Vent'anni fa scelse l'indipendenza con un referendum, oggi il Montenegro potrebbe essere il prossimo Stato ad entrare nell'Unione europea ma deve completare le riforme democratiche ed economiche necessarie
Il Montenegro celebra questa settimana i vent'anni d'’indipendenza. Il 21 maggio 2006, infatti, un referendum popolare ha sciolto l'Unione di Serbia e Montenegro, entità statale nata a sua volta nel 2003 sulle ceneri della Repubblica Federale di Jugoslavia. Concerti e varie manifestazioni sono previste nella capitale Podgorica e in altre città del Paese.
La separazione dallo Stato comune è stata una scelta lacerante, dato che il Montenegro ha legami storicamente stretti con la Serbia e che circa un terzo dei montenegrini si considera serbo.
Montenegro e Serbia condividono la religione cristiano-ortodossa, parlano lingue molto simili e vantano alleanze secolari. Ma nel 2006, dopo un decennio di guerre e i bombardamenti della NATO del 1999 per fermare il conflitto in Kosovo, il 55,5% della popolazione scelse l’indipendenza seguendo lo storico leader montenegrino Milo Djukanovic, colui che ha portato il Paese nella NATO e lo ha allontanato da un altro alleato slavo storico, la Russia.
28 by 28, ovvero entrare nell'Unione Europea entro il 2028
Oggi il presidente del Paese Jakov Milatović dichiara che la piena integrazione nell’UE è il prossimo traguardo del Paese: "Vent'anni fa i cittadini del Montenegro hanno preso nelle proprie mani il potere decisionale e questo è alla base del nostro sviluppo".
"Il passo avanti più importante è avvenuto probabilmente quando il Paese è entrato a far parte della NATO nel 2017", ha aggiunto il pesidente. "Per un piccolo Paese come il Montenegro essere nella NATO è molto importante, perché l’Alleanza rappresenta una garanzia di sicurezza per la nostra indipendenza e la nostra sovranità statale».
Milatović si è detto certo che il Paese, che conta 623mila abitanti, riuscirà a centrare l’ambizioso obiettivo di diventare nel 2028 il prossimo membro dell’Unione europea, oggi a 27 Stati.
Lo slogan 28 by 28 è stato persino dipinto su uno degli aerei della compagnia aerea nazionale. "Possiamo riuscirci", ha detto Milatović dal suo ufficio presidenziale a Podgorica, la capitale. "Sono ottimista".
Adesione all’UE a portata di mano, ma sono necessarie riforme
Il Montenegro è considerato il Paese più avanti nel percorso di adesione tra i sei Stati dei Balcani occidentali, che si trovano in fasi diverse del processo. Anche altri Paesi, tra cui l’Ucraina, sperano un giorno di entrare nell’Unione.
L’UE ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di redigere il trattato di adesione del Montenegro, un segnale che l’ingresso nell’Unione è vicino. Milatović ha sottolineato che in Montenegro il sostegno all’UE è molto alto, intorno all’80%.
Ma il Paese deve ancora completare le riforme democratiche ed economiche e, ha aggiunto, la rapidità con cui lo farà "dipende ormai interamente dal Montenegro". Vent’anni fa il consenso sul tema era molto minore.
Da quando nel 2010 è diventato Paese candidato, il Montenegro deve ancora affrontare numerose sfide sulla strada verso l’UE. Una priorità chiave riguarda il rafforzamento delle istituzioni statali.
"Quello che è mancato negli ultimi 14 anni dobbiamo farlo in soli sei mesi", ha spiegato. "È davvero impegnativo, ma il processo va avanti", afferma l’ex ministra per l’Integrazione europea Jovana Marović.
Per i cittadini del Montenegro le priorità principali sono l’economia e il tenore di vita. Oltre alle riforme democratiche, il Paese ha adottato l’euro come moneta, ma l’economia resta piccola e fortemente dipendente dal turismo.
I rappresentanti dell’UE dovrebbero ribadire questo messaggio a inizio giugno, in una riunione a Tivat, cittadina costiera del Montenegro, con i leader dei Paesi candidati dei Balcani occidentali. Gli altri Stati sono Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Serbia e Kosovo.