Stabilire il prezzo dei voli aerei è un lavoro complesso. Tra tariffe dinamiche, politiche dei governi e fattori globali in evoluzione, ciò che i passeggeri pagano è spesso imprevedibile.
Diciamolo chiaramente: volare non è affatto economico e le tasse rappresentano una parte consistente del conto.
Il dibattito sulle imposte sui biglietti aerei in Europa si è riacceso dopo che il ministero delle Finanze tedesco (fonte in inglese) ha reso noto che il governo federale ha approvato piani per riportare le tasse sui voli ai livelli del 2024.
Se approvate, le modifiche entreranno in vigore dal prossimo luglio. Le imposte sui passeggeri saranno ridotte in tutte le fasce di distanza: le tratte brevi passeranno da € 15,53 a € 13,03, le medie da € 39,34 a € 33,01 e le lunghe da € 70,83 a € 59,43.
«Per il ministero federale delle Finanze è importante che queste riduzioni siano trasferite ai viaggiatori», si legge nel comunicato.
I piani dovranno però essere approvati dal Bundestag prima di entrare in vigore.
Resta da capire se questi tagli alleggeriranno davvero la pressione sui nostri portafogli e se si tradurranno in biglietti più economici da un giorno all’altro.
La complessità dei prezzi dei biglietti aerei
Il meccanismo che determina il prezzo di un biglietto aereo è piuttosto complesso. Innanzitutto, come tutti sappiamo quando rimandiamo la prenotazione all’ultimo momento, le tariffe non sono fisse.
Le compagnie applicano tariffe dinamiche in funzione di un «fattore di riempimento» ottimale, cioè della percentuale di posti occupati su ogni volo.
Quando le prenotazioni arrivano a ridosso della partenza e i posti rimasti sono pochi, le compagnie sanno che la domanda, soprattutto nei periodi di vacanza, è alta. Di conseguenza gli algoritmi di prezzo adeguano le tariffe in tempo reale e i costi salgono.
Il quadro si complica ulteriormente se si considerano i prelievi aggiuntivi imposti da governi e aeroporti. Alcuni dati di ricerca (fonte in inglese) indicano che i primi sistemi di tassazione sui voli in Europa risalgono agli anni Novanta e furono introdotti da Italia, Francia e Regno Unito per generare nuove entrate per i bilanci statali.
In seguito, negli anni 2010, Paesi come Austria, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Portogallo hanno introdotto imposte con l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi ambientali del trasporto aereo.
Uno studio dell’Agenzia internazionale dell’energia (fonte in inglese), con sede a Parigi, ha rilevato che nel 2023 l’aviazione ha rappresentato il 2,5% delle emissioni globali di CO2 legate all’energia, «crescendo tra il 2000 e il 2019 più rapidamente di ferrovia, strada o navigazione». In quell’anno le emissioni del settore hanno raggiunto il 90% del picco precedente al Covid-19.
Tasse destinate a raddoppiare in Belgio
Nel 2025, l’agenzia di stampa Belga (fonte in inglese) ha riferito che il governo federale avrebbe aumentato la tassa sui voli a corto raggio, portandola da € 5 a € 10 per posto entro il 2027. Secondo The Brussels Times (fonte in inglese), è previsto un ulteriore incremento entro il 2029 fino a € 11.
Interpellato sulle nuove misure di austerità, il primo ministro Bart De Wever (fonte in inglese) ha dichiarato: «Tutti lo sentiranno nel proprio portafoglio, non c’è dubbio. Dobbiamo renderci conto che il Paese non è stato gestito bene dal punto di vista finanziario per molti anni».
Parole confermate da un portavoce di Brussels Airlines, secondo cui la compagnia «non può permettersi di assorbire di tasca propria l’imposta aggiuntiva e sarà quindi costretta a trasferirla sui passeggeri».
La Svezia fa marcia indietro sulla tassa
Nel frattempo, il parlamento svedese, il Riksdag (fonte in inglese), ha deciso di abolire ufficialmente la tassa sui voli a partire da luglio 2025.
Il Paese scandinavo aveva introdotto la tassa sull’aviazione nel 2018, applicando sui biglietti un sovrapprezzo compreso tra 60 corone (circa € 5,50) e 400 corone (€ 36,60) a passeggero, a seconda della destinazione.
La cancellazione del prelievo è stata accolta con favore da Swedavia, la società statale svedese che gestisce dieci aeroporti, tra cui Stoccolma Arlanda e Malmö.
«La tassa sull’aviazione ha penalizzato l’accessibilità dei collegamenti aerei svedesi, la competitività e la crescita» ha dichiarato Jonas Abrahamsson (fonte in inglese), presidente e amministratore delegato di Swedavia. «Inoltre non ha favorito la necessaria transizione climatica, perché tratta allo stesso modo tutti i carburanti, compreso il jet fuel di origine biologica».
L’Associazione internazionale del trasporto aereo (IATA (fonte in inglese)) ha a sua volta «celebrato» la decisione. Rafael Schvartzman, vicepresidente regionale della IATA per l’Europa, ha aggiunto che tali prelievi sono controproducenti per i viaggiatori e poco efficaci per l’ambiente.
La tassa sui passeggeri nel Regno Unito
Ad aprile 2026 il Regno Unito ha introdotto aumenti dell’Air Passenger Duty (APD), il prelievo applicato a ogni passeggero in base al tipo di viaggio.
Tra i fattori che incidono sul costo figurano la distanza, suddivisa nella fascia A, che comprende le destinazioni europee, e nella fascia B, che include Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Maldive, Costa Rica e Sri Lanka. Anche la classe di viaggio influisce sull’importo.
Per esempio, per i passeggeri in classe economica in partenza dal Regno Unito verso Paesi come Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Vietnam e Thailandia, tra gli altri, l’APD aumenta da 94 sterline (€ 108) a 106 sterline (€ 122).
Non si applicano invece prelievi sui voli diretti di lungo raggio dagli aeroporti dell’Irlanda del Nord, a condizione che la prima tratta del viaggio sia verso una destinazione di fascia B.
Aumenti anche in altri Paesi?
In Francia (fonte in inglese), nel 2025 la Airline Ticket Solidarity Tax ha registrato forti aumenti. Applicata a tutti i voli in partenza dalla Francia, fa salire i costi da € 2,63 a € 9,50 per i voli economy e premium verso l’Europa, mentre i viaggiatori in business pagano ora € 30 invece di € 20,27.
Per i voli di media distanza la tassa è aumentata da € 7,51 a € 15 per le cabine Economy e Premium e da € 63,07 a € 80 per le cabine Business e La Première. Sui voli a lungo raggio, le imposte sui biglietti economy e premium sono salite da € 7,51 a € 40 e da € 63,07 a € 120 per le cabine Business e La Première.
La Norvegia (fonte in inglese) ha reintrodotto le tasse sui biglietti aerei nel 2022, dopo una sospensione temporanea di due anni. Nel 2026 il Paese applica un sistema a due aliquote: una bassa di 61 corone (€ 5,42) per i voli verso l’Europa e una alta di 350 corone (€ 31,12) per tutte le altre destinazioni.
Sono esentati dal pagamento della tassa i passeggeri in transito, il personale delle compagnie aeree che viaggia in business, i bambini sotto i due anni e i passeggeri della NATO.
E fuori dall’Europa?
Dall’altra parte dell’Atlantico, per i voli nazionali negli Stati Uniti l’Airport and Airway Trust Fund (AATF) trattiene il 7,5% del prezzo del biglietto tramite la Federal Ticket (Excise) Tax.
Altri prelievi includono la Domestic Segment Tax, pari a 5,20 dollari (€ 4,51) per passeggero per ogni tratta che collega a un aeroporto principale, e una tariffa fissa di sola andata di 5,60 dollari (€ 4,81) per le spese di sicurezza.
Per i voli in partenza dagli Stati Uniti si applicano inoltre una International Departure/Arrival Tax di 23,40 dollari (€ 20,31), una Customs User Fee di 7,39 dollari (€ 6,41) e una Immigration User Fee di 7 dollari (€ 6,08).
Singapore, invece, in mezzo alle tensioni regionali in Medio Oriente, ha dovuto sospendere temporaneamente i piani per diventare il primo Paese a introdurre una tassa sul carburante verde per i passeggeri.
La Civil Aviation Authority of Singapore (CAAS) aveva inizialmente fissato l’entrata in vigore del prelievo sul carburante sostenibile per l’aviazione (SAF Levy) ad aprile 2026. Tuttavia, citando «l’impatto del conflitto in corso», la CAAS ha annunciato (fonte in inglese) che la misura entrerà in vigore solo a ottobre 2026.
Il conflitto ha avuto effetti devastanti sul costo del carburante. La chiusura dello stretto di Hormuz ha spinto i prezzi del carburante per aerei in Asia e Oceania a una media settimanale di 208,79 dollari (€ 181,23) al barile, secondo le analisi della IATA (fonte in inglese).