Andy Burnham presenta il suo piano per rilanciare il Regno Unito: nuovi poteri ai sindaci locali, un polo governativo a Manchester e una svolta economica dopo la crisi del Labour
Andy Burnham accelera la corsa verso Downing Street e presenta il suo progetto per rifondare il Regno Unito. Nel suo primo grande discorso programmatico da favorito alla leadership laburista, il sindaco di Greater Manchester ha promesso una radicale redistribuzione del potere politico e amministrativo, con l’obiettivo di trasferire competenze e risorse dal governo centrale ai territori.
Parlando al People’s History Museum di Manchester, la città che ha guidato per nove anni, Burnham ha delineato un piano decennale per rilanciare l’economia britannica, sostenendo che il modello centralizzato di Westminster abbia ormai esaurito la propria spinta. “La crescita non può essere imposta dall’alto. Può soltanto essere coltivata dal basso”, ha dichiarato davanti a sostenitori e dirigenti del Labour.
Il progetto “No. 10 North” e i nuovi poteri per i sindaci
Il cuore della proposta è la creazione di un nuovo centro governativo nel nord dell’Inghilterra, ribattezzato “No. 10 North”, una sorta di estensione dell’ufficio del primo ministro a Manchester. Secondo Burnham, questo nuovo polo dovrebbe diventare “il cuore nevralgico di un Regno Unito ripensato”.
Nel suo piano, i sindaci regionali riceverebbero competenze molto più ampie in settori chiave come edilizia abitativa, welfare, trasporti e istruzione. Burnham ha definito il progetto “la più grande redistribuzione di potere della storia moderna britannica”.
L’impostazione politica si ispira a quella che l’ex sindaco chiama “Manchesterism”, una filosofia economica che combina intervento pubblico e sostegno alle imprese, prendendo le distanze dalle tradizionali politiche del trickle-down economics.
Il modello Manchester come esempio per il Labour britannico
Durante il suo mandato a Manchester, Burnham ha promosso iniziative come la Bee Network, il sistema di autobus tornato sotto controllo pubblico, e il Good Growth Fund, un fondo di investimenti destinato ai diversi distretti della Greater Manchester. Ora punta a trasformare quel modello locale in una strategia nazionale.
Tra le priorità indicate figurano anche la creazione di nuovi posti di lavoro nell’industria, il rafforzamento dell’istruzione tecnica e una revisione del sistema privatizzato dell’acqua e dell’energia, accusato di generare sprechi e inefficienze.
Secondo Burnham, il Regno Unito ha bisogno di una nuova politica industriale capace di rilanciare la crescita economica e ridurre le disuguaglianze territoriali che da anni dividono Londra dal resto del Paese.
La crisi del Labour e le dimissioni di Keir Starmer
L’ascesa di Burnham arriva dopo la crisi che ha travolto la leadership di Keir Starmer. L’ex premier ha annunciato le dimissioni il 22 giugno, dopo mesi di tensioni interne al Labour, risultati elettorali deludenti e un crollo nei sondaggi.
Decisive sono state soprattutto le elezioni amministrative di maggio, che hanno visto il partito perdere circa 1.500 seggi locali, molti dei quali conquistati dal Reform UK di Nigel Farage.
Burnham è tornato a Westminster il 18 giugno vincendo l’elezione suppletiva nel collegio di Makerfield con circa il 55% dei voti, superando le aspettative. Da allora il suo percorso verso la leadership si è progressivamente consolidato.
Burnham favorito per diventare il nuovo leader laburista
Negli ultimi giorni diversi potenziali rivali si sono sfilati dalla corsa. L’ex ministro della Sanità Wes Streeting ha annunciato il proprio sostegno a Burnham, mentre il ministro Darren Jones ha dichiarato apertamente che sarà lui “il prossimo primo ministro”.
Le candidature ufficiali alla leadership laburista si apriranno il 9 luglio e si chiuderanno una settimana più tardi. Se non emergeranno sfidanti, Burnham potrebbe entrare a Downing Street già entro metà luglio.
Per molti osservatori politici britannici, il sindaco di Manchester rappresenta oggi il volto di una possibile rifondazione del Labour dopo il fallimento della stagione guidata da Starmer.
Le sfide economiche e internazionali del possibile governo Burnham
Nonostante il momento favorevole, il futuro leader laburista erediterà una situazione complessa. L’economia britannica continua a crescere lentamente, i servizi pubblici restano sotto pressione e il costo della vita pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie.
Inoltre Burnham sarà vincolato agli impegni del manifesto laburista del 2024, inclusa la promessa di non aumentare le tasse sui lavoratori, limitando così i margini di manovra economica.
Le opposizioni hanno già attaccato il progetto. Il presidente del Partito conservatore Kevin Hollinrake ha accusato Burnham di voler semplicemente “spostare il potere da un politico all’altro”, senza affrontare i problemi strutturali del welfare, della fiscalità e della difesa nazionale.
Anche sul fronte internazionale le sfide non mancano. Burnham dovrà gestire il dossier Ucraina, i rapporti con la NATO e il delicato negoziato con l’Unione europea. Un vertice tra Londra e Bruxelles previsto per il 22 luglio è stato rinviato proprio a causa della transizione politica in corso.
Per il momento, però, Burnham appare il favorito indiscusso nella corsa alla guida del Labour. E il discorso di Manchester rappresenta il primo vero tentativo di convincere elettori, mercati e partito che il modello sperimentato nella Greater Manchester possa diventare il nuovo progetto politico per l’intero Regno Unito.