Con il DMA, gli europei possono scegliere il browser predefinito, pagare con app concorrenti e messaggiare tra piattaforme. Molti cittadini ignorano l’esistenza della legge
A oltre tre anni dalla sua entrata in vigore, il Digital Markets Act (DMA) ha già cambiato il modo in cui milioni di cittadini europei utilizzano smartphone, browser e piattaforme digitali. La normativa dell'Unione europea, entrata in vigore nel maggio 2023, punta infatti a limitare il potere dei grandi colossi tecnologici, imponendo regole più severe ai cosiddetti gatekeeper, le piattaforme considerate ormai infrastrutture essenziali della vita digitale.
L'obiettivo dichiarato è aumentare la concorrenza, offrire agli utenti una maggiore libertà di scelta e impedire che le grandi aziende favoriscano i propri servizi a discapito dei concorrenti. Ma, tra risultati concreti, resistenze delle Big Tech e nuove sfide legate all'intelligenza artificiale, il bilancio resta ancora oggetto di dibattito.
Chi sono i gatekeeper del DMA
La Commissione europea ha designato sette gatekeeper, tra cui Apple, Google, Meta, Amazon e ByteDance, obbligandoli ad aprire i propri ecosistemi alla concorrenza.
Le nuove regole prevedono, tra le altre cose:
- la possibilità di scegliere browser e motori di ricerca alternativi;
- l'utilizzo di sistemi di pagamento diversi da quelli proprietari;
- l'installazione di app provenienti da store esterni;
- maggior controllo sui dati personali;
- il divieto di favorire i propri servizi rispetto a quelli della concorrenza.
Nell'aprile 2026 Bruxelles ha pubblicato la prima revisione ufficiale del regolamento, giudicandolo ancora "adeguato allo scopo" e confermando l'impianto normativo.
Più libertà di scelta per gli utenti
L'effetto più evidente del DMA riguarda le cosiddette "schermate di scelta".
Oggi, ad esempio, gli utenti di iPhone nell'Unione europea possono decidere quale browser utilizzare come predefinito, scegliere app di pagamento alternative e installare applicazioni anche al di fuori dell'App Store.
In alcuni Paesi europei i cambiamenti sono già tangibili: in Germania molti utenti utilizzano PayPal come sistema di pagamento principale, mentre nei Paesi scandinavi sono disponibili sui dispositivi Apple anche applicazioni di pagamento locali.
Novità importanti arrivano anche dalla messaggistica istantanea. Grazie agli obblighi di interoperabilità introdotti dal DMA, una startup lettone come BirdyChat può ora inviare messaggi agli utenti di WhatsApp, una possibilità che fino a pochi anni fa era tecnicamente impossibile.
Per Agustín Reyna, direttore generale del BEUC, l'Organizzazione europea dei consumatori, questi rappresentano i primi segnali concreti dell'efficacia della normativa.
Anche il mercato dei browser sembra mostrare i primi effetti. Secondo dati raccolti da Reuters, sempre più utenti europei stanno scegliendo browser alternativi a Chrome e Safari, soprattutto quelli focalizzati sulla tutela della privacy. Mozilla, sviluppatrice di Firefox, attribuisce proprio alle nuove schermate di scelta una parte della crescita registrata nell'Unione europea.
Non tutti gli utenti sono soddisfatti
Se da un lato aumenta la libertà di scelta, dall'altro cresce anche il malcontento di una parte degli utenti.
Diversi sondaggi mostrano infatti che molte operazioni digitali richiedono oggi un numero maggiore di passaggi rispetto al passato. Fino al 66 per cento degli utenti più assidui segnala ricerche più lunghe o risultati meno pertinenti.
Secondo i critici del DMA, questa maggiore complessità sarebbe una conseguenza diretta degli obblighi imposti alle piattaforme. Alcuni osservatori sostengono inoltre che il regolamento favorisca l'accesso dei concorrenti ai mercati già esistenti invece di incentivare la nascita di nuovi operatori realmente innovativi.
Apple, ad esempio, ha dichiarato che le modifiche richieste dalla normativa europea hanno rallentato l'introduzione di alcune nuove funzionalità nell'Unione europea, tra cui il lancio di iPhone Mirroring, rinviato proprio per adeguarsi alle nuove regole.
Reyna, però, respinge questa interpretazione, sostenendo che il problema non sia il DMA in sé, bensì il modo in cui le aziende stanno scegliendo di implementarlo, rendendo più complicato l'esercizio dei diritti previsti dalla legge.
Le multe ai Big Tech
L'applicazione del DMA è accompagnata anche da una crescente attività di controllo da parte della Commissione europea.
Nell'aprile 2025 Bruxelles ha inflitto ad Apple una multa da 500 milioni di euro per aver impedito agli sviluppatori dell'App Store di informare gli utenti sulla possibilità di acquistare servizi a prezzi inferiori al di fuori della piattaforma.
Meta è stata invece sanzionata con 200 milioni di euro per il modello pubblicitario "consent-or-pay", ritenuto non conforme perché non offriva agli utenti una reale possibilità di scelta.
Entrambe le società hanno presentato ricorso contro le decisioni della Commissione.
Non sono invece state ancora inflitte sanzioni specifiche sulle schermate di scelta dei browser, anche se Bruxelles ha aperto e successivamente chiuso un'indagine su Apple dopo che l'azienda ha modificato il sistema per renderlo più semplice da utilizzare.
L'intelligenza artificiale rappresenta la nuova sfida
Il prossimo banco di prova del DMA sarà probabilmente l'intelligenza artificiale.
La crescente integrazione di assistenti AI all'interno delle principali piattaforme digitali pone infatti interrogativi sulla capacità dell'attuale normativa di tenere il passo con un settore in rapidissima evoluzione.
La Commissione europea ha già avviato un'indagine sulla decisione di Meta di integrare strumenti di intelligenza artificiale in WhatsApp senza consentire agli utenti di rifiutarli o scegliere servizi concorrenti.
Secondo il BEUC, casi come questo dimostrano la necessità di aggiornare progressivamente il quadro normativo europeo.
L'associazione propone inoltre di estendere le regole del DMA anche ai social network, ai servizi cloud e alle infrastrutture di intelligenza artificiale, ritenute ormai elementi centrali dell'economia digitale.
Un tema anche geopolitico
Il Digital Markets Act è diventato anche uno dei principali terreni di confronto tra Unione europea e Stati Uniti.
A Washington non sono mancate le accuse secondo cui il regolamento colpirebbe soprattutto le grandi aziende tecnologiche americane. Bruxelles respinge però queste critiche, sottolineando che la designazione dei gatekeeper dipende esclusivamente dal peso economico e dal potere di mercato delle imprese, indipendentemente dalla loro nazionalità.
Anche il Parlamento europeo ha ribadito che eventuali accordi commerciali con gli Stati Uniti non potranno mettere in discussione gli standard digitali europei.
A tre anni dall'entrata in vigore, il DMA ha senza dubbio modificato il panorama digitale europeo. La vera sfida, però, sarà capire se le nuove regole riusciranno a mantenere il passo con l'evoluzione tecnologica e, soprattutto, se gli utenti percepiranno davvero i benefici promessi in termini di concorrenza, libertà di scelta e controllo sui propri dati.