Emmanuel Macron e Keir Starmer spingono per una riapertura incondizionata e definitiva dello Stretto di Hormuz durante il vertice di Parigi, accogliendo la tregua tra Iran e Stati Uniti e chiedendo un ritorno ai negoziati per garantire un accordo duraturo e la stabilità dei mercati energetici
"Chiediamo la piena riapertura, immediata e incondizionata, di tutte le rotte nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron al termine della conferenza stampa all’Eliseo sulla navigazione nello Stretto. Macron ha inoltre sottolineato la necessità di tornare alle condizioni di libero passaggio precedenti alla guerra, senza pedaggi o restrizioni al traffico marittimo.
"Accogliamo con favore il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti e l’annuncio della riapertura deciso da Teheran come conseguenza della tregua anche in Libano", ha aggiunto, ringraziando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz per la loro presenza.
Una coalizione composta da oltre 40 paesi si è riunita venerdì a Parigi per preparare una missione volta alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito l’incontro "molto produttivo", sottolineando che la piena apertura dello Stretto è necessaria per mantenere "prezzi bassi ed evitare ulteriori danni".
“Durante il vertice c’è stata coesione e unità. Auspichiamo un ritorno ai negoziati e un accordo durevole, oltre alla riapertura dello stretto. Accogliamo positivamente l’annuncio fatto nel corso della riunione, ma è necessario assicurarsi che l’intesa sia solida e sostenibile”, ha aggiunto il premier.
La missione dovrebbe includere navi militari, intelligence, operazioni di sminamento e capacità radar. Alcuni Paesi europei hanno già inviato navi nella regione, come ha confermato Euronews.
I leader europei sono in fibrillazione da quando, il 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi aerei contro l'Iran. In risposta, Teheran ha chiuso lo Stretto, creando scompiglio nell'economia globale.
La chiusura dello Stretto è destinata a provocare ancora più danni economici se i negoziati per una tregua dovessero fallire.
Sono in corso colloqui indiretti per estendere l'attuale cessate il fuoco, con un certo ottimismo sulla possibilità di andare oltre la scadenza del 22 aprile.
La Casa Bianca "è fiduciosa sulle prospettive di un accordo", ha dichiarato mercoledì ai giornalisti a Washington la portavoce Karoline Leavitt.
Un mandato "strettamente difensivo"
La Nato e di altri membri della coalizione hanno lavorato al piano nelle ultime settimane. I leader che guidano l'iniziativa sono determinati a mantenere un mandato "strettamente difensivo" e non intendono entrare in un conflitto aperto e costoso.
I Paesi Bassi hanno inviato fregate e personale militare in vista dell'avvio di una futura operazione.
"L'obiettivo è quello di andare oltre la pianificazione e di posizionare le navi nella regione per essere pronti ad agire quando il conflitto si attenuerà", ha dichiarato una fonte della Nato a Euronews.
"Ma si tratterà di un'operazione difensiva, con navi, sensori, radar e navi da sminamento", ha aggiunto la fonte.
L'incontro di Parigi si svolgerà in un formato ibrido e sarà co-presieduto dal presidente francese Emmanuel Macron, dalla premier Giorgia Meloni, dall primo ministro britannico Keir Starmer e dal cancelliere tedesco Frederich Merz.
Il cancelliere Merz ha dichiarato giovedì che l'eventuale partecipazione tedesca a una missione per la sicurezza dello stretto potrebbe avvenire solo dopo "almeno un cessate il fuoco provvisorio" e l'approvazione del governo di Berlino e del Parlamento.
I Paesi della Nato sono stati inizialmente irremovibili nel sostenere che la guerra non era di loro competenza perché non erano stati consultati in anticipo. Ma sono stati spinti a presentare un piano per riaprire lo Stretto dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un ultimatum agli alleati della Nato affinché ne avessero uno "entro pochi giorni".
Trump ha chiarito la sua posizione al Segretario Generale della Nato Mark Rutte durante il suo viaggio ufficiale a Washington la scorsa settimana.
"C'era una reale frustrazione da parte di Trump, ed è stato chiarito che dovevamo entrare in azione", ha detto una fonte della Nato a Euronews.
Un mandato dell'Onu per la missione a Hormuz è improbabile
I trasporti internazionali e i prezzi globali del petrolio e del gas sono aumentati drasticamente dopo il blocco. Circa il 20 per cento del petrolio mondiale viene trasportato attraverso lo Stretto.
Tuttavia, l'Iran ha permesso il trasporto del proprio petrolio e ha mantenuto il passaggio aperto per alcuni dei suoi alleati, Cina e Turchia.
Lunedì Trump ha imposto un blocco statunitense del traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani.
La mossa è volta a fare pressione su alcuni alleati dell'Iran per convincere quest'ultimo a rimuovere il blocco. Inoltre, intende ostacolare la capacità di Teheran di trarre profitto dalle esportazioni di petrolio.
Il mandato complessivo della missione non è ancora chiaro, ma è improbabile che sia autorizzata dalla Nato, poiché la coalizione insiste che le operazioni non includano gli Stati Uniti, un alleato chiave della Nato, ma anche una parte del conflitto.
"La coalizione vuole assicurarsi che questa missione non sia associata alle parti in guerra, in questo caso Stati Uniti e Israele", ha dichiarato a Euronews una persona a conoscenza dei preparativi.
Macron ha dichiarato che la "missione strettamente difensiva" sarà "separata dalle parti in conflitto", in un post su X.
Si è parlato di un mandato dell'Onu o di un ampliamento del mandato Aspides dell'Ue, ma una decisione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per una simile operazione sarebbe molto difficile da ottenere.
Nonostante l'elevato numero di Paesi disposti a impegnare risorse, secondo gli esperti esistono molti rischi per un'operazione di tale complessità.
"C'è sempre la possibilità di essere trascinati in un conflitto più ampio", ha dichiarato a Euronews Ed Arnold, ricercatore senior sulla sicurezza europea presso il Royal United Services Institute (Rusi).
"Se non si è pronti a partecipare alla guerra, allora forse non si farà la prima parte, perché gli iraniani sapranno che gli europei sono una forza di deterrenza", ha detto Arnold.