Si moltiplicano i sospetti che alcune reti in tessuto siano prodotte con fibra di vetro cinese già colpita da dazi Ue anti-dumping e anti-sussidi per prezzi sleali e aiuti di Stato
La Commissione europea sta valutando di aprire un’indagine sulle importazioni di alcuni materiali da costruzione da diversi Paesi balcanici, a causa del sospetto che siano stati realizzati utilizzando fibra di vetro cinese a basso costo, già soggetta ai dazi antidumping dell’Ue, secondo quanto riferiscono persone informate sulla vicenda.
L’indagine si concentrerà sui cosiddetti tessuti a rete aperta, compresi i sistemi di isolamento termico.
Il caso arriva mentre la Commissione europea continua ad aumentare la pressione sulle importazioni a basso costo dalla Cina, che alimentano il disavanzo commerciale record dell’UE con Pechino, pari a un miliardo di euro al giorno. A giugno la Commissione ha avviato dei negoziati con Pechino per riequilibrare i rapporti commerciali, con l’obiettivo di ottenere risultati concreti entro ottobre.
Il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, dovrebbe recarsi in Cina a ottobre.
Parallelamente, la Commissione ha avvertito che prima della scadenza farà ricorso agli strumenti di difesa commerciale per contrastare le importazioni cinesi a basso costo, sostenendo che la Cina ricorre a pratiche sleali per accedere al mercato europeo, comprese strategie per eludere i dazi dell’Ue.
I tessuti a rete aperta sono spesso realizzati con fibra di vetro cinese. La Commissione ha accusato i produttori cinesi di venderla sul mercato europeo a prezzi ingiustamente bassi, provocando danni ai fabbricanti europei. Negli ultimi anni l’Ue ha imposto più volte dazi aggiuntivi sulla fibra di vetro, anche sulle importazioni dall’Egitto prodotte da aziende cinesi.
Ma si sospetta che i produttori cinesi aggirino quei dazi antidumping e anti sovvenzioni affidandosi a fabbricanti locali in diversi Paesi balcanici, che assemblano tessuti a rete aperta utilizzando fibra di vetro cinese a basso costo.
Il problema della sovraccapacità
Nell’Ue si producono ogni anno circa un milione di tonnellate di vetro fuso in impianti attivi in otto Paesi, tra cui Germania, Francia e Italia.
Ma secondo Glass Fibre Europe, l’associazione che rappresenta l’industria della fibra di vetro a Bruxelles, la sovraccapacità cinese nella produzione di fibra di vetro supera il 100 per cento della domanda complessiva del mercato europeo. Questo aumenta il rischio di nuovi danni per i produttori europei se l’Ue non rafforza le proprie misure di difesa commerciale.
Nell’ultimo anno è aumentato il numero di casi che riguardano presunte pratiche commerciali sleali della Cina in diversi settori industriali. La Commissione è stata criticata per la durata delle sue indagini.
In un vertice di metà giugno, i leader dell’Ue hanno affidato alla Commissione il mandato di riesaminare e aggiornare gli strumenti di difesa commerciale.
Ma l’attuale dotazione di strumenti regolatori dell’Ue resta limitata: la Commissione può intervenire sulle pratiche commerciali sleali solo prodotto per prodotto. Secondo quanto apprende Euronews, sono allo studio ulteriori misure di salvaguardia, tra cui dazi e contingenti, per proteggere il settore chimico europeo dalla forte concorrenza cinese.
La Commissione, contattata per un commento, non ha risposto.