Mercoledì il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aperto la seconda giornata del vertice dell'Alleanza per la soluzione a due Stati condannando duramente le violenze dei coloni contro i civili palestinesi. Nel pomeriggio una sessione per il dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste
Mercoledì mattina si è tenuto a Roma il vertice dell'Alleanza globale per la soluzione a due Stati, che ha visto coinvolti il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro saudita Faisal bin Farhan Al Saud e la ministra palestinese Varsen Aghabekian.
"Seguiamo con viva preoccupazione il grave deterioramento della situazione in Cisgiordania. Condanniamo fermamente le violenze dei coloni contro i civili palestinesi che, negli ultimi giorni, si sono aggravate, colpendo villaggi, famiglie e luoghi sacri" ha dichiarato il vicepremier, aprendo la seconda giornata del vertice.
"Ci opponiamo risolutamente a qualsiasi forma di espansione degli insediamenti e di annessione che metta a repentaglio la soluzione a Due Stati. Solo il reciproco riconoscimento dei diritti, della dignità e della sicurezza di entrambi i popoli può creare le condizioni per una pace autentica" ha affermato Tajani.
In questo modo l'Italia ha lanciato un messaggio a favore della soluzione a due Stati.
Il riconoscimento dello Stato e il disarmo di Hamas
"La Striscia è in rovina, è devastata, e oggi in Cisgiordania assistiamo a un'impennata del terrorismo dei coloni, sostenuto da esponenti del governo israeliano e dalle forze israeliane", ha affermato la ministra palestinese Aghabekian.
"Quel terrorismo ci condurrà verso scenari inimmaginabili: la devastazione derivante dal perdurare di violenza e terrorismo non colpirà soltanto palestinesi o israeliani, ma l'intera regione", ha aggiunto, sollecitando misure più incisive da parte dell'Italia e dell'Unione Europea.
Il processo di pacificazione, secondo il ministro degli Esteri, passa necessariemente per il riconoscimento dello Stato palestinese e per il disarmo di Hamas.
"L'Italia è favorevole a riconoscere lo Stato palestinese, ma prima dev'esserci lo Stato palestinese, stiamo lavorando per quello", ha dichiarato il ministro degli Esteri in un punto stampa alla Farnesina. "Ma finché c'è Hamas che è armato, cosa riconosciamo? Il terrorismo di Hamas? Bisogna riunificare lo Stato palestinese per un riconoscimento non demagogico o fittizio" ha conluso.
Il ministro ha anche ringraziato Egitto, Stati Uniti, Quatar e Turchia per la loro mediazione e il loro contributo nel disarmo di Hamas.
I lavori dell'Alleanza per la soluzione a due Stati
Roma si pone così in una posizione di primo piano per le trattative di pace, in cui ha un ruolo fondamentale il confronto tra le dicerse religioni.
Per questa ragione la due giorni si concluderà con una sessione a porte chiuse dedicata al dialogo interreligioso.
Tra i partecipanti ci saranno alcuni dei rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste, tra cui il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa il presidente della Conferenza dei rabbini europei, Pinchas Goldschmidt e il segretario generale della Lega musulmana mondiale, Mohammed Al Issa.
A presiedere i lavori ci sono anche 25 delegazioni, rappresentanti dei Paesi che l'anno scorso avevano partecipato alla Conferenza per la risoluzione pacifica della questione palestinese.
Tra questi figurano Lega Araba, Egitto, Regno Unito, Germania, Svizzera, Marocco, Paesi Bassi, Turchia, Qatar, Canada, Brasile, Messico, Irlanda, Italia, Giappone, Francia, Spagna, Giappone, Giordania, Indonesia, Arabia Saudita, Unione Europea, Norvegia.
La giornata di oggi ha lo scopo di monitorare i progetti compiuti nell'attuare la Dichiarazione di New York, documento finale della Conferenza per la risoluzione pacifica della questione palestinese, un anno dopo la sua firma.
L'incontro vuole anche ricercare "nuove sinergie con la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza e le strutture del Board of Peace", si legge sul sito della Farnesina.