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Russia, migliaia di libri a rischio nelle biblioteche a causa delle leggi sugli “agenti stranieri”

Fiera del libro a San Pietroburgo, 2025
Fiera del libro a San Pietroburgo, nel 2025 Diritti d'autore  AP Photo/Dmitri Lovetsky
Diritti d'autore AP Photo/Dmitri Lovetsky
Di Irina Sheludkova
Pubblicato il
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Alcune biblioteche comunali dovranno ritirare fino al 70% dei libri per rispettare le leggi sugli “agenti stranieri” e sulle “organizzazioni indesiderabili”

Le biblioteche russe si preparano ad affrontare una drastica riduzione dei propri cataloghi a causa dell’applicazione delle normative sugli “agenti stranieri” e sulle “organizzazioni indesiderate”.

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Secondo un rapporto elaborato dal ministero per lo Sviluppo digitale insieme a editori e operatori del settore librario, le biblioteche pubbliche e scientifiche potrebbero essere costrette a rimuovere fino al 15% dei loro fondi, mentre in alcune biblioteche comunali la quota potrebbe arrivare addirittura al 70%.

Il documento, visionato dalla testata economica RBK, evidenzia come le restrizioni possano colpire un numero molto elevato di opereconsiderate parte integrante del patrimonio culturale, scientifico e divulgativo del Paese. Gli autori del rapporto sottolineano che molti dei libri interessati non contengono contenuti ritenuti estremisti o sovversivi, ma rischiano comunque di essere ritirati dagli scaffali.

Tra le opere coinvolte figurano non solo testi contemporanei, ma anche classici della letteratura e pubblicazioni scientifiche. Le limitazioni riguardano inoltre libri nei quali persone successivamente inserite nell’elenco degli “agenti stranieri” hanno collaborato come traduttori, illustratori o autori di prefazioni. Secondo il rapporto, molte di queste opere sono state realizzate anni prima che tali soggetti venissero classificati dalle autorità come agenti stranieri.

Per evitare rimozioni indiscriminate, gli estensori del documento propongono la creazione di un consiglio di esperti composto da rappresentanti delle istituzioni e del mondo editoriale. L’obiettivo sarebbe quello di valutare caso per caso le opere coinvolte e scongiurare il ritiro di libri privi di contenuti politici o propagandistici.

Secondo quanto riportato dall’edizione russa di Forbes, il rapporto suggerisce anche di escludere dalle misure restrittive le pubblicazioni scientifiche e i manuali che contengono riferimenti a materiali prodotti da organizzazioni considerate indesiderate, qualora tali riferimenti abbiano finalità esclusivamente accademiche o divulgative.

L’inasprimento delle restrizioni si inserisce nel più ampio contesto delle politiche adottate dal Cremlino dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Negli ultimi anni, l’elenco degli “agenti stranieri” e delle “organizzazioni indesiderate” gestito dal ministero della Giustizia si è ampliato in modo significativo e comprende oggi oltre 1.200 persone e organizzazioni.

La definizione di “agente straniero” è stata introdotta in Russia nel 2012, in seguito alle proteste contro il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza. Da allora la normativa è stata progressivamente estesa attraverso numerosi emendamenti, ampliando il numero di soggetti e attività sottoposti a controlli e limitazioni.

Parallelamente, la lista delle organizzazioni indesiderate si è allargata fino a includere importanti università, centri di ricerca, organizzazioni per i diritti umani e numerosi media internazionali.

Le difficoltà del settore librario non si limitano però alle nuove restrizioni legislative. Il mercato russo del libro sta attraversando una fase particolarmente critica: le vendite di libri nelle librerie fisiche hanno registrato un calo record del 18,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo l’Unione russa del libro, molte attività commerciali operano ormai in perdita, poiché gli incassi non riescono a compensare l’aumento dei costi.

Gli operatori del settore individuano tra le principali criticità il rincaro delle spese di produzione, distribuzione e promozione dei libri, il calo del potere d’acquisto dei consumatori, le nuove restrizioni normative e la crisi demografica. Nel frattempo, i marketplace online continuano a guadagnare terreno: nel 2025 hanno rappresentato il 57% delle vendite complessive di libri cartacei, mentre la quota delle librerie tradizionali è scesa al 34%.

A testimoniare le difficoltà del comparto, anche una delle librerie più storiche e conosciute del Paese, la Biblio-Globus di Mosca, che alla fine dello scorso anno ha registrato una contrazione del fatturato del 21,8% rispetto all’anno precedente.

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