Ogni strumento porta con sé non solo il suono, ma anche le tecniche, i materiali e il sapere di chi lo ha costruito.

Una tradizione che prosegue

Oggi questi strumenti fanno ancora parte della vita culturale quotidiana: vengono costruiti nelle botteghe, suonati sui palcoscenici e insegnati nelle scuole. Sono presenti sia nell’istruzione formale sia nei contesti informali, dalle sale da concerto alle riunioni di comunità.

L’interesse delle nuove generazioni è in aumento. Gli studenti imparano a suonare gli strumenti tradizionali e alcuni si avvicinano anche all’artigianato, proseguendo il ciclo di produzione e di esecuzione. Iniziative culturali, festival e sostegno istituzionale alimentano questo processo, aprendo nuove possibilità di tutela e di sviluppo.

Anche il riconoscimento a livello internazionale ha avuto un ruolo, riportando l’attenzione su strumenti che in passato rischiavano di scomparire. Ciò ha incoraggiato interpreti e artigiani a proseguire il proprio lavoro, adattando le tradizioni ai contesti contemporanei.

Nelle diverse regioni la musica continua a evolversi, restando però radicata nella tradizione. Gli strumenti della Via della Seta non sono reperti statici: fanno parte di un sistema vivo che unisce artigianato, esecuzione e identità attraverso il tempo.

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