Giorgia Meloni ha annunciato domenica misure per vietare il velo integrale nelle scuole italiane. Stretta anche al numero di studenti stranieri che non parlano la lingua italiana. Provvedimenti già adottati in parte in altri Paesi europei
La premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato l'imminente presentazione in Consiglio dei ministri di un provvedimento normativo focalizzato sulla scuola con l'obiettivo di introdurre divieti per chi indossa burqa e niqab in aula, ma anche per imporre un limite al numero di studenti stranieri nelle classi.
Il divieto di coprirsi il volto in luoghi pubblici è stato introdotto in passato in diversi Paesi europei, tra cui Francia e Belgio, e più di recente è stato vietato anche nelle scuole austriache. In altri, come Spagna e Polonia la libertà di coscienza e di religione è invece protetta dalla Costituzione.
"Sta per arrivare in Consiglio dei ministri un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe e un provvedimento che introduce l'obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l'italiano e che introduce il divieto di burqa e niqab a scuola", ha detto Meloni durante il suo intervento a Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, movimento giovanile del suo partito Fratelli d'Italia.
Nel motivare l'iniziativa, Meloni ha criticato la gestione passata del tema, affermando: "Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare. Chiamare tutto questo integrazione è un'altra menzogna, una menzogna comoda per chi vive di ideologia, per chi ci fa la morale dai salotti e poi i propri figli li manda in scuole nelle quali questo problema non esiste".
Le iniziative e le proposte legislative precedenti
L'annuncio di Meloni si inserisce in un percorso istituzionale già avviato nei mesi precedenti. A inizio agosto, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva prospettato un intervento sul velo integrale tramite un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza.
A fine luglio, alla Camera dei deputati, Futuro Nazionale, il partito fondato dall'eurodeputato di estrema destra Roberto Vannacci, che si è già detto favorevole alla misura annunciata da Meloni, ha proposto una risoluzione contro il velo integrale in commissione Cultura della Camera, approvata con i voti del centrodestra dopo una riformulazione richiesta dal governo.
A marzo era stato depositato un disegno di legge in Senato da parte della Lega per modificare l'articolo 5 della legge 'Reale' del 1975, introdotta dall'allora ministro della Giustizia Oronzo Reale negli Anni di piombo per vietare il travisamento nei luoghi pubblici, con l'obiettivo di introdurre un nuovo reato per la costrizione all'occultamento del volto, punito con la reclusione da 1 a 2 anni, multe da 10mila a 30mila euro e come causa ostativa per la concessione della cittadinanza.
Definizioni e normative sul velo integrale in Europa
Meloni, durante il suo intervento ha parlato di divieto di burqa e niqab: il primo è tradizionalmente una veste integrale di colore azzurro che copre tutto il corpo e include una retina semitrasparente all'altezza degli occhi, il secondo un velo nero che copre interamente il volto lasciando scoperta solo una fessura per gli occhi. L'hijab, per completezza, è invece il foulard tradizionale che copre capelli e collo, lasciando il viso scoperto.
A livello europeo, la regolamentazione dell'occultamento del volto negli spazi pubblici è stata adottata da diversi Stati nel corso degli anni. La Francia ha introdotto un divieto assoluto di celare il volto in tutti i luoghi pubblici nell'aprile 2011, confermato successivamente dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Il Belgio ha approvato un divieto totale negli spazi pubblici nel luglio 2011, con sanzioni pecuniarie e pene detentive in caso di violazione. La Bulgaria ha vietato l'uso del velo integrale nelle istituzioni statali, amministrative ed educative a partire da settembre 2016.
L'Austria ha varato nell'ottobre 2017 la legge anti-mascheramento, che impone che i tratti del viso siano pienamente visibili negli spazi pubblici e a partire dal settembre 2026 alle alunne è vietato fino al compimento dei 14 anni indossare a scuola un velo che "copra il capo secondo le tradizioni islamiche".
La Danimarca ha introdotto un divieto nazionale dall'agosto 2018, con sanzioni economiche crescenti in caso di recidiva. I Paesi Bassi hanno optato per un divieto parziale dall'agosto 2019, applicato specificamente a scuole, ospedali, uffici governativi e trasporti pubblici.
La Svizzera ha ratificato un divieto federale sugli spazi pubblici a seguito di un referendum nazionale e della successiva legislazione attuativa entrata in vigore nel 2023. Infine, il Portogallo ha completato l'iter legislativo con la promulgazione, nell'agosto 2026, di una legge che vieta di celare il volto negli spazi pubblici, prevedendo sanzioni pecuniarie.
In Germania non è in vigore un divieto nazionale generale, ma la legislazione federale vieta di coprire il volto ai dipendenti pubblici, ai giudici, alle forze armate e agli automobilisti durante la guida. Inoltre, diversi Stati federati (Länder) applicano restrizioni specifiche che vietano il velo integrale nelle scuole e nelle università per studenti e docenti. Questa impostazione frammentata si fonda sul principio della neutralità dello Stato e sulla sicurezza stradale, differenziandosi dai divieti totali presenti in altri Paesi europei.
Studenti stranieri in classe: il confronto con gli altri Paesi europei
Passando alla norma che introdurrebbe un tetto massimo di studenti stranieri per classe, l'Italia diventerebbe il primo Paese ad avere regole di questo tipo in Europa.
Finora in Italia il limite del 30% degli alunni non italiani è stato disciplinato nel 2010 dalla circolare ministeriali dell'allora ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini, rimasta spesso inapplicate a causa delle dinamiche demografiche locali e della carenza di margini logistici nelle periferie urbane.
Nei restanti Paesi dell'Unione si preferiscono strumenti differenti. La Danimarca è il Paese europeo che applica le politiche più dure: il governo ha permesso alle scuole superiori di introdurre tetti massimi fino al 50% per gli studenti di "origine non occidentale" o provenienti da quartieri svantaggiati, inoltre le classi vengono distribuite basandosi sul reddito dei genitori per forzare la mescolanza sociale ed etnica, un modello a cui il governo italiano guarda con interesse.
In Francia impostare quote basate sull'origine sarebbe incostituzionale, poiché la Repubblica vieta per legge di raccogliere statistiche su base etnica o religiosa. Per evitare i ghetti scolastici, nel Paese si agisce sulla "zonizzazione": i comuni ridisegnano i confini dei bacini d'utenza scolastica in modo da unire un quartiere popolare a uno benestante. Inoltre, nelle aree a forte concentrazione migratoria, lo Stato riduce drasticamente il numero totale di alunni per classe.
Le critiche alla proposta di Meloni
L'annuncio di Giorgia Meloni ha scatenato le reazioni favorevoli da parte dei membri della maggioranza, ma anche critiche dall'opposizione e da alcuni esperti. Intervistato dall'agenzia ANSA, Salvatore Curreri, docente di diritto Costituzionale all'Università di Enna, ha spiegato che, secondo l'articolo 34 della Costituzione , "la scuola è aperta a tutti", quindi anche ai figli degli stranieri per i quali anzi costituisce un formidabile luogo e strumento d'integrazione.
"Se il provvedimento fosse così restrittivo da comportare lo sradicamento dei minori e delle loro famiglie in altri territori, molto lontani da quelli in cui vivono, tale misura potrebbe rivelarsi eccessiva proprio perché in contrasto con il preminente obiettivo funzionale dell'integrazione con il rischio di ledere un diritto riconosciuto dalla Costituzione", ha detto Curreri.
"Ancora una volta, invece di occuparsi della scuola, insegue la destra neofascista di AfD e Vannacci, che ha proposto classi differenziate per gli studenti con disabilita'. La verita' e' che alla presidente del Consiglio del funzionamento della scuola non interessa nulla. Gli stipendi dei nostri insegnanti sono tra i piu' bassi d'Europa", ha detto invece Angelo Bonelli parlamentare Avs e co-portavoce di Europa verde.