Loader
Seguiteci
Pubblicità

Scienziati: nessuna città sulla Luna in tempi brevi

ARCHIVIO - Scienziati collaudano nuove tute spaziali nella struttura LUNA, in vista di missioni lunari, al Centro aerospaziale tedesco vicino a Colonia. 3 settembre 2026
ARCHIVIO - Scienziati testano nuove tute spaziali nella struttura LUNA, in vista di missioni lunari, al Centro aerospaziale tedesco vicino a Colonia. 3 sett. 2026 Diritti d'autore  AP
Diritti d'autore AP
Di Jonathan Benton
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Nonostante i recenti progressi nella mappatura della superficie lunare per valutare la fattibilità di città sulla Luna, un nuovo studio smorza le speranze di una colonizzazione permanente.

La fantascienza ci propone da tempo immagini di esseri umani che vivono sulla Luna. Negli ultimi anni, con il rapido avanzare della tecnologia, gli imprenditori del settore spaziale hanno iniziato a elaborare piani su come trasformare questo scenario in realtà.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Ora però uno studio del Center for Astrophysics Harvard–Smithsonian (CfA), pubblicato questa settimana, riporta il dibattito con i piedi per terra: secondo i ricercatori, il principale ostacolo per eventuali colonizzatori sarebbero le riserve di ghiaccio già presenti sulla Luna, troppo scarse per sostenere una città lunare.

Lo studio, intitolato "There Are No Cities on the Moon" ("Non ci sono città sulla Luna"), ha stimato quanta energia e quanta acqua consumerebbe una popolazione numerosa sulla Luna, per quanto tempo potrebbe sopravvivere una città da 100.000 abitanti o da un milione e quanto sarebbe sostenibile mantenerla nel lungo periodo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Frontiers in Space Technology.

Lo studio arriva dopo diverse missioni di esplorazione lunare e analisi condotte all'inizio di quest'anno, che hanno mappato con maggiore precisione la superficie del satellite e individuato dove si trova l'acqua e in quale quantità. Scoperte che hanno riacceso le speculazioni sulla capacità dell'umanità di insediarsi stabilmente sulla Luna.

Gli scienziati sono da tempo a conoscenza della presenza di depositi d'acqua sulla Luna. Le analisi più recenti hanno confermato che queste riserve si trovano in crateri in ombra, profondi avvallamenti che non vengono mai raggiunti dalla luce del Sole.

Con temperature comprese tra meno 163 e meno 246 gradi Celsius, si perde appena circa un millimetro di ghiaccio ogni miliardo di anni.

Martin Elvis, astrofisico senior del CfA e autore principale dello studio, ha spiegato che, nella loro ricerca, una "città" era definita come un insediamento con una popolazione di un milione di persone, con un consumo medio d'acqua stimato in 500 tonnellate per abitante.

Con questi numeri, una città di queste dimensioni esaurirebbe le sue riserve in pochi anni, a meno di ricorrere al riciclo dell'acqua. Ma nemmeno questo basterebbe a risolvere del tutto il problema.

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) oggi ricicla circa il 98% dell'acqua utilizzata.

In base ai calcoli di Elvis, se un miliardo di tonnellate d'acqua lunare venisse riutilizzato con la stessa efficienza dell'ISS, una città sulla Luna con un milione di abitanti potrebbe sopravvivere per circa 100 anni.

Perché una città lunare possa durare più a lungo, la popolazione dovrebbe probabilmente essere limitata a circa 1.000 persone. Insomma, meno città lunare e più villaggio lunare.

Se però la città lunare riuscisse a riciclare il 99,9% dell'acqua, la sua popolazione di un milione di abitanti potrebbe teoricamente vivere in modo stabile per circa 2.000 anni. A questo si potrebbero aggiungere altre misure di risparmio idrico, come l'agricoltura verticale, oppure importando acqua.

L'energia, invece, non sarebbe un problema per una città lunare, che potrebbe contare sull'abbondante energia solare. Attorno ai poli della Luna si trovano le cosiddette regioni a elevata illuminazione, dove il Sole non tramonta mai del tutto ma resta sempre sull'orizzonte.

I bordi dei crateri in queste zone sono più elevati rispetto al terreno circostante, il che li rende un luogo ideale per installazioni fotovoltaiche in grado di catturare continuamente l'energia del Sole.

Secondo lo studio, torri alte un chilometro, ricoperte di pannelli solari e collocate sui bordi dei crateri, potrebbero generare ciascuna circa 3 gigawatt di potenza, sufficienti ad alimentare non solo le strutture residenziali ma anche le attività industriali.

Non solo. Uno dei principali materiali grezzi per le celle solari, il silicio, costituisce circa il 20% della superficie lunare. Questo significa che la produzione potrebbe essere in parte localizzata sul posto, un'opportunità su cui alcune aziende stanno già puntando.

All'inizio di quest'anno l'impresa di costruzioni giapponese Shimizu Corporation ha annunciato un progetto per installare pannelli solari lungo l'equatore lunare, in grado di generare 13.000 terawatt di potenza, più di tutto il consumo elettrico della Terra.

L'atmosfera estremamente rarefatta della Luna fa sì che la produzione di energia solare non sia influenzata dalle condizioni meteo, garantendo un flusso energetico costante.

Dunque, se una città lunare da un milione di abitanti potrebbe non essere ancora alla portata, una colonizzazione su larga scala potrebbe non essere così lontana.

E anche se le tecnologie di esplorazione attuali permettono di analizzare solo pochi metri sotto la superficie, in futuro potrebbero essere individuate riserve di ghiaccio molto più consistenti a maggior profondità.

Commentando lo studio, Martin Elvis ha detto di sperare che "questo lavoro possa fungere da catalizzatore perché tutti gli attori coinvolti nell'esplorazione lunare avviino un serio confronto sulla sostenibilità complessiva della Luna, in particolare sulla gestione a lungo termine delle risorse idriche".

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Il Kenya testa un'ambulanza solare per le comunità remote

I colossi dell'IA intensificano gli appelli alla frenata per paura di una fuga di controllo

Xi Jinping propone ai BRICS una zona di IA open source