Secondo un nuovo rapporto, la sindrome post virale potrebbe costare ai Paesi Ocse miliardi l'anno, una cifra paragonabile ai bilanci sanitari annuali di Paesi Bassi o Spagna
La sindrome post virale che colpisce alcune persone dopo un’infezione da Covid, nota come long Covid, continua a pesare non solo sulla salute ma anche sulle economie dei Paesi sviluppati. Secondo un nuovo rapporto dell’Ocse, la condizione potrebbe costare alle economie dei paesi membri fino a 135 miliardi di dollari l’anno (circa 116 miliardi di euro) nel prossimo decennio.
Il documento, pubblicato il 8 aprile 2026, evidenzia che anni dopo lo scoppio della pandemia di Covid, le sue conseguenze persistenti non sono affatto scomparse. Milioni di persone soffrono ancora di long Covid, una sindrome caratterizzata da sintomi che possono protrarsi per mesi o anni dopo l’infezione iniziale e che include affaticamento, problemi respiratori, dolore e difficoltà cognitive.
Secondo le analisi dell’Ocse, circa 75 milioni di persone nei paesi membri erano affette da long Covid nel 2021, con costi sanitari diretti che hanno raggiunto i 53 miliardi di dollari (circa 45 miliardi di euro) in quell’anno.
Anche se i costi diretti per la salute sono diminuiti rispetto ai picchi della pandemia, si prevede che continuino ad aggirarsi attorno agli 11 miliardi di dollari l’anno (circa 9,4 miliardi di euro) tra il 2025 e il 2035. T
uttavia, secondo l’Ocse, i costi indiretti – derivanti da riduzione di ore lavorative, perdita di forza lavoro e minore produttività – supereranno di gran lunga quelli sanitari.
Gli esperti dell’organizzazione sottolineano che oltre a rappresentare una sfida sanitaria continua, il long Covid può rallentare la crescita economica, diminuire la partecipazione al mercato del lavoro e ridurre la produttività in un contesto di bassa crescita e popolazione che invecchia.
Il rapporto Ocse richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di mantenere l’impegno politico e finanziario nella raccolta di dati, nella diagnosi e nella presa in carico clinica di chi soffre di long Covid, oltre a potenziare la preparazione per future pandemie.