Lunedì 29 giugno il Senato ha approvato senza modifiche una legge che limita la moda ultra usa e getta: stop alla pubblicità per i marchi più inquinanti e sanzioni crescenti. La Francia diventa pioniera contro colossi come Shein e Temu
Dopo oltre due anni e mezzo di un iter parlamentare intenso, segnato da profondi dibattiti di società e da forti pressioni dei lobby industriali, la Francia ha appena sancito una svolta decisiva. Lunedì il Senato ha approvato quasi all'unanimità la versione definitiva della proposta di legge presentata inizialmente dalla deputata di Horizons, Anne-Cécile Violland.Una larga parte della sinistra ha scelto l'astensione, contestando un testo considerato indebolito.
Il settore tessile è responsabile di quasi il 10% delle emissioni mondiali di gas serra e la moda ultra-espressa ha saturato il mercato francese. Questa legge segna quindi l'inizio di un cambiamento: il legislatore interverrà direttamente sul prezzo, sulla visibilità e sulla distribuzione dei capi usa e getta.
L'approvazione definitiva da parte del Parlamento chiude il confronto legislativo, ma il calendario operativo è appena iniziato per il ministero della Transizione ecologica e per gli eco-organismi interessati. La sua attuazione si articolerà su più fasi.
Che cos'è l'“ultrafast-fashion”, o moda “ultra-espressa”?
Una delle principali difficoltà del testo è stata definire in modo chiaro, dal punto di vista giuridico, la “moda ultra-espressa”, per evitare ricorsi e per non penalizzare l'intero settore dell'abbigliamento.
La legge stabilisce infine due criteri cumulativi. Il primo è la quantità di novità messe online con grande frequenza, con migliaia di nuovi prodotti ogni giorno su alcune piattaforme. Il secondo è il basso incentivo alla riparazione, cioè quando un capo costa talmente poco che è più conveniente buttarlo che ripararlo.
Le soglie precise saranno fissate per decreto. L'obiettivo è colpire soprattutto i giganti come Shein, Temu o AliExpress, senza coinvolgere le catene tradizionali europee come Kiabi, Zara o H&M.
Il meccanismo finanziario: un sistema di bonus-malus progressivo
La nuova legge si basa sul principio del “chi inquina paga”. In concreto, i marchi di ultrafast-fashion dovranno versare penalità per ogni prodotto venduto, in funzione del loro impatto ambientale. Più un capo è considerato inquinante, più alta sarà la contribuzione. Le somme raccolte serviranno a finanziare il riciclo e la riparazione dei vestiti e a sostenere i marchi più rispettosi dell'ambiente.
Per evitare un impatto economico troppo brusco, il Parlamento ha previsto un tetto a questa tassa. La penalità non potrà superare il 50% del prezzo di vendita del prodotto al netto delle imposte. Per esempio, se un articolo è venduto a 6 euro, l'imposta massima sarà di 3 euro, anche nel 2030.
Oltre a tasse e sanzioni, la legge imporrà alle piattaforme di mostrare messaggi di sensibilizzazione sulla sobrietà dei consumi, sul riuso e sul riciclo dei capi. Al momento della conferma del carrello, i consumatori vedranno anche avvisi sull'impatto ambientale dei prodotti che stanno per acquistare.
Marketing azzerato
Ogni forma di pubblicità per la moda ultra-espressa sarà vietata in Francia fin dall'entrata in vigore dei decreti, sia che si tratti di affissioni, televisione, internet o pubblicità mirata.
Il marketing d'influenza è ugualmente coinvolto: le promozioni realizzate sui social network, in particolare i video di “haul”, saranno vietate dal 1º gennaio 2027.
Gli influencer che non rispetteranno queste regole rischieranno pesanti multe, fino a 100.000 euro.
Resta però un'incertezza sulla data di applicazione di questo divieto: la Commissione europea ha già espresso riserve sulla sua conformità al diritto dell'Unione, in particolare per quanto riguarda le norme sulla pubblicità.
E i consumatori?
La Francia pone così la prima pietra di un quadro regolamentare che diversi osservatori sperano di vedere presto esteso all'intera Unione europea, l'unico livello in grado di esercitare un peso sufficiente per modificare in modo duraturo le pratiche dei giganti della moda usa e getta.
Resta da capire come reagiranno i consumatori: sceglieranno più spesso marchi responsabili o continueranno con le loro abitudini di acquisto?
In un contesto di crisi economica e di perdita di potere d'acquisto, è probabile che alcuni consumatori continuino comunque a orientarsi verso questi capi, più economici e più accessibili.