I due pianeti che orbitano attorno a una stella distante 1.110 anni luce sono i più grandi esopianeti mai scoperti con densità inferiore allo zucchero filato e potrebbero essere composti quasi interamente da idrogeno ed elio.
Gli astronomi hanno scoperto una coppia di pianeti giganti più leggeri dello zucchero filato, le cosiddette super-puffs. Hanno le dimensioni di Giove e orbitano attorno a una stella distante più di 1.000 anni luce.
Questa coppia ultraleggera è costituita dai più grandi esopianeti mai scoperti con una densità così bassa. Sono quindi i pianeti più leggeri conosciuti di queste dimensioni, secondo George Dransfield dell’Università di Oxford, che ha guidato la ricerca.
«Questi due pianeti hanno una densità paragonabile a una bella dose di schiuma da barba, appena uscita dalla bomboletta», ha spiegato Dransfield. Lei e il suo team hanno pubblicato i risultati sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.
Dransfield ritiene che i pianeti siano probabilmente bianchi o blu, a seconda della copertura nuvolosa, e non rosa come lo zucchero filato. È probabile che siano composti soprattutto da idrogeno ed elio, anche se saranno necessarie ulteriori osservazioni con il telescopio spaziale Webb della NASA per confermarne la composizione chimica.
Individuati dal satellite TESS della NASA, i due pianeti orbitano attorno a una stella nella costellazione australe del Volans, nota come il pesce volante, a circa 1.110 anni luce di distanza. Un anno luce corrisponde a circa 9,7 mila miliardi di chilometri.
Giove, per confronto, è fino a 35 volte più denso della coppia.
Le super-puffs sono considerate rare. Ne sono state confermate meno di 40 tra i quasi 6.300 esopianeti catalogati finora dalla NASA. Si ritiene che si formino in dischi ricchi di gas attorno a stelle appena nate, perdendo nel tempo gran parte del loro materiale.
«In definitiva, studiando sistemi esotici che contengono tipi di pianeti rari, aggiungiamo nuovi tasselli al puzzle della formazione planetaria e impariamo qualcosa in più sul nostro posto nel cosmo», ha concluso Dransfield.