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Accordo UE-USA: un anno dopo le minacce di Trump lo mettono di nuovo sotto pressione

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno raggiunto un accordo commerciale il 27 luglio 2025.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente statunitense Donald Trump hanno raggiunto un accordo commerciale il 27 luglio 2025. Diritti d'autore  AP Photo
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Di Peggy Corlin
Pubblicato il
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A un anno dall’entrata in vigore dell’accordo commerciale UE-USA, le nuove minacce di Donald Trump lo rimettono sotto pressione. Quanto sono gravi e cosa può fare l’UE se si concretizzano? Euronews prova a capirlo

È un anniversario agrodolce per l'accordo commerciale tra UE e Stati Uniti. A un anno dall'intesa storica raggiunta a Turnberry, in Scozia, le relazioni commerciali transatlantiche sono nuovamente in bilico per le nuove minacce provenienti da Washington.

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La multa da 890 milioni di euro decisa dalla Commissione contro il colosso tecnologico statunitense Google ha mandato su tutte le furie l'amministrazione Trump. In un post su Truth Social, il presidente ha annunciato che gli Stati Uniti avvieranno indagini sulle pratiche commerciali sleali, lasciando intendere che la sua amministrazione è pronta a reagirequandol'UE applica le sue norme digitali alle imprese americane.

Trump però potrebbe dover fare i conti a sua volta con le conseguenze. Dopo mesi di negoziati per dare attuazione all'accordo di Turnberry – che prevede dazi statunitensi del 15% sui beni europei e l'eliminazione dei dazi UE sui prodotti industriali americani – gli europei hanno inserito clausole di salvaguardia che consentono di reintrodurre dazi sulle merci USA in determinate circostanze.

Euronews analizza quanto siano concrete le minacce statunitensi e quali siano le possibilità che l'accordo venga sospeso.

Che cosa è successo dopo la multa dell'UE a Google?

Non appena l'UE ha annunciato la multa a Google per la sua posizione dominante nei mercati digitali europei, da Washington sono partiti due colpi di avvertimento.

Giovedì sera il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer ha dichiarato che la sanzione europea crea "incertezza" per l'accordo di Turnberry, mettendo a rischio il dialogo tra UE e USA sulle regole digitali europee.

Il giorno seguente la minaccia statunitense si è fatta più seria con un post di Trump su Truth Social, in cui ha scritto: "Gli Stati Uniti d'America non sono un 'bancomat' per l'Europa e non permetteremo che lo diventino!"

Ha aggiunto che la sua amministrazione avvierà un'indagine ai sensi della sezione 301 del Trade Act statunitense del 1974, che consente al governo federale di reagire alle pratiche commerciali sleali dei Paesi stranieri.

"L'Unione europea pagherà un prezzo molto alto per questo comportamento illegale e profondamente scorretto, su cui li ho avvertiti più volte", ha affermato. "Restate sintonizzati!"

Quanto sono serie le minacce di Trump?

Da quando è stato concluso l'accordo di Turnberry, gli europei si sono abituati alle minacce di Trump sui social media. Sempre più spesso scelgono di non reagire.

Nel dicembre 2025 Washington ha minacciato di imporre restrizioni o oneri a un elenco di aziende tecnologiche europee, tra cui Accenture, Siemens e Spotify, se l'UE avesse continuato a regolamentare i colossi digitali americani con le sue norme.

Il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA) – due testi legislativi chiave della regolamentazione digitale europea – sono stati più volte criticati dall'amministrazione Trump, da quando è tornata al potere, come barriere non tariffarie dirette soprattutto contro le imprese statunitensi.

"Vediamo cosa porterà il tempo", ha dichiarato a Euronews il socialdemocratico tedesco Bernd Lange, responsabile per il commercio del Parlamento europeo. Ha spiegato che sono in corso discussioni con gli Stati Uniti sulle norme digitali europee, ma ha aggiunto di non poter dire se sfoceranno in risultati "concreti".

Lange ritiene comunque che, se le minacce di Trump si rivelassero concrete, gli Stati Uniti potrebbero imporre restrizioni ai servizi digitali europei.

Che cosa può fare l'UE se Trump passa dalle parole ai fatti?

Il 19 maggio, dopo ore di negoziati, gli Stati membri dell'UE e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo per eliminare, dal 1º luglio, i dazi europei sui beni statunitensi.

Per garantire maggiore stabilità alle imprese europee, i legislatori hanno insistito per inserire clausole di salvaguardia in grado di proteggere l'accordo da minacce future.

La Commissione può ora sospendere l'intesa se gli Stati Uniti non rispettano il tetto del 15% oppure se "compromettono l'accesso degli operatori economici dell'Unione al mercato statunitense, discriminano tali operatori o li prendono di mira quando intendono operare, o già operano, negli Stati Uniti".

Il regolamento che elimina i dazi europei precisa inoltre che l'accordo può essere sospeso se gli USA "alterano il rapporto commerciale e di investimento tra l'Unione e gli Stati Uniti".

L'eurodeputata croata conservatrice Željana Zovko ha dichiarato a Euronews che la "responsabilità" di sospendere l'accordo "è stata giustamente affidata alla Commissione".

"Sono fiduciosa che agirà al momento giusto e sulla base dei fatti", ha aggiunto.

Chi, nell'UE, vorrebbe sospendere l'accordo?

Nelle ultime settimane la Commissione ha lasciato intendere che, indipendentemente dall'introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti, sarebbe pronta ad accettarli purché restino entro il tetto del 15%.

È quanto accaduto venerdì, quando un nuovo regime tariffario statunitense ha sostituito quello introdotto dopo una sentenza della Corte Suprema USA di febbraio. L'esecutivo europeo si è detto soddisfatto nel vedere i nuovi dazi americani fissati al 10%, sebbene siano stati imposti a causa delle presunte carenze nel vietare le importazioni di prodotti realizzati con lavoro forzato – un'accusa che l'UE respinge, sostenendo di avere norme rigorose per tenere tali prodotti fuori dal suo mercato.

Ma che cosa potrebbe accadere se a essere presi di mira fossero i servizi europei?

Secondo Lange, esiste un'intesa con la Commissione in base alla quale, qualora si rendesse necessario sospendere l'accordo, verrebbero tenute in considerazione le posizioni del Parlamento.

"Quindi, se noi spingiamo per la sospensione, immagino che anche loro faranno altrettanto", ha spiegato, aggiungendo che in Parlamento ci sarebbe la volontà politica sufficiente per una mossa del genere.

"Abbiamo molta più sicurezza in noi stessi rispetto a un anno fa", conclude il responsabile per il commercio al Parlamento europeo.

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