Un processo storico in California potrebbe costringere Meta a rivedere Facebook e Instagram, dopo che quattro Stati l’hanno accusata di aver progettato le piattaforme per creare dipendenza nei giovani utenti e di aver nascosto ciò che sapeva sui danni.
Martedì si è aperto a Oakland, in California, un processo storico contro Meta davanti al tribunale federale, in quello che il procuratore generale del Kentucky ha definito la più grande causa per la tutela dei consumatori nella storia degli Stati Uniti.
Il procedimento potrebbe ridefinire il funzionamento di Facebook e Instagram e, più in generale, il modo in cui vengono utilizzati i social media.
Chi fa causa a Meta e perché
Il processo è portato avanti da quattro Stati — California, Colorado, Kentucky e New Jersey — che rappresentano una coalizione più ampia di 29 Stati. La causa è stata presentata per la prima volta nel 2023, dopo un’indagine multi-statale sulle pratiche di sicurezza di Meta. I quattro Stati sono stati scelti per discutere il caso in aula come banco di prova per l’intera coalizione.
Gli Stati accusano Meta di aver progettato intenzionalmente Facebook e Instagram per creare dipendenza tra i giovani utenti e di aver nascosto ciò che sapeva sui danni alla loro salute mentale.
"Meta ha progettato Facebook e Instagram per tenere i ragazzi sulle piattaforme sempre più a lungo, fino al punto di causare danni fisici e mentali. Sfruttare i nostri residenti più vulnerabili per aumentare i profitti aziendali non è solo moralmente sbagliato, è anche illegale", ha dichiarato il procuratore generale della California Rob Bonta.
Il procuratore generale del Kentucky Russell Coleman ha richiamato i precedenti grandi contenziosi contro interi settori economici. "I procuratori generali sono nella posizione ideale per portare a termine questo compito. Lo abbiamo fatto con l’accordo sul tabacco negli anni ’90. Lo abbiamo fatto con le aziende al centro della crisi degli oppioidi. Lo faremo di nuovo con Meta", ha detto.
Meta ha respinto le accuse. Un portavoce ha affermato che gli Stati non hanno fornito prove che qualcuno sia stato ingannato o danneggiato e li ha accusati di "inseguire un risarcimento spropositato" invece di attenersi ai fatti.
Quanti soldi sono in gioco
Secondo Meta, gli Stati chiedono fino a 1,4 trilioni di dollari (1,21 trilioni di euro) in sanzioni, una cifra paragonabile al valore di mercato dell’azienda.
Gli Stati hanno però detto alla corte che uno scenario di risarcimento più realistico, se Meta verrà ritenuta responsabile, sarebbe vicino ai 200 miliardi di dollari (173 miliardi di euro).
Come si svolgerà il processo
Il caso è esaminato dalla giudice Yvonne Gonzalez Rogers presso il tribunale federale del Distretto settentrionale della California.
È stata selezionata una giuria consultiva di otto persone, ma la decisione finale spetterà alla giudice e non soltanto alla giuria.
Il processo dovrebbe durare tra le quattro e le sei settimane.
Tra i principali testimoni attesi in aula ci sono l’amministratore delegato di Meta Mark Zuckerberg, il responsabile di Instagram Adam Mosseri e Arturo Béjar, ex direttore dell’ingegneria di Meta diventato whistleblower, che ha già testimoniato contro l’azienda in altri procedimenti.
Quali cambiamenti chiedono gli Stati
Gli Stati chiedono cambiamenti radicali al funzionamento di Instagram e Facebook, tra cui l’eliminazione dello scroll infinito e dei conteggi pubblici dei "mi piace".
Lo scroll infinito, insieme ad altre funzioni pensate per stimolare la dopamina, è stato collegato a gravi problemi di salute mentale tra i più giovani, tra cui aumento di ansia, depressione, pensieri suicidi e bassa autostima.
I conteggi dei "mi piace" e altri indicatori di engagement sono stati collegati anche alla creazione, da parte dei giovani, di molteplici account falsi per aumentare l’interazione con i propri post. Questo comportamento può a sua volta contribuire alla depressione e a un maggiore bisogno di validazione sociale.
Altre modifiche richieste riguardano procedure di verifica parentale per gli utenti adolescenti, la rimozione dei filtri che alterano l’aspetto nelle immagini, la fine della riproduzione automatica dei video e misure per impedire la creazione di più account.
Gli Stati chiedono anche la fine dei contenuti a scomparsa, come le Instagram Stories, e cambiamenti agli algoritmi di raccomandazione che, a loro dire, manipolano le reazioni di dopamina degli utenti.
Queste funzioni sono centrali nel modo in cui Meta mantiene gli utenti, in particolare bambini e adolescenti, attivi sulla piattaforma il più a lungo possibile.
Le notifiche costanti possono rendere più difficile per gli utenti definire dei limiti al proprio utilizzo, anche quando lo desiderano, mentre la pressione dei pari e la paura di essere esclusi possono rendere complicato per chi cancella temporaneamente il proprio account restare davvero lontano dalle piattaforme.
I precedenti di Meta in tribunale
Non è la prima volta che Meta subisce una sconfitta in aula su queste accuse.
A marzo, una giuria di Los Angeles ha ritenuto Meta e Google responsabili di 6 milioni di dollari (5,2 milioni di euro) di danni dopo la denuncia di una giovane donna, che ha raccontato di essere diventata dipendente dai social media da bambina.
In un procedimento separato, in New Mexico, una giuria ha stabilito a marzo che Meta aveva commesso 75.000 violazioni della legge statale sulla protezione dei consumatori, imponendo una sanzione da 375 milioni di dollari (324 milioni di euro).
Ad agosto, il giudice Bryan Biedscheid ha ordinato un’ulteriore sanzione da 567 milioni di dollari (490 milioni di euro) nello stesso caso, portando l’esposizione complessiva di Meta in New Mexico a 942 milioni di dollari (814 milioni di euro).
La decisione ha imposto anche una serie di modifiche ai prodotti, tra cui nascondere per impostazione predefinita i conteggi dei "mi piace" per gli under 18, limitare le notifiche push a determinate fasce orarie, introdurre limiti mensili di utilizzo e impedire agli adulti di inviare messaggi o ricevere raccomandazioni di account appartenenti a minorenni.
Meta ha annunciato che farà ricorso.