La Nasa ha presentato un piano ambizioso per trasformare la Luna in un avamposto umano permanente, con le prime missioni robotiche previste per il 2026.
A meno di due mesi dalla missione da record Artemis II, la NASA ha svelato nuovi dettagli sul suo piano per creare una presenza umana di lungo periodo sulla Luna.
L'agenzia afferma di aver già commissionato lander, rover e droni per la prima fase di quello che chiama "Moon Base", un programma pensato per sostenere astronauti che vivranno e lavoreranno sulla superficie lunare per periodi prolungati.
Ecco tutto quello che c'è da sapere sugli annunci della NASA.
Che cos'è il piano Moon Base della NASA?
La NASA vuole costruire una base lunare permanente vicino al polo sud della Luna, nell'ambito del programma Artemis.
Il progetto si svolgerà in più fasi nel prossimo decennio, iniziando con missioni robotiche di trasporto cargo, prima dell'arrivo degli astronauti verso la fine di questo decennio.
L'amministratore della NASA Jared Isaacman ha dichiarato che l'agenzia sta già pianificando "tre missioni Moon Base", alle quali se ne aggiungeranno altre. "Queste sono le prime di oltre una dozzina di missioni che contiamo di annunciare", ha detto.
L'obiettivo finale è creare una presenza umana stabile sulla Luna, testando al tempo stesso le tecnologie necessarie per eventuali future missioni su Marte.
La vice amministratrice associata della NASA Lori Glaze ha spiegato che la base lunare consentirà "soggiorni di lunga durata, capacità robotiche e umane ampliate e una presenza duratura sulla superficie lunare".
Dove sarà costruita la base?
Le prime missioni avranno come obiettivo il polo sud della Luna, in particolare un'area strategica chiamata Shackleton Connecting Ridge.
Gli scienziati ritengono che la regione possa contenere ghiaccio d'acqua intrappolato in crateri permanentemente in ombra, una risorsa estremamente preziosa che i futuri astronauti potrebbero utilizzare come acqua potabile, per produrre ossigeno e come propellente per i razzi.
La prima fase dei piani di Moon Base è incentrata sulle missioni robotiche. Blue Origin, l'azienda fondata dall'imprenditore miliardario Jeff Bezos, invierà il suo lander Mark 1 Endurance sulla Luna non prima dell'autunno 2026, per consegnare carichi e strumenti scientifici.
Una seconda missione utilizzerà un lander Griffin di Astrobotic per trasportare oltre 500 chilogrammi di attrezzature, incluso il rover FLEX di Astrolab. Secondo la NASA, sarà "il più grande carico commerciale mai consegnato sulla superficie lunare".
Una terza missione sarà dedicata a esperimenti scientifici selezionati attraverso l'iniziativa PRISM della NASA.
Quando torneranno gli astronauti sulla Luna?
Al momento la NASA punta a lanciare Artemis IIIverso la metà del 2027.
Quella missione servirà a testare i sistemi di attracco tra la capsula Orion della NASA e i lander lunari sviluppati da Blue Origin e SpaceX.
Dopo Artemis III, la NASA prevede di inviare una missione sulla Luna ogni anno. Con Artemis IV, prevista per l'inizio del 2028, gli astronauti passeranno da Orion a un lander lunare commerciale che li porterà sulla superficie.
«Per chi sta aspettando con pazienza, il grande ritorno è ormai vicino e non rallenteremo», ha affermato Isaacman. «Siamo davvero solo all'inizio».
Che cosa faranno concretamente gli astronauti sulla Luna?
All'inizio si prevedono soggiorni brevi, durante i quali gli astronauti testeranno rover, habitat e le operazioni in superficie. Le fasi successive potrebbero includere veicoli pressurizzati in cui gli astronauti potranno vivere e spostarsi mentre esplorano la superficie lunare.
Carlos Garcia-Galan, responsabile del programma Moon Base della NASA, ha spiegato che gli astronauti potranno «salire sul rover pressurizzato e, in pratica, lavorare ed esplorare la Luna».
Le persone vivranno stabilmente sulla Luna?
Alla lunga, questo è l'obiettivo della NASA. L'agenzia prevede che la seconda fase del progetto, attesa tra il 2029 e l'inizio degli anni Trenta, darà il via alla costruzione di infrastrutture permanenti come sistemi di alimentazione e moduli abitativi.
«E poi, alla fine», ha aggiunto Garcia-Galan, «potremo dire: siamo qui in modo permanente e non ce ne andremo».