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Sanchez difende Yamal dopo le critiche di Israele per la bandiera palestinese: "Siamo orgogliosi"

FILE - Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez arriva a un vertice dell'UE a Bruxelles, 21 marzo 2024.
FILE - Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez arriva a un vertice dell'UE a Bruxelles, 21 marzo 2024. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Christina Thykjaer
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La polemica sul campione del Barcellona trascende l'ambito sportivo e si inserisce nel deterioramento delle relazioni tra Spagna e Israele, segnato dal riconoscimento della Palestina e dall'irrigidimento del governo Sánchez

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha preso le difese del calciatore Lamine Yamal in seguito alle polemiche suscitate dalla bandiera palestinese che il giocatore ha esposto durante i festeggiamenti per lo scudetto del Barcellona nelle strade della città catalana.

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"Coloro che ritengono che sventolare la bandiera di uno Stato sia 'incitare all'odio' hanno perso la testa o sono stati accecati dalla loro stessa ignominia", ha detto Sánchez in un messaggio pubblicato su X. "Lamine ha solo espresso la solidarietà per la Palestina che milioni di spagnoli provano. Un altro motivo per essere orgogliosi di lui", ha aggiunto.

La polemica è scoppiata dopo che il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha accusato il giovane attaccante di "incitare all'odio" per aver esposto la bandiera palestinese durante il raduno dei campioni.

Il gesto di Yamal è stato ampiamente riportato sui social media e ha riaperto il dibattito sul ruolo degli atleti nelle questioni politiche e internazionali. Mentre settori vicini al governo israeliano hanno chiesto una condanna pubblica del club catalano, in Palestina l'immagine del giocatore è stata accolta con espressioni di sostegno.

Dal Barcellona non è arrivata alcuna presa di posizione netta. Il tecnico tedesco Hansi Flick ha evitato di entrare nella polemica, pur sottolineando di preferire che i calciatori restino concentrati sull’aspetto sportivo.

La crisi diplomatica che trascende la politica

L'episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione diplomatica tra Spagna e Israele, dove ogni gesto legato alla Palestina assume una dimensione politica.

La Spagna è stata uno dei primi grandi Paesi europei a riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese nel 2024, insieme a Irlanda e Norvegia, decisione che ha provocato una forte protesta diplomatica da parte di Israele.

All'epoca Sánchez insistette sul fatto che il riconoscimento della Palestina non significava prendere una posizione "contro Israele", anche se ciò fu interpretato da Tel Aviv come una svolta ostile nella politica estera spagnola.

Negli ultimi mesi, il governo spagnolo ha inasprito ulteriormente i toni. Sánchez è arrivato a chiedere pubblicamente all'Ue di sospendere l'accordo di partenariato con Israele e ha accusato Bruxelles di applicare "due pesi e due misure" sanzionando la Russia ed evitando di adottare misure simili contro il governo israeliano per la guerra a Gaza.

Questo clima politico ha finito per riversarsi anche nella sfera culturale e televisiva. Alla fine del 2025, Rtve ha confermato che la Spagna non avrebbe partecipato all'Eurovision 2026 se Israele avesse continuato a far parte del concorso. Infine, in seguito alla decisione dell'Unione Europea di Radiodiffusione di mantenere Israele nel concorso, la Spagna ha ufficialmente abbandonato il festival e ha deciso di non trasmettere né le semifinali né la finale da Vienna.

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