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Caso-Lyhanna, il governo francese chiede di riesaminare 70mila casi

Agenti di polizia ispezionano i veicoli alla ricerca di prove nel caso della scomparsa dell'undicenne Lyhanna, a Fleurance, nel sud-ovest della Francia, il 5 giugno 2026
Agenti di polizia ispezionano i veicoli alla ricerca di prove nel caso della scomparsa dell'undicenne Lyhanna, a Fleurance, nel sud-ovest della Francia, il 5 giugno 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di James Thomas & Estelle Nilsson-Julien
Pubblicato il
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L'omicidio di una bimba di 11 anni in Francia ha scatenato un'ondata di ingidnazione contro il sistema giudiziario e spinto il ministro della Giustizia a ordinare una revisione gigantesca dei casi di abusi su minorenni. Ma gli esperti appaiono divisi sulla fattibilità del piano

Il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin ha ordinato alle procure di riesaminare entro il 14 luglio circa 70mila procedimenti pendenti per abusi sessuali su minorenni, sullo sfondo delle forti polemiche per la gestione giudiziaria del recente omicidio di una bimba di 11 anni.

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Ai magistrati chiesto di fatto di riesaminare duemila fascicoli al giorno

La piccola identificata dai media come Lyhanna, è scomparsa il 29 maggio nel sud‑ovest della Francia ed è stata ritrovata morta sei giorni dopo. Mentre si generava un'ondata di commozione della nazione intera, è emerso che le autorità non avevano trattato adeguatamente la situazione del suo presunto assassino, Jérôme Barella, nonostante precedenti accuse di aggressioni sessuali su minorenni.

Darmanin ha annunciato il suo piano l'8 giugno, precisando che "nessun alto magistrato andrà in vacanza", e nemmeno lui, finché non avrà incontrato "tutti i procuratori generali" per fare il punto su una situazione che ha scosso l'opinione pubblica. Ha fissato al 14 luglio la scadenza, lasciando alle procure poco più di cinque settimane per raggiungere l'obiettivo.

In concreto, il tetto fissato a 70mila dossier significa riesaminare in media circa 14mila fascicoli a settimana, cioè più di duemila per ciascun giorno lavorativo. La fattibilità di questo piano ambizioso è stata posta in dubbio alla luce della condizione attuale della giustizia francese, notoriamente lenta e che può contare su un totale tra i più bassi di magistrati in Europa, secondo i dati del Consiglio d'Europa.

Per il governo francese il piano è realizzabile

Per il governo francese non ci sono però dubbi: il piano "70mila fascicoli in cinque settimane" è considerato attuabile. Un portavoce del ministero della Giustizia, Sacha Straub‑Kahn, ha spiegato che l'obiettivo è raggiungibile perché, in teoria, gli inquirenti hanno già aperto questi fascicoli e ora devono solo riesaminarli. "L'obiettivo del riesame non è 'scoprire' questi fascicoli, poiché si tratta di procedimenti già trattati dai tribunali, dalle procure e dagli investigatori", ha spiegato.

Il ministero della Giustizia punta a ottenere uno sguardo d'insieme dei procedimenti e dei loro elementi principali, a individuare dove in Francia sono trattati e quanti sono attualmente presso ciascuna corte d'appello.

Poliziotti francesi sorvegliano un silos agricolo durante le ricerche della piccola Lyhanna, uccisa a Puycasquier, nel sud‑ovest della Francia
Poliziotti francesi sorvegliano un silos agricolo durante le ricerche della piccola Lyhanna, uccisa a Puycasquier, nel sud‑ovest della Francia AP Photo

"L'altro obiettivo è creare una sotto‑priorità e dare precedenza ai procedimenti che riguardano minorenni che, in questo arco di tempo, sono ancora tali", ha aggiunto Straub‑Kahn. "Quando hai 45 anni, oggettivamente, anche se i reati sono gravi e saranno perseguiti, il livello di protezione che ci si aspetta dalla giustizia non è lo stesso che per un bambino di 12 anni, che ha ancora 12 anni e ha sporto denuncia".

Una grande incognita che pesa su questo riesame di massa riguarda l'eventuale sblocco di risorse aggiuntive per aiutare le procure a vagliare questa mole di fascicoli. Per ora, però, sembra che tali risorse non arriveranno: Straub‑Kahn ha precisato che, in questa fase, non sarà creata alcuna task force ad hoc per affiancare la magistratura nel riesame.

"Questo rientra innanzitutto nelle competenze dei procuratori della Repubblica, dei procuratori generali e dei loro team, compresi i sostituti procuratori", ha spiegato. "Sappiamo bene che ciò si aggiunge ad altri compiti, ma ancora una volta la questione è quali priorità ci diamo. Dopo il 14 luglio, potremo sempre discutere a livello locale di quali risorse supplementari, personale compreso, ci sia bisogno per trattare questi procedimenti", ha aggiunto Straub‑Kahn.

"Una mossa mediatica"

Ben diverso il giudizio di avvocati e sindacati di categoria, molti dei quali hanno stroncato il piano di Darmanin. Ségolène Marquet, segretaria permanente del Sindacato della magistratura ed ex giudice minorile, ha dichiarato di temere che la rapidità del riesame possa portare a errori.

"Mi sembra davvero una mossa mediatica che non porterà a una migliore gestione dei casi e rischia anzi di avere un effetto perverso", ha affermato. "Quando trattiamo troppo in fretta procedimenti per violenze sessuali, c'è il rischio che vengano archiviati senza ulteriori indagini, soluzione più rapida rispetto a un'inchiesta approfondita".

Marquet ha inoltre sottolineato poi che, nelle cinque settimane necessarie per il riesame, in procura arriveranno anche nuove denunce, molte delle quali potrebbero essere ancora più urgenti dei fascicoli pendenti oggetto dello studio: "Questo riesame riguarda solo i 70mila procedimenti registrati presso i tribunali, ma non sappiamo quante denunce siano in attesa nelle stazioni di polizia e di cui le procure non sono ancora a conoscenza", ha aggiunto.

Anche gli avvocati hanno espresso preoccupazione per la fattibilità del piano, con posizioni che vanno da un cauto ottimismo a un netto scetticismo.

La scuola media frequentata dall'undicenne Lyhanna, a Fleurance, nel sud‑ovest della Francia
La scuola media frequentata dall'undicenne Lyhanna, a Fleurance, nel sud‑ovest della Francia AP Photo

Jérome Navy, avvocato parigino specializzato in diritto penale, commerciale e della proprietà intellettuale, ha definito il riesame "ambizioso ma realizzabile", sottolineando che richiede "risorse umane e finanziarie supplementari" e che la priorità ai casi che coinvolgono minori potrebbe "andare a scapito di altri tipi di procedimenti".

"Questo riesame non dovrebbe incidere in modo significativo sul numero di processi o di condanne", ha proseguito. "I giudici istruttori e i tribunali continueranno a essere sovraccarichi, a meno che non vi sia una profonda riforma della procedura penale e/o un aumento consistente del bilancio della giustizia".

L'ipotesi di una procura specializzata, sulla base del modello spagnolo

La penalista Gwendoline Tenier si è detta "molto preoccupata" che il riesame venga condotto in fretta e che, nel tentativo di smaltire l'arretrato il più rapidamente possibile, vengano trascurati fascicoli che normalmente richiederebbero un esame accurato. "Abbiamo a che fare con situazioni estremamente gravi, in cui i minorenni sono stati o devono essere ascoltati e in cui vanno prese decisioni sulla necessità di disporre perizie sia psicologiche sia medico‑legali", ha spiegato.

Tenier ha aggiunto di ritenere necessario un riesame del modo in cui vengono trattati i casi di abusi sui minori, ricordando però che sia giudici sia avvocati chiedono da anni un intervento in questo senso: "Diversi responsabili politici hanno proposto l'istituzione di una procura specializzata, come è avvenuto in Spagna", ha affermato, riferendosi alle unità di pubblici ministeri per i minori e ai dispositivi in materia di violenza domestica che in Spagna centralizzano la tutela dei minori.

"Considerate le sfide sociali che il Paese deve affrontare e il fatto che anche noi fronteggiamo il problema della violenza domestica, questa proposta ha una sua logica", ha concluso Tenier. "Ma è ben diverso dal risolvere la situazione di 70mila procedimenti in poche settimane".

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