Il presidente della Repubblica Seguro ha promulgato la cosiddetta legge sul burqa, che vieta di occultare il volto negli spazi pubblici: un viso scoperto è essenziale al riconoscimento reciproco e alla convivenza in una società democratica. Com'è nata la legge e la situazione nel resto di Europa
Il Presidente della Repubblica del Portogallo António José Seguro ha dato il via libera alla cosiddetta legge sul burqa, approvata dal Parlamento a luglio, e ha promulgato il decreto "che stabilisce le regole di sicurezza e prevenzione relative all'identificazione del cittadino da adottare negli spazi pubblici".
In una nota ufficiale diffusa martedì, il Palazzo di Belém indica che si tratta di "una questione di grande sensibilità sociale e culturale, in cui è estremamente difficile tracciare confini e valorizzare in modo equilibrato diritti e doveri".
Tuttavia, "tenendo conto di questi presupposti e del contenuto del decreto, dopo le modifiche legislative introdotte, il Presidente della Repubblica ha optato per la sua promulgazione".
"L'integrazione sociale, la non discriminazione di genere e la sicurezza che risultano da decisioni nello stesso senso della Corte europea dei diritti dell'uomo sostengono questa decisione", si legge nella nota.
Il Presidente della Repubblica "condivide la convinzione di questa Corte, secondo cui il volto è considerato centrale per l'identità e la comunicazione umana, come elemento minimo di riconoscimento reciproco tra concittadini".
Per António José Seguro, "ammettere che le donne, e solo loro, debbano nascondere l'intero volto implica un'asimmetria incompatibile con i valori di parità e di eguale dignità tra uomini e donne, valori che sono alla base delle democrazie europee".
"In una società libera, come la nostra, ogni persona deve poter vivere la propria identità e le proprie convinzioni all'interno di un insieme di regole comuni che garantiscono una 'convivenza condivisa', concetto accettato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo", si legge nella nota di Belém.
Nella visione del capo dello Stato, "il volto scoperto costituisce una dimensione strutturante della fiducia sociale, caratteristica della società portoghese".
"La convivenza quotidiana si fonda sul riconoscimento reciproco e sulla possibilità di stabilire un rapporto diretto tra le persone. Questa regola comune è indispensabile alla vita in una società democratica, libera e plurale. È una regola di convivenza tra esseri umani con pari dignità", conclude la nota di Belém.
Come nasce la legge sul divieto di burqa in Portogallo
All'origine di questo decreto c'è un progetto di legge del partito politico di estrema destra Chega! (letteralmente: Basta!) che è stato discusso in ottobre dell'anno scorso. Il testo proposto dal Chega inizialmente era costruito attorno al divieto, in concreto, del burqa, per poi essere modificato e includere varie forme di occultamento del volto.
Il PSD, principale partito conservatore di centro-destra in Portogallo,aveva modificato la proposta concentrandosi sulle questioni di "sicurezza" e aggirando i rischi di critiche per "discriminazione religiosa".
Il partito ha approvato alla fine dello scorso anno il progetto iniziale del Chega, ma ha chiarito fin da subito che intendeva modificarlo nella fase di esame in commissione.
Il decreto, nel frattempo modificat, è stato approvato il 17 luglio scorso, con i voti favorevoli di Chega, PSD, CDS e IL, contrari di PS, Livre, PCP, BE e JPP, e l'astensione del PAN.
Il testo finale presentato dalla Commissione Affari costituzionali, diritti, libertà e garanzie stabilisce che "è vietato, negli spazi pubblici, l'uso di indumenti destinati a occultare o a ostacolare l'esibizione del volto" e che "è vietato costringere chiunque a occultare il volto per motivi di genere, religione, età o origine". Questi due ultimi punti non figuravano nel progetto originale.
Quali sono le multe e le eccezioni previste dalla cosiddetta legge sul burqa
La violazione di questo divieto "costituisce un illecito amministrativo punibile con una multa da 150 a 750 euro in caso di negligenza, e da 400 a 3.000 euro, in caso di dolo".
Tra le eccezioni, si precisa che il divieto di occultare il volto "non si applica quando l'occultamento sia debitamente giustificato da motivi di salute o da ragioni professionali, artistiche, di intrattenimento o pubblicitarie".
Inoltre "non è applicabile negli aeromobili, nelle sedi diplomatiche e consolari, così come nei luoghi di culto o in altri luoghi sacri", né in presenza di "motivi legati alla sicurezza o dovuti alle condizioni climatiche, o quando ciò derivi da una disposizione di legge che lo consenta".
L'articolo 6 prevede inoltre che chi, mediante minaccia, violenza, coercizione, abuso di autorità o abuso di potere, "in ragione del sesso della vittima, costringe una o più persone a occultare il volto è punito con la pena detentiva fino a due anni o con una multa e fino a 240 giorni", pena aumentata di un terzo quando la vittima è minorenne.
Perché la sinistra portoghese mette in guardia sui rischi di islamofobia
La versione del Chega aveva ricevuto pareri negativi dall'Ordine degli avvocati, dal Consiglio superiore del Ministero pubblico e dall'Associazione portoghese delle donne giuriste durante l'iter parlamentare, oltre ai possibili rischi di incostituzionalità.
A sinistra, PS, Livre e PCP si sono schierati contro l'approvazione del progetto del Chega, nella fase di specialità, temendo che la nuova legge alimentasse un clima di islamofobia con il sostegno del PSD.
Il PS ha denunciato il "proposito islamofobo che era evidente nell'esposizione dei motivi [del progetto], il contesto di radicalizzazione in cui viviamo e i rischi che ciò crea per le comunità che ne sono direttamente colpite".
Il PCP ha sottolineato che la proposta non aveva "nulla a che vedere con i diritti delle donne né con questioni di sicurezza", ma "soltanto con il alimentare un discorso di odio e di violenza contro chi è diverso, alimentare il discorso razzista e xenofobo".
Da parte sua, Livre ha accusato la destra di "ipocrisia" e di condurre questo dibattito "in modo distorto", nel tentativo di creare in Portogallo "un panico morale su una presunta invasione islamica di cui l'estrema destra parla così spesso".
In quali Paesi europei è già applicato il divieto sul burqa
- Il Portogallo segue la tendenza europea e si unisce a una lunga lista di Paesi che hanno vietato o limitato l'uso in spazi pubblici del burqa e di altri veli che coprono il volto.
- La Francia è stato il primo Paese europeo a proibire l'uso in pubblico di indumenti che coprono interamente il volto, nel 2011. La violazione della legge può comportare una multa o l'obbligo di frequentare corsi obbligatori di educazione civica. Il governo francese ha sostenuto che le coperture facciali impediscono l'identificazione chiara di una persona, il che può rappresentare un rischio per la sicurezza o un ostacolo sociale in una società che si basa sul riconoscimento del volto e sull'espressione nella comunicazione.Durante la pandemia di COVID-19, ci sono state alcune controversie sul fatto che l'uso di mascherine di protezione fosse compatibile con il divieto di coprire il volto, anche se è stato chiarito che lo era, nell'ambito delle eccezioni previste per la salute e la sicurezza.
- Anche in Belgio il divieto risale al 2011 e chi lo viola può essere multato o condannato fino a sette giorni di carcere. Insieme alla Francia, il Paese è stato tra i pionieri in Europa nell'introdurre questa restrizione per motivi di sicurezza pubblica e di integrazione sociale. La legge mira a facilitare la comunicazione e a impedire che le persone nascondano la propria identità negli spazi pubblici, misure che le autorità belghe hanno ritenuto essenziali per garantire la piena partecipazione di tutti i cittadini alla società.
- L'uso del burqa e di altri veli integrali che coprono il volto è vietato nei luoghi pubblici in Bulgaria dal settembre 2016 ed è limitato alle abitazioni e ai luoghi di culto. In Bulgaria, il 12% della popolazione è musulmana.
- In Austria, il divieto del velo integrale (burqa o niqab) negli spazi pubblici è stato adottato nel 2017 con una legge conosciuta come "legge anti-velo". La legge è stata approvata con l'argomento di garantire la sicurezza e promuovere l'integrazione, dal momento che la copertura del volto ostacola la comunicazione e la coesione sociale. Inoltre, nel 2025 il parlamento del Paese ha approvato una legge che limita l'uso dei veli islamici nelle scuole alle alunne con meno di 14 anni. Il divieto fa riferimento esplicito al "fazzoletto che copre la testa secondo la tradizione islamica".
- La Danimarca vieta l'uso di veli integrali che coprono il volto, come burqa e niqab, negli spazi pubblici dall'agosto 2018. La violazione della legge prevede multe e il governo ha cercato di estendere il divieto in modo specifico alle scuole e alle università.
- Nei Paesi Bassi, l'uso di indumenti che coprono il volto, come burqa e niqab, è parzialmente vietato dal 1º agosto 2019. La legge vieta il velo integrale solo in alcuni spazi pubblici specifici, come scuole, ospedali, trasporti pubblici ed edifici governativi.La norma non si applica ai luoghi di culto religioso o alle attrezzature di protezione per il lavoro o per lo sport.
- La Germania ha adottato un approccio frammentato, con alcuni Länder che hanno introdotto divieti parziali nelle scuole e negli spazi pubblici per aumentare la sicurezza e la comunicazione, esistendo restrizioni specifiche per determinati gruppi professionali e situazioni della vita quotidiana.Mentre alcune regioni considerano questi divieti necessari per l'integrazione e la coesione sociale, altre temono che possano isolare alcune comunità e ostacolare l'inclusione sociale.
- In Lussemburgo è entrata in vigore, nella primavera del 2018, una legge che limita l'uso del velo che copre l'intero volto. È vietato avere il volto coperto su qualsiasi mezzo di trasporto collettivo, all'interno degli istituti scolastici di ogni ordine e grado, così come nei rispettivi cortili, nei luoghi destinati ad accogliere minori di 16 anni, all'interno o nei cortili delle strutture ospedaliere, nelle aree comuni delle strutture che ospitano anziani, compresi corridoi e ascensori, negli edifici delle autorità giudiziarie e nelle sedi delle amministrazioni pubbliche aperte al pubblico.
- In Spagna non esiste una legislazione nazionale in materia, e le decisioni sono lasciate alla discrezione delle scuole e delle istituzioni. Tuttavia, nel 2010, diversi comuni della Catalogna, tra cui Barcellona e Tarragona, hanno vietato l'uso del velo integrale negli edifici pubblici e negli spazi municipali.
Restrizioni, seppur parziali e con intensità diverse, all'uso di veli che coprono il volto o il corpo esistono anche in altri Paesi non europei, tra cui Cina, Australia, Russia, Canada, Sri Lanka, Gabon, Ciad, Senegal, Repubblica del Congo, Camerun, Marocco, Algeria.