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In che modo la Spagna sta usando i primi fondi europei del suo piano di ripresa?

Di Naomi Lloyd
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In che modo la Spagna sta usando i primi fondi europei del suo piano di ripresa?
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La Spagna è stato il primo paese a ricevere i soldi del fondo di recupero stanziati dall'Unione europea. Bruxelles ha risposto alla pandemia con uno piano di stimolo del valore di oltre 800 miliardi di euro. Al centro del piano di recupero europeo c'è il Dispositivo per la ripresa e la resilienza: più di 720 miliardi di euro, tra prestiti e sovvenzioni, destinati agli investimenti, alla creazione di nuovi posti di lavoro e di un'Europa più verde e digitale.

Per accedere ai fondi ogni paese ha dovuto presentare un piano di ripresa, con riforme e investimenti indirizzati a settori chiave come le nuove tecnologie ecosostenibili, l'energia pulita e i trasporti, la ristrutturazione degli edifici, internet veloce e 5G, l'istruzione e la formazione professionale. La Spagna riceverà quasi 70 miliardi di euro, il più grande piano di investimenti pubblici nella storia recente del paese.

Finora Madrid ha ricevuto i 9 miliardi del prefinanziamento d'emergenza, seguiti lo scorso dicembre da una prima tranche di 10 miliardi. L'arcipelago di Tenerife ha visto arrivare i primi soldi del fondo per la ripresa europeo. Grazie a questi fondi i giovani possono acquisire competenze professionali specifiche.

"All'università si fa molta teoria e poca pratica - dice Adrian, un ragazzo che sta seguendo un corso di formazione professionale -. La cosa positiva della formazione professionale è che hai la possibilità di fare uno stage. Se gli piace il tuo modo di lavorare e hanno bisogno di persone, ti prendono con loro. Spero di iniziare a lavorare in questo campo. Mi piacerebbe lavorare in diversi posti del mondo. Andare negli Stati Uniti, in Germania, in Inghilterra. Vorrei lavorare in posti diversi".

I centri di formazione esistevano già, grazie anche al Fondo sociale europeo. Ma con i nuovi fondi in arrivo 2 miliardi di euro in più saranno dedicati alla creazione di 135.000 posti di formazione professionale in tutta la Spagna.

"Riceviamo dei soldi attraverso il Fondo Sociale Europeo, che copre l'80% degli stipendi degli insegnanti e dei corsi di formazione per i disoccupati e i lavoratori - dice Jorge Rivero Antuña, direttore del Centro integrato di formazione professionale César Manrique -. Per quanto riguarda il meccanismo di resilienza, abbiamo già ricevuto una parte del denaro per attrezzare le aule e per i corsi di formazione. Speriamo di continuare a ricevere i fondi per tutto l'anno e anche per il 2023".

In Spagna, come in molti paesi dell'Europa meridionale, la disoccupazione giovanile è uno dei problemi principali. Per contrastarla è cruciale fornire agli studenti delle competenze che soddisfino le richieste del mondo del lavoro. Nelle Canarie la disoccupazione giovanile nel 2021 è stata del 51%.

Un terzo delle entrate dell'arcipelago proviene dal turismo, il principale motore economico dell'arcipelago. Ma l'enorme crescita dell'industria tecnologica offre nuove opportunità ai giovani del posto.

"Al momento le persone non hanno la formazione necessaria per ciò di cui abbiamo bisogno, né nelle isole Canarie né nel resto della Spagna - dice Carlos Rodriguez, fondatore di Omnia Infosys -. La gente non ha le competenze che ci servono. Questo settore crescerà molto. Ci sarà molta domanda. Abbiamo bisogno di sempre più persone con varie competenze, perché la domanda dall'inizio della pandemia è stata incredibile: si è moltiplicata per tre o quattro negli ultimi due anni, e continuerà ad aumentare. In Europa ci sono molti milioni di posti di lavoro vacanti in questo settore.

I fondi europei stanno finanziando nuovi posti di formazione professionale, ma ad una condizione: per riceverli, la Spagna ha dovuto intraprendere diverse riforme che mirano, per esempio, ad aggiornare il suo sistema di formazione professionale, o a ridurre il divario retributivo di genere sul lavoro. 

**Abbiamo incontrato il ministro delle finanze spagnolo, Nadia Calviño, per parlare delle riforme e della sua visione per la ripresa del paese. La Spagna riceverà quasi 70 miliardi di euro. È una cifra senza precedenti. Cosa significherà per l'economia spagnola?
**È molto importante per il presente della Spagna e per il suo futuro, per le generazioni future. Il nostro piano di ripresa si concentra su quattro punti: verde, digitale, coesione sociale e territoriale e uguaglianza di genere: quest'ultima guida tutti i nostri programmi. Il digitale rappresenterà circa il 30% dell'investimento totale.

I fondi sono accompagnati da una serie di riforme strutturali. Quanto è stato difficile soddisfare tutte le condizioni?

È stato un processo pesante e molto intenso. Abbiamo fatto da cavie per tutti gli altri. Abbiamo imparato con la Commissione come attuare questo piano di recupero senza precedenti. Per quanto riguarda le riforme, le abbiamo accelerate nel corso del 2021. Ora la sfida è quella di finalizzare quelle che sono in sospeso in parlamento e non bloccare il flusso dei fondi cominciato l'anno scorso.

**È fiduciosa che ci sia la capacità amministrativa per realizzarle?
**È una sfida molto significativa per qualsiasi amministrazione. La Spagna è un paese grande, complesso. L'amministrazione è strutturata su più livelli. Abbiamo messo in atto una struttura di governance e rafforzato i meccanismi che avevamo. Nelle prossime settimane lanceremo alcuni dei piani strategici più significativi, come ad esempio la transizione verso le auto elettriche.

**Che impatto avranno i progetti di formazione professionale come quello che abbiamo visto nel servizio di Gilliaume?
**

Penso che la formazione professionale sia una delle chiavi per sbloccare il mercato del lavoro e farlo funzionare meglio. Il nostro tasso di disoccupazione è sceso al 13,3%. È una buona base: insieme alle riforme strutturali, in particolare la riforma del mercato del lavoro, e investimenti significativi nell'istruzione, nella formazione professionale e nell'apprendimento permanente, può permettere alla Spagna di affrontare finalmente alcuni degli squilibri che hanno ostacolato la crescita per decenni.