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Hormuz come i Dardanelli? L’Iran studia il modello turco per imporre un pedaggio sullo stretto

Stretto di Hormuz - 17 giugno 2026
Stretto di Hormuz - 17 giugno 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il
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L’Iran valuta un sistema di tasse e servizi sullo Stretto di Hormuz ispirato al modello turco dei Dardanelli. Ecco cosa sappiamo, i dubbi legali e gli effetti sul commercio globale

L’Iran sta valutando l’introduzione di tariffe e servizi obbligatori per il transito nello Stretto di Hormuz, prendendo come riferimento il sistema adottato dalla Turchia per Bosforo e Dardanelli. Secondo il Wall Street Journal, Teheran punta a creare una nuova fonte di entrate strategiche che potrebbe arrivare fino a 40 miliardi di dollari l’anno.

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L’idea iraniana si basa sull’applicazione di costi legati alla sicurezza della navigazione, alla protezione ambientale e alla gestione del traffico marittimo. Il progetto sarebbe già stato discusso con alcuni Paesi del Medio Oriente e con la Cina, partner energetico fondamentale per Teheran.

Il modello dei Dardanelli che ispira Teheran

L’Iran guarda con attenzione al sistema gestito dalla Turchia negli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Dal 1 luglio 2026 Ankara aumenterà i diritti obbligatori di passaggio portandoli a 6,70 dollari per tonnellata netta, rafforzando una strategia che trasforma la geografia in leva economica e geopolitica.

La gestione turca si basa sulla Convenzione di Montreux del 1936, che garantisce la libertà di navigazione commerciale ma riconosce alla Turchia il diritto di amministrare il traffico e aggiornare alcune tariffe legate ai servizi marittimi.

Per Teheran il modello turco rappresenta un precedente utile: uno Stato che controlla uno stretto strategico può utilizzare sicurezza, gestione tecnica e tutela ambientale come strumenti per monetizzare il transito internazionale.

Hormuz può davvero diventare uno stretto a pagamento?

Qui emerge il principale nodo giuridico e politico. A differenza di Suez o Panama, Hormuz non è un canale artificiale costruito da uno Stato, ma una via d’acqua naturale condivisa tra Iran e Oman.

Storicamente le navi hanno sempre avuto diritto di passaggio libero senza pagamento di pedaggi. Proprio per questo l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha già espresso forti dubbi sulla legittimità di eventuali tariffe obbligatorie imposte unilateralmente dall’Iran.

Il segretario generale dell’IMO, Arsenio Dominguez, ha definito incompatibile con il diritto internazionale qualsiasi introduzione di pedaggi che limiti la libertà di navigazione.

Le accuse di “racket della protezione” nello Stretto di Hormuz

Secondo alcune ricostruzioni riportate da think tank occidentali, negli ultimi mesi alcune compagnie asiatiche e operatori minori avrebbero già pagato somme informali all’Iran per ottenere maggiore sicurezza durante il passaggio nello stretto.

L’Institute for the Study of War ha definito questo sistema una sorta di “protection racket”, cioè un meccanismo di protezione semi-informale in cambio della garanzia di non subire attacchi o rallentamenti.

Teheran respinge queste interpretazioni, sostenendo invece la necessità di creare una struttura ufficiale per la sicurezza della navigazione nel Golfo Persico.

La Persian Gulf Strait Authority e il tentativo iraniano di controllare Hormuz

Durante l’ultimo conflitto regionale, l’Iran ha annunciato la creazione della Persian Gulf Strait Authority, organismo che nelle intenzioni di Teheran dovrebbe gestire autorizzazioni e sicurezza del traffico navale nello stretto.

Secondo l’agenzia iraniana Fars, il nuovo assetto potrebbe essere coordinato con l’Oman e includere future “tasse di servizio”. Tuttavia restano aperti numerosi interrogativi pratici:

  • chi riscuoterebbe i pagamenti
  • chi farebbe rispettare il sistema
  • quali Paesi riconoscerebbero l’autorità iraniana
  • come reagirebbero Stati Uniti e monarchie del Golfo.

I rischi per petrolio, shipping e commercio internazionale

L’eventuale introduzione di tariffe o restrizioni a Hormuz avrebbe effetti immediati sui mercati energetici e sul trasporto marittimo globale.

Gli armatori dovrebbero affrontare: premi assicurativi più elevati, costi aggiuntivi di transito, aumento dei rischi geopolitici, possibili ritardi nelle spedizioni. Anche senza una chiusura dello stretto, il solo aumento dell’incertezza potrebbe incidere sui prezzi del petrolio e sui costi logistici internazionali.

Secondo diversi analisti del settore shipping, il ritorno alla normalità sarà graduale e dipenderà soprattutto dall’esito dei negoziati tra Iran e Stati Uniti.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante per il commercio mondiale

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali colli di bottiglia del commercio globale. Attraverso questo passaggio transitano ogni giorno enormi quantità di petrolio, gas naturale liquefatto e merci dirette verso Asia, Europa e mercati occidentali.

La sua importanza strategica deriva dalla posizione geografica: collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano ed è essenziale per le esportazioni energetiche di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Iraq e dello stesso Iran.

Qualsiasi modifica alle regole di transito rischia quindi di avere conseguenze immediate sui prezzi dell’energia, sui costi assicurativi marittimi e sulle catene logistiche globali.

Perché il controllo degli stretti sta diventando una leva geopolitica

Il caso di Hormuz conferma una tendenza sempre più evidente nello scenario internazionale: gli Stati che controllano stretti, porti e corridoi logistici stanno trasformando la geografia in uno strumento di potere economico e strategico.

La Turchia con Bosforo e Dardanelli, l’Egitto con Suez e ora l’Iran con Hormuz mostrano come le infrastrutture marittime siano diventate centrali nella competizione geopolitica globale.

In un mondo segnato da conflitti regionali, tensioni energetiche e frammentazione commerciale, il controllo dei passaggi obbligati del commercio mondiale vale sempre di più.

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