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Ungheria: Tisza candida András Baka alla presidenza della Repubblica

Baka András, ex presidente della Corte Suprema, parla alla protesta per l’indipendenza della magistratura, organizzata dall’Associazione ungherese dei giudici
András Baka, ex presidente della Corte Suprema, parla alla manifestazione dell’Associazione dei giudici ungheresi per l’indipendenza di giudici e magistratura Diritti d'autore  MTI
Diritti d'autore MTI
Di Gábor Tanács
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Sabato il gruppo parlamentare del partito Tisza, maggioranza costituzionale, ha scelto chi eleggere martedì presidente della Repubblica: il giurista András Baka, rimosso da Fidesz dalla guida della Corte suprema

András Baka è un giurista di fama internazionale. Ha iniziato la sua carriera all’Istituto di Scienze dello Stato e del Diritto dell’Accademia ungherese delle scienze (MTA), poi è diventato direttore della Scuola superiore di amministrazione statale. Nel punto più alto della sua carriera nel diritto internazionale, tra il 1991 e il 2008 ha prestato servizio per due mandati come giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) a Strasburgo.

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Al rientro in patria, nel 2009 il Parlamento lo ha eletto presidente della Corte suprema. Il secondo governo Orbán, arrivato al potere nel 2010 con una maggioranza costituzionale, lo ha sostituito ribattezzando la Corte suprema in Kúria e creando così, almeno formalmente, una nuova istituzione, alla cui guida è stato nominato un nuovo presidente.

In seguito Baka ha vinto una causa contro lo Stato ungherese davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha stabilito la violazione del suo diritto a un equo processo e alla libertà di espressione. Interviene regolarmente, in Ungheria e all’estero, sulle questioni legate allo Stato di diritto. È un giurista indipendente e l’Ungheria ha già avuto più di un presidente della Repubblica di questo profilo. A rendere più difficile il compito di incarnare l’unità nazionale potrebbe essere il fatto che è stato un critico dichiarato del sistema di Orbán, tanto in patria quanto fuori dal Paese.

Presidenti senza peso invece di simboli dell’unità nazionale

Il leader del Partito Tisza, Péter Magyar, già prima delle elezioni aveva annunciato che, in caso di maggioranza costituzionale, avrebbe rimosso la maggior parte delle alte cariche dello Stato nominate da Fidesz, con l’eccezione del governatore della banca centrale, Mihály Varga. Lo ha giustificato sostenendo che questi dignitari sono fedeli soldati del partito Fidesz, non hanno adempiuto ai loro compiti costituzionali e, dopo il voto, il loro obiettivo sarebbe stato ostacolare l’azione del governo Tisza.

Nel sistema ungherese il presidente della Repubblica svolge soprattutto un ruolo cerimoniale e dispone di uno spazio di manovra politica molto limitato. Durante i governi Fidesz, però, i presidenti della Repubblica non hanno sfruttato neppure questo ristretto margine giuridico e comunicativo: hanno agito in parallelo con l’esecutivo, collaborando con esso in ogni ambito.

Nel periodo di governo dal 2010 al 2016 solo János Áder, veterano politico del partito, è riuscito a portare a termine i due mandati previsti.

László Sólyom, che mostrava un profilo politico e giuridico autonomo e che era stato spinto alla presidenza da un Fidesz ancora all’opposizione, non è stato rieletto per un secondo mandato. Il suo successore, Pál Schmitt, ex vicepresidente di Fidesz, è stato costretto a dimettersi in seguito a uno scandalo per plagio. Dopo di lui è diventato presidente della Repubblica János Áder, cui è poi subentrata Katalin Novák al termine del suo secondo mandato. Novák ha trascorso l’intera carriera politica in Fidesz, ma come giovane donna ha proposto ufficialmente un volto più europeista e occidentale del partito rispetto alla corrente principale guidata da Viktor Orbán. Dopo lo scandalo legato alla concessione della grazia è stata costretta a lasciare l’incarico. In quel momento è stato eletto Tamás Sulyok, poco noto all’opinione pubblica e privo di un forte profilo pubblico, che non ha portato a termine neppure il suo primo mandato.

Il presidente Tamás Sulyok è stato infine rimosso tramite una breve frase inserita nella diciassettesima modifica costituzionale, che il giurista eletto da Fidesz ha firmato, facendo decadere il suo mandato.

Tisza ha annunciato l’intenzione di approvare una nuova Costituzione già in questa legislatura e di prendere almeno in considerazione l’ipotesi dell’elezione diretta del presidente della Repubblica.

Il primo errore politico di Tisza

Il primo ministro Péter Magyar aveva promesso una consultazione pubblica sulla scelta della persona che avrebbe ricoperto la carica di presidente della Repubblica, ma dopo pochissimo tempo ha annunciato che il gruppo parlamentare avrebbe candidato la campionessa mondiale di scacchi femminili Judit Polgár. L’annuncio ha suscitato forti proteste: secondo i critici della decisione, la mancata consultazione pubblica getta un’ombra sull’intero processo di selezione. Di fronte alla protesta, Polgár ha rifiutato l’invito di Magyar. L’istituto di sondaggi ungherese Medián, considerato uno dei più affidabili, dopo questa candidatura fallita ha registrato il primo calo significativo, tra il 3 e il 5%, nel sostegno al Tisza. Il partito è rimasto comunque su livelli storicamente alti, con il 68% tra gli elettori che hanno già scelto un partito.

Tisza ha scelto Baka tra tre candidati. Gli altri due erano lo storico Ignác Romsics e l’avvocato indipendente Botond Fülöp, che pubblica sotto lo pseudonimo Vidéki Prókátor ed è stato colui che ha portato alla luce il caso di grazia che ha infine portato alle dimissioni della presidente Katalin Novák.

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